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Chi si sta inventando la forma delle AI e della loro rivoluzione

ChatGPT, che se non vivete in una grotta sottomarina dove Internet non prende, è lo tsunami che ci sta travolgendo tutti, ha dimostrato che un cambiamento repentino della tecnologia può prendere alla sprovvista l’intera Silicon Valley e anche noi, che siamo solo utenti. Oppure no?

Il clamore attorno a ChatGPT è comprensibilmente alto, con una miriade di startup che stanno cercando di ottenere la licenza della tecnologia per qualsiasi cosa, dalla conversazione con personaggi storici alla conversazione con la letteratura storica, dall’apprendimento di altre lingue alla generazione di routine di esercizi e recensioni di ristoranti.

Intanto Google cerca di chiudere la stalla prima che anche l’ultimo bue delle AI sia fuggito: è stata lei a creare la tecnologia alla base (la “T” di GPT vuol dire “Transformer”, trasformatore, che è un modello matematico statistico di apprendimento profondo basato sul meccanismo di “self-attention”, creato da Google nel 2017 con licenza open source) mentre Microsoft, che ha investito pesantemente su ChatGPT, gioca la briscola e spiega dove lo userà, tra Edge e Bing, cioè browser e motore di ricerca.

Microsoft, ufficiale l’Intelligenza Artificiale in Bing e Edge

La tecnologia del futuro

Le tecnologie digitali che abbiamo visto negli scorsi cinquant’anni sono state relativamente poche e molto distruttive: la rivoluzione del personal computer (iniziata convenzionalmente nel 1981 con il PC di IBM ma in realtà risalente agli anni Settanta) ha cambiato completamente le carte in tavola per l’industria informatica, composta fino a quel momento da colossi che gestivano commesse miliardarie con grandi aziende e governi. È l’epoca di IBM, di Microsoft, di Intel (e poco poco di Apple).

La rivoluzione di Internet, iniziata seriamente negli anni Ottanta, ha cambiato talmente tanto le carte in tavola che gli effetti sono arrivati a toccare settori apparentemente molto lontani, come ad esempio dei media. È l’era di Google e Facebook, ma anche dell’esordio di Amazon e di eBay, anche se queste ultime sono esplose in modo diverso e dopo.

La rivoluzione del cloud computing, nata a partire dagli anni Duemila, è apparentemente un segmento di quella di Internet ma in realtà ha definito una sua categoria a se stante. Grazie alla trasformazione delle architetture informatiche x86 in commodity, il modello SaaS (Software as a Service) ha creato un modo completamente nuovo di sviluppare software, di affittarlo come servizio e di consumarlo come clienti, siano esse aziende che privati. Qui ancora Microsoft e Google, ma anche e soprattutto Amazon hanno dettato legge.Ecco perché il primo iPhone non aveva copia e incolla

L’ultima rivoluzione finora a cui siamo arrivati è quella dei dispositivi mobili, gli apparecchi post-PC: nuove interfacce e nuovo modo di interagire con la tecnologia. Dominata da due “incumbent”, cioè Apple e Google (con iOS e Android) ha messo in fuori gioco tutti, inclusa Microsoft, e creato un modello di business ulteriore. La rivoluzione del post-PC portatile si sovrappone in parte a quella del cloud e le due si sono spinte e aumentate a vicenda.

Sotto questo ci sono state grandi battaglie: integrazione verticale contro licenze di produzione, sinergie tra produttori di tecnologie chiave (Intel e Microsoft), lotte tra modelli open source e closed source. Scontri in cui alle volte è facile perdere la trebisonda e non capire quali sono gli interessi in campo, anche perché il marketing delle aziende fa di tutto per rendere più fumose e sfuggenti le cose e perché le grandi aziende spesso giocano su più tavoli in maniera apparentemente contraddittoria.

Perché Microsoft è diventata amica del mondo open source e adesso usa il cloud più che la vendita diretta di software da installare? Perché Facebook insiste sul metaverso? A cosa siamo arrivati adesso?

