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Io e Apple: storia di una relazione (professionale) quasi trentennale

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“E’ certamente merito anche di Apple e della sua tecnologia sempre all’avanguardia l’aver raggiunto prima di altri traguardi e risultati professionali.

E certamente merito di Apple, e del suo Macintosh, se oggi dopo quasi quarantanni di uso, non sono stressato da crash di sistema, virus vari, incompatibilità  con periferiche e compagnia bella, tutti mali che, come è noto, quotidianamente affliggono gli utenti di altri mondi informatici e che hanno costretto un collega, mio coetaneo, a prendere letteralmente a pedate il suo ultimo PC con Vista.

Infine è anche certamente merito di Apple, del suo think different, delle sue tecnologie se ancora oggi mi sento un inguaribile sognatore, guardo con ottimismo al futuro e penso di aver contribuito anchio, nel mio piccolo, non a cambiare il mondo come i grandi del classico spot, ma semplicemente ad allargare un po’ le conoscenze dellumanità . E di questo ne vado fiero, Grazie Apple.

Nel 1974, da poco laureato in Biologia scoprii la calcolatrice programmabile HP (la stessa che entusiasmò Wozniak) ma poi passai subito alla Texas più confacente al mio modo di ragionare rispetto alla HP.
Intuendone le potenzialità  anche nelle ricerche di microscopia ottica ed elettronica imparai i rudimenti della loro programmazione. Da sempre sono appassionato di elettronica e vicino a casa mia c’era (e cè ancora) un negozio di componenti elettronici di cui ero e sono cliente.
Un giorno, nella primavera del 1978, passeggiando per il quartiere con mia moglie, vidi sulla vetrata di quel negozio una grande mela morsicata con i colori dell’iride.
Attratto dalla bellezza ed originalità  di quello strano logo entrai e chiesi lumi al proprietario: fu così che scoprii quello che sarebbe diventato il mio primo computer, l’Apple II.

Allora era importato da una ditta di Reggio Emilia, costava una sassata, non ricordo quanto ma tanto, e timido mi avvicinai alla tastiera. Non sapevo niente di BASIC e quindi credevo che i valori in memoria si inserissero come nelle programmabili, cercavo invano il comando STO e il suo contrario RCL.
Riuscii a ottenere in prestito il manuale dellApplesoft e cominciai a capire…
Il giorno dopo al lavoro, nellistituto dove mi ero laureato (ricordo ancora come se fosse adesso):
– Capo mi… ci serve un computer.
– un… che cosa? mi rispose.
– un computer, anzi un personal computer… e gli spiegai che cosera.
– dimostrami che ti serve e lo compriamo (ancora oggi credo che non avesse capito niente ma, da persona intelligente qual è, aveva intuito dal mio entusiasmo che doveva essere qualcosa di nuovo e di estremamente utile)
– ma per dimostrarlo mi ci vuole altrimenti non lo posso dimostrare, mi creda, ribattei.
– tu dimostramelo! – sentenziò – e se ne andò preso dai suoi impegni.

Fu così che Apple entrò nella mia vita, frequentai il negozio e assieme al proprietario appassionatissimo, cominciai a scrivere in Applesoft piccole applicazioni di statistica che ci consentirono di fare a meno dei grossi computer del centro di calcolo delluniversità . Il mio capo entusiasta del fatto di poter avere subito i risultati dei nostri esperimenti anziché attendere gli stampati dal centro, decise che lo avremmo acquistato con i prossimi finanziamenti. Ed ecco lApple II troneggiante nel mio laboratorio.
Poi i computer si diffusero, i colleghi scoprirono il Vic 20 e poi il Commodore 64 ecc. ecc. Un vecchio professore un pò scandalizzato disse una volta, con fare profetico:
– verrà  un giorno che ci sarà  uno di quei cosi in ogni studio!!
Non ha mai saputo quanto aveva visto giusto!
A casa mi regalai, complice il poco spazio, un Apple IIc, il magnifico quasi portatile di allora.

In seguito cominciai a sfruttare le notevoli possibilità  grafiche e cercavo il modo di collegare (oggi si dice interfacciare) l’Apple con le prime telecamere. Ed ecco che Apple lancia il Macintosh con la sua human interface, ma io avevo bisogno dei colori e poi era estremamente costoso, troppo anche per un laboratorio di ricerca.
Stavo quasi pensando di passare (pensiero eretico di un solo momento di debolezza lo giuro!!) al DOS IBM ma ero riluttante, non mi piaceva quel passo indietro, già  sull’Apple IIe avevo il mouse; era l’estate del 1986.
Ed ecco che in settembre, al mio ritorno dalle ferie, scoprii su una rivista dedicata al mondo della mela (allora non c’era internet) quello che personalmente ritengo per epoca, prezzo e prestazioni il miglior computer in generale mai prodotto da Apple: l’Apple IIGS.

Forse lo considero tale perché lì ho imparato le basi della programmazione quasi come ancora oggi si fa con XCode, perché con esso ho sviluppato in assembler routines di acquisizione dell’immagine con le prime schede grafiche di digitalizzazione, come la Teleraster, che si inseriva in uno slot di espansione dell’Apple IIGS, tutte caratteristiche che non poco hanno contribuito alla carriera di ricercatore.
E poi per tanti altri motivi, non ultimi i giochi per mia figlia allora alle elementari.
Unico neo un giorno un floppy disk da 3,5″ mi si blocca nel driver per un guasto dello stesso.
E stato quello a tuttoggi l’unico inconveniente hardware che mi ha costretto a portare la macchina dal rivenditore!!! E sì che di Macintosh poi ne ho avuti diversi a cominciare dall’LC, i vari Performa, i primi portatili eccetera, eccetera.
Oggi sono fortunato possessore di un iMac 20″ ultima generazione e di un magnifico MacBook Pro 15” comprato a Natale.
Vicino oramai alla pensione il mio entusiasmo per la mela non è diminuito anzi…

Stefano Bianchi

P,S. naturalmente ho anche un iPhone.

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