Storia alternativa: un Sun Sparc nel cuore del Mac

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Secondo il Ceo di Sun Microsystems, Scott McNealy, l’uomo che sta cercando di salvare disperatamente la casa californiana, al posto del PowerPc per un attimo poteva andarci il chip creato a Mountain View. Poi, non se n’è fatto più nulla…

Poteva essere un mondo davvero diverso. A rivelarlo è il capo di Sun Microsystems, Scott McNealy, l’uomo che guida la riscossa (per adesso problematica) della azienda più “calda” insieme a Oracle negli anni Novanta.

Secondo McNealy e Bill Joy, altro co-fondatore, Apple per un attimo è stata veramente molto vicina a comprare stock e contratti che le avrebbero assicurato, al posto dei PowerPC, degli Sparc, i processori che fanno pulsare il cuore di molti dei server Sun.

Per poco, al momento della decisione su quale processore avrebbe sostituito i 680×0, prodotti all’epoca da Motorola – poi Freescale Semiconductor – poteva essere Sun il punto di arrivo. Invece, fu l’accordo a tre fra Apple, Motorola e Ibm – che deteneva una delle tecnologie chiave per la realizzazione di processori Risc (a set di istruzioni ridotto) che sarebbero poi diventati i PowerPC.

Una storia diversa, della quale riesce difficile immaginare anche solo lontanamente quali avrebbero potuto essere gli sviluppi. Forse, una crescita maggiore, oppure la fine prematura di Apple, non ancora spinta dal successo di iPod.

Sinora, si sapeva solo che Sun aveva pensato di acquistare Apple Computers negli anni Novanta, quando Steve Jobs non era più nella compagnia (lui stesso aveva cercato una strada simile insieme al suo amico di sempre Larry Ellison, capo di Oracle) e Apple era ai minimi storici, ma non che ci fosse anche stata l’ipotesi di una fornitura di tecnologie chiave come quella dei microprocessori.