Una rivoluzione scaccia l’altra

Come avete visto dallo schema più sopra, una rivoluzione può rimescolare il mazzo di carte ma non è detto che cambino i protagonisti. E una rivoluzione non è detto che escluda l’altra. Ce ne sono tre sul piatto adesso, di cui due stanno arrivando alla velocità della luce.

Quella più lontana è il quantum computing. Sul quale tutte le grandi aziende hanno investito: ma siamo ancora lontani. Quando arriverà farà più rumore delle AI, non abbiate paura, ma manca ancora tempo. Invece, adesso siamo alle porte co’ sassi, come si dice a Firenze, cioè sull’orlo del cambiamento introdotto dalle altre due.

La prima, quella di cui parliamo in esergo, è la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. ChatGPT è il prodotto ora non più completamente gratuito che ha avuto il lancio più rapido nella storia dell’informatica. Cento milioni di utenti attivi in due mesi. A TikTok sono serviti nove mesi, Instagram ci ha messo due anni e mezzo.

La seconda rivoluzione è quella del metaverso, sul quale contestualmente agli investimenti di intelligenza artificiale fatti da Amazon, Apple, Google e Microsoft (più tutte le startup del caso), Mark Zuckerberg ha praticamente scommesso l’azienda. E la sua unica speranza di farcela adesso è Apple. Ma a questo arriviamo tra un attimo.

La domanda infatti è un’altra: possono due rivoluzioni convivere? Oppure l’esplosione della AI cancellerà definitivamente le possibilità per il metaverso, almeno nel prossimo futuro?

Facebook lancia Crayta, il gioco per costruire il metaverso

Il metaverso è la chiave

Se il time to market, come dicono gli strateghi aziendali, è tutto, allora forse Apple sta facendo la mossa giusta andando avanti piano con il suo visore per la realtà aumentata che dovrebbe essere annunciato quest’anno. Perché adesso la ribalta è di ChatGPT e quindi dell’intelligenza artificiale. Che è una disciplina che esiste da sessant’anni, che da dieci ha accelerato, da cinque è diventata un missile lanciato verso la stratosfera e soprattutto da tre mesi ha creato un effetto wow.

L’effetto wow arriva quando c’è qualcosa di tangibile e comprensibile per pubblico e analisti. Non un’ipotesi, bensì una tecnologia sufficientemente avanzata da sembrare una magia, come diceva Arthur C. Clarke. E ChatGPT questo sembra, una specie di iPhone del 2023, una tecnologia imprevista e straordinaria che le persone stanno utilizzando sempre di più dopo aver visto arrivare i vari sistemi per la creazione di immagini e disegni.

Zuckerberg trema e sa che deve riuscire a posizionare il suo metaverso in maniera tale da non essere cancellato: lo scontro adesso è fra Google e Microsoft, con rilanci continui su come usare ChatGPT, mentre Facebook non ha uno strumento adeguato per dare basi alla sua visione concreta del metaverso. Potrebbe essere uno spazio perfetto per contenere gli avatar digitali degli oggetti software intelligenti, ma non c’è modo di navigarlo. Se fosse software, mancherebbero i Pc, se fosse internet e social mancherebbero gli smartphone. Gli occhiali di Apple potrebbero essere lo strumento giusto?

keynote samsung metaverso

 

Il mondo domani

Sono stati tantissimi gli scrittori di fantascienza che ci sono cimentati con l’intelligenza artificiale, generalmente mancando il bersaglio così come hanno mancato il bersaglio della rete e dei social. La capacità predittiva di quell’approccio letterario è stata notevole per alcuni versi ma limitata per altri.

Le AI che stiamo vedendo e con le quali stiamo interagendo adesso sono reali e hanno due caratteristiche che le rendono uniche. La prima è che sono basate su una mole impressionante di dati, impossibile da raccogliere e “frullare” per addestrare i modelli sino a che Internet non ha convinto l’umanità, una specie di formicaio egoista con miliardi di piccole formichine, a digitalizzare ognuna i propri dati, un pezzetto alla volta.

