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Il New York Times: ”La TV Apple annunciata entro il 2012”

Non è questione di “se” ma di “quando”. Questo il pensiero del New York Times sulla caldissima questione del rilascio della TV Apple. Il rumor, in circolazione da tempo, ha ripreso improvvisamente quota quando con la pubblicazione del libro sulla biografia di Jobs è stata attribuita con certezza allo stesso fondatore la volontà di creare un set TV «che sia il più semplice da usare che si possa immaginare». Il NY Times sembra avere però qualche elemento in più che quella scarna considerazione di Jobs.

Citando «fonti a conoscenza delle operazioni in corso a Cupertino» il giornalista Nick Bilton si spinge a raccontare di componenti già in circolazione, di un lavoro iniziato da diverso tempo (forse già nel 2007) e di voci da lui personalmente raccolte più di un anno fa. Persone all’interno di Apple avrebbero confermato che «è assolutamente certo che un TV uscirà da Cupertino» perché «Steve pensa che l’industria delle Tv sia totalmente fuori strada».

Ma come sarà la nuova TV Apple? Incentrata intorno a SIRI, dice il New York Times, o probabilmente ad una versione adattata alla TV. In pratica invece che usare il telecomando si parlerebbe al televisore, dicendogli che cosa intendiamo guardare; diremmo «fammi vedere notizie» oppure «che tempo fa?» e la TV dovrebbe essere in grado di selezionare i canali che ci interessano. Potremmo anche dirgli di andare in Internet (se il TV fosse connesso alla rete) o di mostrarci un DVD.

Sul fatto che sarà il sistema di controllo vocale “intelligente” a gestire la televisione di Apple sembra più un’opinione del giornalista che il frutto di una vera indiscrezione, derivata dalle considerazioni sulla semplicità elaborat da Jobs («che cosa c’è di più semplice che dettare comandi ad un TV?», dice Bilton), ma che tutto questo possa essere davvero più pratico che avere un telecomando e tasti da premere e che possa essere tale per un grande numero di utenti del televisore è da tutto da dimostrare.

In realtà lo scenario futuristico disegnato dai commentatori, analisti americani sulla TV di Apple, visto da fuori gli Stati Uniti dove spesso si tende a considerare tutto in chiave locale (per altro senza comprendere che nel caso di Apple ormai la larga parte del fatturato arriva da Europa e Asia) è comunque da prendere con le molle nel suo intero assetto.

Ad esempio, se un TV cui dettare comandi a voce (in inglese) imperniato sul mercato delle pay TV americane, una volta introdotti contenuti ad hoc magari frutto di accordi con distributori su piattaforma Web, può avere un suo mercato già pronto negli Stati Uniti, è difficile dire la stessa cosa per l’Europa con la sua molteplicità di lingue, di fornitori di contenuti, di tecnologie, di piattaforme. Certo Apple potrebbe puntare sui soliti noti, Germania, Francia, Inghilterra e Giappone, ma anche qui non sarebbe semplice creare un sistema virtuoso, visto che è praticamente impossibile che Apple si limiti a costruire un hardware per dare accesso a media di terze parti su cui non avrà almeno parzialmente se non interamente il controllo.

Ma le difficoltà cui Apple pare andare incontro non sono solo di carattere culturale (l’idea di parlare obbligatoriamente con un TV, se davvero questa è l’idea geniale e rivoluzionaria dietro alla televisione della Apple, per guardare un film o un TG, certamente ripugna ad una larghissima fetta del mercato) o sulle tecnologie. Altre se ne prospettano sul piano logistico (basti pensare a che cosa significa piazzare TV da 42 o 50 pollici in magazzini che oggi sono fatti per vendere dispositivi che principalmente stanno in tasca) e delle alleanze con partner come i canali TV free to air che in Europa sono un numero enorme e ai quali non si può certamente rinunciare.

Come stanno davvero le cose, lo sapremo solo quando questo fantomatico TV sarà apparso sul mercato, se mai apparirà. Secondo il NY Times per altro potrebbe mancare non moltissimo; alla fine del 2012, dice il giornale americano, potremmo avere l’annuncio ed entro il 2013 sederci davanti al TV con la Mela.

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