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Woz al Macworld, il volto umano del Mac

L’America è il paese in cui tutto può accadere: può anche capitare che in mezzo a migliaia di visitatori e centinaia di stand, due giornalisti italiani riescano a conversare il padre di Apple, l’ingegnere universalmente riconosciuto come il padre del computing moderno, come è accaduto ieri sera al Macworld di San Francisco 2009.

Le brillanti presentazioni del Modbook eseguite dal Woz, meno di mezz’ora una sola volta nel corso della giornata di lavori dell’Expo, portano molta gente allo stand Axiotron, letteralmente invaso da centinaia di fan. Gli inviati di Macity grazie ai pass riservati alla stampa e soprattutto grazie al lavoro di squadra, sono riusciti ad avvicinare il “padre fondatore di Apple” (e progettista, disegnatore e programmatore dell’Apple I, progettista e principale programmatore di Apple II e molto altro ancora), fargli qualche domanda e scattare qualche foto.

Il Woz dal vivo, dopo aver scambiato alcune brevi battute, è persino meglio di quanto emerge dalle numerose interviste e dai libri che parlano di lui, per conoscenza diretta o indiretta. L’aspetto bonario non inganni: quando parla il Woz non ha perso il gusto per gli scherzi e le battute (la sua presentazione del Modbook strappa risate in continuazione dalla folla dei presenti e non per compiacenza), ma fa sempre considerazioni di grande interesse dal punto di vista tecnico.

Subito dopo la presentazione gli inviati di Macitynet riescono a monopolizzare una manciata di preziosi secondi del Woz, domando la ressa di appassionati alle spalle che chiedono autografi e fotografie ricordo.

La prima domanda è sulle ragioni che hanno l’hanno spinto ad abbracciare il Modbook e se intende fornire consigli anche sul futuro del tablet (derivato, lo ricordiamo, da un Macbook) «Non ho avuto alcun ruolo nell’hardware e nel software del Modbook – dice a Macity Wozniak – mi hanno offerto di provarne uno: me ne sono innamorato dopo tre giorni di utilizzo e così ho accettato di promuoverlo e di farlo conoscere alle persone”.

Nonostante la folla e la ressa che lo pressa (e pressa pure i nostri giornalisti) il Woz mantiene una calma serafica, sorride e illustra il suo punto di vista oppure, come è successo a noi, mostra con il tipico orgoglio di chi ama i gadget tecnologici uno dei suoi ultimi ritrovati come il suo famoso “geek watch”, l’orologio da polso di dimensioni generose che visualizza l’orario in formato binario su due tubi che ricordano le valvole dei primi giorni di televisione e computer. Assistiamo alla sua dimostrazione del funzionamento, certo non immediato come quello di un normale orologio con lancette e numeri; pensiamo che proprio il gusto del nuovo e dell’originale, del diverso, hanno spinto la persona che ci sta davanti ad inventare il personal computer.

woz macworldMentre la folla ci pressa sempre di più (dalle fotografie inserite in questo articolo è impossibile comprendere quanta gente volesse avvicinare Wozniak) vediamo spuntare ovunque mani che allungano pezzi di carta, tessere, biglietti per un autografo; qualcuno vuole una foto. Qualcuno vuole solo dare una pacca sulla spalla al Woz, una figura che resta ancora oggi amatissima dagli utenti Apple della prima ora. In questa vera calca il Woz ha una parola gentile per tutti, una manciata di secondi per guardare ciascuno dritto in volto, sorridere e stringere la mano, scambiare una battuta veloce per poi passare a dedicare l’attenzione a un altro appassionato. Se il mondo Mac ama il Woz per il quale pare avere un’attrazione irresistibile, al Woz piacciono le persone. Non poco per un uomo che dalla vita ha ottenuto tutto a meno di trent’anni di età  e che potrebbe aver tranquillamente deciso tempo addietro di ritirarsi nel ruolo del genio eremita.

Gli inviati di Macitynet si guadagnano ancora una manciata di secondi rubati alla folla per rivolgere ancora una domanda. In giro si dice che questo potrebbe essere l’ultimo Macworld, cosa pensa di questo dal punto di vista di Apple e soprattutto per la comunità  di utenti?

Solo per quest’ultima risposta le parole del Woz assumono il classico tono “politically correct” ma senza una risposta secca e perentoria. “Onestamente non so cosa potrà  succedere in futuro: ci sono molte opinioni e molte possibilità  aperte”. Il Woz sorride, alza una mano e con un ampio gesto indica l’Expo e la folla di appassionati: “Ora siamo qui, è bellissimo, godiamocelo e poi vedremo cosa succederà “. Siamo a miglia e miglia di distanza dai “No comment” ufficiali che i dirigenti americani sanno pronunciare come nessun altro.

Mentre la folla pressa ancora di più facciamo un passo indietro allungando, anche noi come fanno tutti gli altri il nostro pass e una biro. Woz sorride e firma, ci abbraccia come se fossimo amici da sempre. Anche noi abbiamo una foto del Woz e un autografo del Woz. Siamo giornalisti, è vero, ma anche a noi la Mela ha cambiato la vita e i lettori ci scuseranno se per avere un ricordo di chi ha speso una parte della sua esistenza per aiutarci a migliorare la nostra ci siamo dimenticati per qualche secondo il mestiere e quello scettico distacco che, in qualche occasione, lo contraddistingue.

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