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Scrivere su iPad, alla ricerca dell’app perfetta: la recensione di iA Writer (4)

Questo articolo è parte di una serie preceduta da altre tre recensioni

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Chi scrive ha conosciuto Oliver Reichenstein, il titolare dello studio di grafica, comunicazione e software house Information Architects, a ottobre del 2011, durante un evento sulla grafica che si teneva a Milano. Oliver è svizzero, anche se di origini italiane (ha una nonna veneta) e parla un divertente mix di inglese, tedesco e italiano. Come succede molto spesso in questo lavoro, della nostra chiacchierata non se ne fece poi più niente (nessuna intervista pubblicata, per quella volta) ma ripescare dagli archivi quegli appunti è utile perché fa anche capire quanto fosse diverso il panorama degli strumenti di scrittura per iOS all’epoca. È anche causa di una buffa situazione, perché in quel momento lo strumento principe per chi scriveva in mobilia era il MacBook Air 11 pollici che Reichenstein giudicava troppo piccolo, abbinato a Scrivener per tutti uno strumento minimalista ma che sempre Reichenstein giudicava barocco e sovraccarico di funzioni

Introduzione
La vera stranezza però è un’altra. Come mai il titolare di una piccola, raffinata boutique per la progettazione di giornali (iA ha realizzato i siti Freie e Zeit Online, tra i più grandi giornali in lingua tedesca in rete) con uffici a Zurigo, Tokyo e Berlino, anziché progettare un rivoluzionario software per visualizzare i magazine sull’iPad ha invece creato uno strumento di scrittura? Oliver ci aveva dato indirettamente la risposta spiegando i differenti livelli del design dell’era moderna e il suo approccio in questo campo.
«Non facciamo architetture ma abbiamo un approccio per contenuti e modelli, basato sull’offerta dei contenuti e le aspettative mentali degli utenti. Cerchiamo di trovare il modo di andare oltre le aspettative delle persone. Il nostro lavoro è ridurre all’essenziale quel che l’utente vuole e poi aggiungere qualcosa in più di nuovo. Alla base c’è l’Interface Design, che progetta l’interfaccia, sopra al quale c’è l’Interaction Desing, che progetta il modo di interagire e secondo noi deve fare in modo di ridurre al minimo tutte le interazioni per raggiungere il massimo dei risultati. Sopra ancora c’è il livello che in inglese viene chiamato Typography: che da un lato deve ottimizzare l’esperienza di lettura (ma sulle app siamo ancora molto indietro) e dall’altro deve sapersi muovere in un medium che è fatto di apparecchi sempre diversi. Sempre più device vuol dire schermi diversi, modalità di uso e di interazione diversi, quindi studio diverso. Infine, ultimi due livelli. Il quarto è la prototipazione dell’interfaccia (il che vuol dire che bisogna saper programmare, non solo progettare) e il quinto è l’ottimizzazione basata sull’interazione con i clienti che lo usano. La gente ha un sacco di suggerimenti, ma di solito non sono buoni. Invece, fanno capire dove c’è un problema, poi non bisogna fare quel che vuole la gente ma risolvere noi stessi il problema. È molto differente».

Caratteristiche di base
Se si entra nel tempio del minimalismo – non c’è altro modo per definire iA Writer nelle sue tre manifestazioni su iPad, su iPhone/iPod touch e su Mac – ci vuole rispetto e un minimo di attenzione. Tutto è talmente semplice da svuotare quasi completamente il significato di un word processor. Chi scrive usa da decenni editor minimalisti, tra tutti TextEdit (e poi Scrivener per i progetti più strutturati), ma non a caso è in imbarazzo su iPad perché non c’è un equivalente di TextEdit. Note, il software per prendere appunti di iOS che da poco ha un equivalente su Mac, non a caso non sincronizza via iCloud con TextEdit. La domanda è se IA Writer può avere questa funzione.

Le caratteristiche di questa videoscrittura su iPad sono semplici: si possono aprire e salvare documenti in locale o su iCloud e Dropbox, si scrive in un ambiente in cui non si può scegliere il font (che è un monospazio) o dare elementi aggiuntivi per arricchire la formattazione del testo (come grassetti, corsivi e sottolineati) e si utilizza invece la possibilità di scrivere in Markdown, linguaggio creato da John Gruber e facilmente convertibile in HTML, tenendo sotto controllo solo il numero di parole e di caratteri scritti e attivando una modalità “focus” che permette di visualizzare solo un paragrafo alla volta. I documenti vengono salvati in formato MD (che è il formato nativo dei documenti Markdown) e possono essere esportati in HTML o in RTF.

Interfaccia
Abbiamo già detto che è minimal? Ma veramente minimal. Lo scopo infatti è quello di togliere tutte le distrazioni e far concentrare chi scrive sull’unica cosa importante: la scrittura. Questo è uno dei due motivi per cui c’è un unico font monospaziato e monodimensione (l’altro è trovarne uno gradevole all’occhio sugli schermi dei dispositivi tablet) che all’inizio era giudicato troppo grande e che adesso ha una dimensione pressoché perfetta. Il motivo è che non bisogna perdere tempo scegliendo font, guardando i settaggi, perdendosi in quelle mille cose che fanno procrastinare e tengono lontani dagli obiettivi.

