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Abusi e discriminazioni salariali, domande a Tim Cook in un incontro con i dipendenti

Sotto pressione per una serie di accuse che arrivano da dipendenti che denunciano scarsa equità salariale, discriminazione sul lavoro e trattamenti non consoni ad un ambiente di lavoro inclusivo, Tim Cook, è stato indotto ad affrontare in un meeting on line con  lavoratori.

L’a.d. di Apple, insieme a Deirdre O’Brien – vice presidente senior responsabile Retail and People – ha affrontato un ventaglio piuttosto ampio di temi, spaziando dall’equità salariale, alla nuova legge sull’aborto in Texas, nell’ambito di un incontro ai quali hanno partecipato in broadcasting i vari dipendenti nel mondo. A riferirlo è The New York Times;

Secondo il quotidiano statunitense, dipendenti hanno riferito che Cook ha risposto solo a due di una serie di domande poste. Non è chiaro a quali domande Cook non avrebbe risposto ma nell’articolo del New York Times si fa notare che l’amministratore di Apple si è espresso solo in parte sulla questione dell’equità salariale.

L’azienda mette regolarmente in attivo pratiche in materia di incentivi retributivi per garantire che i dipendenti siano retribuiti equamente, hanno riferito Cook e la O’Brien. “Quando individuiamo eventuali lacune, nelle quali a volte incappiamo, le sistemiamo”, ha riferito O’Brien.

La dichiarazione riecheggia una simile affermazione che la manager aveva riferito all’inizio di questo mese, affermando che Apple offre equità salariale, facendo allo scopo riferimento ad una società indipendente per analizzare ogni anno le retribuzioni, colmando eventuali lacune individuate, un approccio considerato “il migliore della sua categoria”.

Apple, test COVID-19 ai dipendenti che tornano in ufficio

Cook ha riferito che Apple sta indagando per capire se l’azienda può essere di aiuto nel combattere la nuova legge sull’aborto in vigore in Texas che proibisce l’interruzione di gravidanza anche in caso di stupro o incesto, sottolineando che l’assicurazione sanitaria della società offre assistenza ai dipendenti che hanno bisogno di viaggiare in altri stati a causa della nuova legislazione, una indicazione già riportata in un memo inviato ai dipendenti qualche giorno prima.

Cook non ha a quanto pare risposto ad alcune domande, incluse quelle di Janneke Parrish,  coordinatrice di #AppleToo, movimento nato allo scopo di portare a galla episodi di discriminazione, molestie e ricatti subiti all’interno dell’azienda. Parrish ha chiesto maggiore chiarezza in merito a misure concrete che Apple avrebbe intrapreso per garantire che i divari retributivi siano risolti, e maggiore rappresentanza nell’alta dirigenza di donne e minoranze. “Risposte che non abbiamo sentito”, ha commentato Parrish.

In una dichiarazione al New York Times, Apple ha riferito che l’azienda è “profondamente impegnata” a favorire un luogo di lavoro positivo e inclusivo. “Teniamo ben presenti tutte le preoccupazioni espresse e indaghiamo a fondo ogniqualvolta risulti necessario, nel rispetto della privacy di qualsiasi persona coinvolta; non mettiamo in discussione specifiche questioni di dipendenti”.

L’incontro con i dipendenti arriva nell’ambito di una sorta di protesta sindacale di alcuni dipendenti Apple, alcuni dei quali hanno reso noti casi di presunte molestie sessuali, discriminazioni, vessazioni sul posto di lavoro, lamentando di non avere ricevuto il supporto sperato da parte dei superiori.

La scorsa settimana Apple ha licenziato Ashley Gjovik, una senior engineering program manager che da anni manifestava preoccupazioni sulle condizioni di lavoro problematiche in ufficio, con episodi di sessismo, molestie e anche rappresaglie da parte di dirigenti e colleghi.

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