UK: Duecento ore di servizi sociali al giovane pirata informatico

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Pena lieve per lo studente britannico di 18 anni che aveva forzato il Fermilab, il laboratorio atomico principale negli Usa, per sfruttarne l’ampiezza di banda. Se avesse osato di più, la pena sarebbe stata molto maggiore.

“Non sa quanto è stato fortunato – ha commentato il giudice Andrew Goymer mentre erogava la condanna – perché ha rischiato la prigione”. Se Joseph McElroy avesse utilizzato l’accesso pirata ai server del Fermilab per fare qualcosa di diverso dallo scaricare immagini e film vietati (come per esempio visionare i documenti contenuti sui server locali) sarebbe sicuramente finito in galera per un bel po’ di tempo.

Invece, la sua strategia – comune anche a molti altri ladri di accessi diretti o indiretti, un fenomeno in rapida crescita – era quella di utilizzare il server del Fermilab come storage remoto per i materiali illegali trovati a giro per la rete. Quindi, niente violazione di segreti o cose del genere, solo abuso della maggiore velocità  di connessione del centro di ricerche statunitensi.

Secondo gli esperti, una sentenza di questo tipo è sbagliata perché fa da “disco verde” alle attività  di hacking in rete. “E’ spiacevole che in questo caso – ha commentato David Williamson, di una azienda di sicurezza informatica – non ci sia stato un periodo di carcerazione o una forma di compensazione economica appropriata al danno. L’hacking è ancora illegale e la comunità  hacker nel suo complesso vedrà  questo risultato come una sorta di “disco verde” per continuare a violare la legge”.