Sicurezza dati, un giudice chiede ad Apple spiegazioni sul perché non può decifrare i telefoni

Negli USA si torna a parlare della questione telefoni cifrati, con Apple intenzionata a difendere con le unghie il diritto alla privacy degli utenti e le forze dell'ordine che spingono per avere un metodo che consenta in alcuni casi di accedere ai dati sui dispositivi.

Negli USA si torna a parlare della questione telefoni cifrati, con Apple intenzionata a difendere con le unghie il diritto alla privacy degli utenti e le forze dell’ordine che spingono per avere un metodo che consenta in alcuni casi di accedere ai dati sui dispositivi.

Un giudice federale statunitense ha chiesto ad Apple di presentare le sue osservazioni in merito ad un’ordinanza governativa per lo sblocco dell’iPhone di un utente, richiesta definita dalla casa della Mela “indebitamente gravosa”. La corte non prenderà nessuna decisione sulla richiesta di sblocco fino a quanto Apple non presenterà il suo punto di vista fino entro il 15 ottobre.

Il giudice Orenstein è a quanto pare un sostenitore dei limiti sulla sorveglianza del governo e nell’ambito di una precedente analisi aveva respinto le argomentazioni delle forze dell’ordine rifacendosi a un caso portato alla Corte Suprema nel 1977 e che riguardava la e New York Telephone Company, evidenziando oltretutto che la NYTC era un’azienda del servizio pubblico e che Apple è un’azienda esclusivamente privata, “libera di promuovere presso i suoi clienti la privacy rispetto agli interessi contrastanti delle forze dell’ordine”.

Un problema nelle posizioni di Apple e Orenstein è che sull’iPhone del caso specifico è installata una vecchia versione di iOS che la Mela potrebbe decifrare; sulle nuove versioni di iOS (da iOS 8 in poi) la cifratura è eseguita sul dispositivo stesso e Apple afferma di non essere in grado di applicare nessuna procedura di decifratura senza il consenso dell’utente.

Il caso in discussione arriva in concomitanza con la decisione dell’amministrazione Obama di non perseguire regolamenti che impongano l’integrazione di backdoor nelle comunicazioni cifrate. Il governo, tuttavia, continua a fare pressione sulle multinazionali sulla questione.

Già altre volte Apple ha spiegato: “Capita spesso che le forze dell’ordine ci richiedano informazioni relative ai nostri clienti e ai loro dispositivi Apple. Vogliamo spiegarti come le gestiamo. Quando ci arriva una richiesta di informazioni, pretendiamo che sia corredata dalla dovuta documentazione, come una citazione in giudizio o un mandato di perquisizione. Vogliamo che da parte di tutti ci sia la massima trasparenza consentita dalla legge. Per questo esaminiamo attentamente ogni richiesta per essere certi che sia legittima dal punto di vista legale, e forniamo alle forze dell’ordine solo le informazioni strettamente necessarie per svolgere l’indagine in questione”.

Apple anche recentemente ha sottolineato: “Non abbiamo mai collaborato con le autorità governative di alcun Paese per creare backdoor nei nostri prodotti o servizi. Non abbiamo mai consentito ad alcuna autorità di accedere ai nostri server. E continueremo a non farlo.”

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