Analisti: “Apple non giochi con il marketing”

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Il malumore tra gli analisti l’evento di martedì Apple di martedì non è dovuto solo allo scarso spessore degli annunci, ma alla convinzione che Cupertino stia esagerando con la voglia di fare notizia. “Stiano attenti a non bruciarsi se vogliono continuare ad avere spazio sui media”

C’è malumore tra gli analisti e alcuni giornalisti di settore invitati all’incontro di Cupertino di martedì scorso. A suscitare qualche lamentela lo scarso spessore dell’evento e i contenuti degli annunci, giudicati non adeguati all’aura di importanza costruita intorno ad essi.

Accenni critici nei confronti di Apple si leggono, in particolare, in alcuni risconti pubblicati immediatamente dopo la conclusione della conferenza dai quali traspare la convinzione che il management della Mela abbia operato per gonfiarne artificiosamente la rilevanza e avere così maggior spazio sui media.

“Ci chiediamo – dice Richard Farmer di Merril Lynch, una delle più importanti società  di analisi finanziaria e ricerche di mercato al mondo – se gli annunci avevano uno spessore sufficiente per meritare un evento a sé, con la presenza della stampa. Apple deve avere buon senso se vuole continuare ad usare i giornalisti come strumenti di marketing sfruttando l’aura di segretezza con cui si muove”. Come dire, insomma, che operando come ha fatto nei giorni scorsi, diffondendo un invito a Cupertino senza riferire i contenuti dello stesso, si può forse ottenere una cassa d’amplificazione superiore alla rilevanza effettiva dei prodotti, ma a lungo termine si corre il rischio di non avere la giusta rilevanza neppure per quelli importanti.

Delusione sul contenuto degli annunci e qualche perplessità  sulla reale necessità  di un incontro a Cupertino è stata espressa da diversi analisti (come Shaw Wu di American Technology Resarch e Gene Munster, di Piper Jaffray) secondo i quali quato Jobs ha presentato nel corso dell’incontro di martedì non è così sostanziale all’andamento del trimestre fiscale o le strategie di Apple.