Apple inizia la produzione di AirPods in Vietnam

Dopo iPhone, Apple inizierà a produttore anche le AirPods al di fuori della Cina: sarà il Vietnam a sfornare le cuffie true wireless della Mela.

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Nell’ottica di dipendere sempre meno dalla Cina, dopo aver iniziato a spostare i centri di produzione iPhone, Apple è pronta a produrre anche AirPods al di fuori del territorio cinese. Lo farà in Vietnam.

In questo modo Apple vuole assicurarsi di avere pronto un piano B nel caso in cui le politiche dell’amministrazione Trump dovessero bloccare i rapporti con la Cina, introducendo tariffe di importazione sempre più alte.

Secondo il Nikkei Asian Review, sarà la società manifatturiera cinese GoerTek a iniziare i primi test per la produzione della nuova generazione di AirPods. Le prime prove si svolgeranno presso la fabbrica nel nord del Vietnam.

Fonti che hanno familiarità con la vicenda hanno dichiarato che Apple ha già richiesto ai propri fornitori di componenti di supportare gli sforzi di Goertek, anche se le serie iniziali di produzione saranno ridotte. In particolare, Apple avrebbe pregato i fornitori di mantenere invariato il prezzo delle componenti per la fase di produzione di prova, potendo poi rivederlo una volta aumentati i volumi di produzione.

Già in passato Apple ha prodotto le proprie cuffie in Vietnam, anche se allora si trattava delle EarPods tradizionali, sicuramente più semplici da costruire. Secondo gli analisti, come ad esempio Chiu Shih-fang, Apple non eliminerà completamente la produzione cinese, o almeno sarebbe impossibile farlo nel breve periodo, considerando quali sono gli attuali volumi produttivi all’interno del mercato cinese.

Inoltre, la popolazione relativamente bassa del Vietnam potrebbe portare a potenziali carenze di manodopera, proprio perché sempre più aziende cercano di spostare la produzione fuori dalla Cina. Ciò potrebbe dimostrare che il paese non è ideale per la produzione a lungo termine. Del resto, l’amministrazione Trump ha anche minacciato di imporre tariffe sul Vietnam, o queste erano le intenzioni prima del vertice G-20 dello scorso giugno, dove anche Huawei ha tirato un sospiro di sollievo.