La parte di interfaccia che si occupa di gestire il rapporto con i “contenitori” è molto semplice. Un raccoglitore in alto a sinistra mostra le possibili scelte. Si può collegare iA Writer a Dropbox e dopodiché si naviga a piacere la gerarchia delle cartelle del nostro spazio, oppure si può collegare iA Writer a iCloud, cosa che genera uno spazio con salvataggi automatici condiviso tra tutte le copie di iA Writer sui diversi apparecchi. Infine, si possono vedere i documenti aperti di recente (un piccolo tocco di classe per chi avesse roba sparpagliata su decine di cartelle annidate in fondo a Dropbox) e quelli gettati nel cestino. Segue il pannello delle esportazioni (il classico quadrato con la freccia verso destra) che permette di mandare via email, copiare come testo piano, formattato, trovare il link per una copia da condividere (su Dropbox) o un documento HTML, fare un’anteprima del rendering HTML, stampare o “Aprire con”, che passa alla quasi totalità dei servizi di scrittura installati sull’iPad, incluso anche GoodReader e l’app di Dropbox, oltre a Pages di Apple.

Al centro c’è il titolo del documento, modificabile con un semplice tap (e compare in maniera singolare l’estensione .txt) mentre a destra ci sono il il conteggio di parole e caratteri e il pulsante (che ricorda l’iride dell’otturatore di una fotocamera) per entrare o uscire dalla modalità “focus”. Ultima cosa interessante: iA Writer è stato il primo a introdurre – a quanto ci risulta – la striscia aggiuntiva per la tastiera virtuale dell’iPad, che nella versione italiana include due tasti per spostare il cursore in avanti e indietro di una parola, un tasto per accentare con acuta (e un altro per la grave) qualsiasi vocale, un tasto per trattino lungo, un tast per apostrofo, un tasto per virgolette e uno per parentesi aperte-chiuse, una coppia di tasti per spostare il cursore di una lettera alla volta.
Manca, ed è l’unica cosa che servirebbe aggiungere, una funziona “cerca & sostituisci”, presente invece in altri software analoghi. La versione per Mac ovviamente ne è dotata, sia nella modalità a finestre che in quella a tutto schermo.

Usabilità
Facilissimo o complicato? Usare iA Writer è comunque una esperienza che ti cambia. L’abbiamo utilizzato primariamente per prendere appunti, visto le superiori capacità di editing via tastiera del programma, cosa mentre si scrive per prendere appunti è fondamentale, pena non riuscire più a posteriori a capire niente degli appunti stessi. La striscia aggiuntiva di tasti virtuali permette di fare miracoli nel “maquillage” di un testo e permette di farlo molto velocemente senza dover vagare con la punta del dito per ritrovare lo spazio “giusto” dove intervenire sotto la lente di ingrandimento. Molto apprezzato.

Utilizzato con la tastiera fisica iA Writer comincia però a dare il meglio sia nel formato di iPad tradizionale che in quello mini, perché ha dalla sua lo sfondo grigio che non offende l’occhio e un rientro ai lati del testo (che non può essere cambiato) praticamente perfetto. La scelta del font ha del miracoloso: difficile immaginare si potesse lavorare così facilmente e con così poca fatica per la vista.

Il sistema di salvataggio automatico nel corso del nostro utilizzo, sia su iCloud che su Dropbox, non ha mai perso un colpo. Su Mac iA Writer è ugualmente efficiente, con l’aggiunta che su Mac c’è, oltre alla modalità “focus” anche l’opzione a tutto schermo (che poi Apple ha introdotto come funzionalità per tutte le applicazioni del sistema operativo, a testimoniare la bontà di questa scelta strategica) e comunque una finestra con barra di controllo in alto che scompare sino a che non si va a muovere il mouse sopra, creando un piacevolissimo effetto “foglio di carta” nel pieno della scrivania. Un effetto costruito però con la negazione dello scheumorfismo.

Conclusioni
Sembra impossibile che con così poco quelli di iA Writer siano riusciti a fare così tanto. Reichenstein in questo si è superato e i risultati non sono mancati. L’app ha superato i 400mila download, il suo lavoro ha ispirato decine di concorrenti e successori. Se qualcuno dovesse un domani scrivere la storia degli editor di testo, iA Writer meriterebbe quantomeno il titolo di un capitolo. A noi è piaciuto molto, soprattutto dopo la riduzione di prezzo che l’ha portato nel recinto di noialtri “comuni mortali” delle app: pochi centesimi di soddisfazione, rispetto ai tre o quattro euro di costo degli esordi.

La filosofia di fondo, sotto al minimalismo è quella che colpisce di più. iA Writer prende tantissime decisioni al posto dello scrittore, lasciando in cambio lo spazio a quest’ultimo per concentrarsi solo sul lavoro. A molti può non piacere. In realtà, le decisioni implicitamente vengono sempre prese (alcuni autori di app decidono che sia l’utilizzatore a poter decidere) ma in questo contesto un po’ meno responsabilità e un po’ più di tempo per lavorare non fa male, sostengono i fan di questa app. Tra i quali, modestamente, anche il sottoscritto.

Pro
Interfaccia essenziale ma potentissima
Il primo a usare il Markdown e tutt’ora uno dei migliori
Privo di distrazioni
Scelta dell’unico font azzeccata

Contro
Manca la funzione cerca e sostituisci
Il formato MD è scomodo
Manca l’esportazione in RTF

iA Writer costa 89 centesimi per iPhone e iPad e 4,49 euro per Mac

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