La seconda caratteristica è che il modello “buono”, quello che funziona bene, è stato lasciato libero in rete per essere provato da tutti. Ci avevano già provato altri prima, con risultati non positivi (vedi la debacle di Microsoft alcuni anni fa) ma questo modello ChatGPT v3 è non solo buono, ma anche ben strutturato per reggere l’onda. E ha portato a un effetto marketing straordinario, ma anche a un rapido cambiamento di percezione social della tecnologia e dei suoi usi.

Come per gli smartphone e i PC prima, l’AI è uno strumento “vuoto”, una lavagna all’interno della quale i singoli utenti possono fare disegni diversi. È stato molto interessante in questi due mesi vedere amici e conoscenti a cui abbiamo spiegato cos’era ChatGPT approcciarsi, cercare di capire, provare a usare. Molti hanno fatto poco o pochissimo, altri hanno avuto intuizioni o curiosità non prevedibili e hanno trovato modi di interagire singolari o comunque non mainstream.

OpenAI annuncia ChatGPT Plus a 20 dollari al mese

E questo fenomeno sta accadendo in tutto il mondo. Le centinaia di milioni di persone che usano ChatGPT non solo stanno dando una spinta enorme alla startup OpenAI, ma stanno anche definendo il significato sociale e i possibili usi di questa tecnologia. Gli danno una forma. La addomesticano e la inglobano. Non è un caso se è un costante fiorire di startup. E se i big come Google hanno capito che bisogna reagire subito, giocare immediatamente una carta di difesa, perché bisogna mettere il piede sulla porta prima che le chiuda fuori da questo ambito di opportunità. Prima cioè che questo momento storico di grande attenzione e interazione con l’AI online permetta alla società di identificare l’intelligenza artificiale con ChatGPT e quindi OpenAi e poi Microsoft.

La quale, peraltro, nel cercare di inserirla in tutti i suoi prodotti, corre un rischio enorme perché potrebbe diluirla e renderla “rigida”, legata alle logiche aziendali di prodotto che non vanno bene per i modi con i quali invece l’utilizzo di ChatGPT sta prendendo forma. Oppure semplicemente depotenziarla. Vedremo anche questo.

In conclusione

L’evoluzione della tecnologia come fattore di cambiamento all’interno della nostra società e della nostra economia è affascinante. Ad esempio, la decisione di Apple di alzare costantemente il livello di protezione della privacy dei suoi utenti ha messo sempre più fuori gioco Facebook costringendolo a lanciarsi verso altri settori come il Metaverso, nella speranza di controllare tutta la nuova piattaforma sociale e tecnologica, per tornare a fatturare come prima e più di prima.

Invece, la decisione di varie aziende tra cui Google di investire in maniera collaborativa sulle AI, mirando a massimizzare il ritorno tramite i loro servizi cloud, si è infranta contro il rischio adesso molto concreto che i modelli con un marchio e una identità riconoscibile possano cambiare le carte in tavola.

Le conseguenze se Microsoft mette GPT di OpenAI dentro Bing

Da un lato hanno sfruttato a proprio vantaggio il lavoro fatto da tutti, dalla rivoluzione del PC e dello smartphone fino all’internet e al cloud come modelli di condivisione e raccolta dei dati caricati volontariamente (da Wikipedia in giù). Dall’altro hanno creato qualcosa di usabile che ha creato il fattore wow e una specie di imprinting sociale che determinerà il modo con il quale il mondo “capisce” cosa sono le AI per i prossimi anni.

Come Apple ha definito in qualche modo la forma dello smartphone (e poi Google l’ha sancita definitivamente), o Microsoft e ancora Apple quella del personal computer, così OpenAI (e Microsoft, ma per adesso non Google) hanno sancito la forma dell’intelligenza artificiale. È una forma che in maniera affascinante diventa sempre più reale e definitiva ogni giorno che passa, proprio in queste settimane. È un’occasione unica per vedere che forma avrà il futuro.

Tutte le notizie che parlano di Intelligenza Artificiale sono disponibili a partire da questa pagina di macitynet.

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