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Giovanni Donelli, Astropad: “Lavoriamo con quelli troppo matti per stare in azienda”

Chi scrive ha conosciuto Giovanni Donelli a San Francisco alcuni mesi fa, durante la scorsa WWDC, grazie a un’amicizia comune. Giovanni è un programmatore diventato imprenditore, che con il socio Matt ha creato una app molto interessante, Astropad, di cui abbiamo parlato qui. Si tratta di una app che consente di trasformare il vostro iPad in una tavoletta grafica del vostro Mac. Niente male!
Dopo aver visto nascere la versione preliminare e aver potuto provare la demo di Astropad, adesso è arrivato il momento di fare una chiacchierata con Donelli per sapere come vanno le cose, cosa bolle in pentola e quale il segreto di una piccola agenzia software che invece va davvero alla grande…

Giovanni qual è la tua storia, che percorso hai fatto per diventare sviluppatore?
A 13 anni il mio professore di matematica mi insegno i rudimenti della programmazione. Nello stesso periodo, mio fratello convinse i miei genitori a prendere un Macintosh Quadra 840av. Passai la mia adolescenza con questo Mac in maniera molto creativa: programmando e facendo parecchio uso di programmi di grafica. Poi dopo il liceo mi iscrissi ad Informatica a Bologna. Negli stessi anni iniziai a scrivere shareware di successo per Mac OS X. Una cosa tira l’altra e finisco ad Apple a Cupertino nel 2006 per uno stage. Apple mi offre un lavoro a tempo pieno nel Mac OS X team e mi trasferisco prima in Irlanda e poi in California. Dopo circa 4 anni in Apple, perdo interesse e passione per quello che faccio. L’azienda è troppo grande e non da spazio alla mia creatività. Mollo tutto. Crisi esistenziale, ma salutare. Ricopro il piacere di investire sulle proprie idee e creatività. Dopo una pausa di un anno e mezzo mi metto in società con Matt Ronge e formiamo Astro HQ.

Perché sviluppi per il mondo Apple?
Ci sono altre opzioni? ;-)

faceCom’è nata la società con il tuo partner? Quali sono i vostri obiettivi?
Matt e io ci siamo conosciuti 8 anni fa in Apple. Entrambi condividiamo passione per il software, idee originali e design di massima qualità. Due anni fa ci siamo ritrovati dopo che entrambi eravamo andati per strade diverse per diversi anni. Pensiamo che il segmento professionale non sia al momento servito dal mercato delle Apps. Quasi tutte le app sono dei gadget e siamo onestamente molto stanchi di questo. È abbastanza triste vedere quale sia la lista di applicazioni più scaricate ed usate su iPad ed iPhone. Vogliamo tornare all’idea di utilizzare questi strumenti come “Biciclette per la Mente”… e vogliamo trasformare il Mac, iPhone, iPad (e l’Apple Watch?) come un singolo strumento creativo, senza compromessi.

Pensi che una impresa del genere sarebbe stata possibile in Italia, anziché negli Usa?
Difficile rispondere a questa domanda. Ma penso sia un po’ anacronistico parlare di azienda in Italia o negli Usa. Io vivo a San Francisco, ma passo ogni anno due mesi in Italia. Il mio socio vive a Minneapolis. Un nostro Designer vive in Italia, un altro nelle foreste dell’Oregon… un terzo in Danimarca. Un ragazza che ci ha aiutato con il marketing a Londra. L’artista che ha fatto gli acquerelli per Astropad è in Romania. In generale la gente che lavora per noi non è capace di trovare lavoro in azienda. Certe persone le definirebbero matte o non troppo normali. Sono la nostra forza.

Penso che quello che conta sia il talento e che questo sia disponibile un po’ dovunque.
I soldi sono fondamentali, ma a questo punto non abbiamo ricevuto alcun finanziamento. Tutto è stato finanziato con la nostra agenzia di consulenza. Forse questo sarebbe stato più difficile in Italia. Conosco alcune aziende di consulenza in Italia, ma l’impressione è che non abbiano molto tempo da investire in extra. Tutti mi sembrano concentrati a sopravvivere. Qua negli Stati Uniti abbiamo la fila di clienti invece…

Com’è nata l’idea di Astropad?
Vidi il Microsoft Surface e per la prima volta mi piacque quello Microsoft faceva! Poi mi ricordai di aver comprato una tavoletta Wacom e di averla accantonata dopo un mese perché non era per niente intuitiva. Ho pensato che fosse giunto il momento di innovare in questo settore.

Quanto tempo avete lavorato al progetto?
Sedici mesi. Ma se devo essere onesto è un progetto di 15 anni. Tanto il tempo che è servito a me e Matt ad acquisire le conoscenze per realizzare la tecnologia che sta dietro ad Astropad. Sono veramente gli ultimi 15 anni della nostra carriera condensati in un unico prodotto. È stato fantastico. Sono esperienze che capitano raramente nella vita: di spingere i propri limiti a questo livello.

Qual è il punto saliente del vostro lavoro, da un punto di vista tecnologico? Qual è, cioè, secondo te “l’ingrediente magico” della vostra accoppiata di app?
Il motore di Astropad si chiama Liquid. Si tratta di una tecnologia per trasmettere video/immagini tramite WiFi con bassissima latenza e con qualità altissima. È una tecnologia nuova e senza paragoni sul mercato in questo momento. Dal punto di vista del design, poi abbiamo cercato nascondere tutta la complessità che e’ nascosta da un interfaccia elegante e pulita.

Come sta andando sul mercato?
Siamo molto soddisfatti del lancio. Abbiamo generato molto interesse. In meno di due settimane abbiamo avuto 200.000 visualizzazioni. La gente è molto contenta della app. Vedremo tra qualche mese se le vendite tengono.

Cosa c’è in futuro per Astropad? Quale evoluzione a breve e a lungo termine?
A breve termine aggiungere supporto a Pencil, Adobe Ink, ed altre penne. A lungo termine una versione speciale per iPhone.

Un’ultima domanda: cos’altro avete in cantiere, se possiamo chiedere?
Una piccola magia, mai vista sui nostri schermi… non vedo l’ora di parlarne non appena è finita.

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