iPad e bambini, a che età è giusto iniziare?

Arriva sul mercato una sdraietta per neonati con incorporato il tablet: Abc e i pediatri americani aprono il caso su iPad e bambini. Crea problemi per il corretto sviluppo dei più piccoli o basta il buon senso?

iPad e bambini: qual è l’età giusta per iniziare a proporre ai bambini con i videogame? L’interrogativo non è certo nuovo e gli studi di pedagogisti, pediatri e neurologi risalgono alla prima generazione di videogame degli anni ’80, ma adesso, negli Stati Uniti, l’argomento è tornato al centro delle cronache, dopo il lancio da parte di Fisher-Price – azienda specializzata in giochi e puericultura -, di una sdraietta per neonati con incorporato un iPad, al posto dei classici peluches animaletti in plastica appesi al di sopra della seduta.

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A lanciare il caso su iPad e bambini è  la Abc, con una nota polemica dell’esperto Richard Besser, editorialista per tematiche mediche del network. «I genitori dovrebbero stare molto attenti – ha detto Blesser – il rischio è che gli schermi sostituiscano le relazioni umane».

Per ora sul sito di Fisher-Price la sdraietta con iPad non è ancora presente, ma c’è una custodia che trasforma il tablet in una via di mezzo tra il dispositivo informatico e i classici giochi che coinvolgono la manualità e l’interazione fisica. Del resto su App Store sono diverse le app – realizzate dall’azienda americana e non solo – destinate ai bimbi dai sei mesi in su.

E anche l’American Academy of Pediatry ha sottolineato i pericoli dell’esposizione dei bimbi al di sotto dei 2 anni ad attività su video, ricordando come «il gioco libero è più prezioso per lo sviluppo del cervello di qualsiasi esposizione mediatica». Quella dell’Accademia di pediatria, comunque, non è una posizione da luddisti informatici: «Ci rendiamo conto che al giorno d’oggi l’esposizione ai media è una realtà per molte famiglie – scrivono in una nota -. Ma se i genitori decidono di farlo dovrebbero avere delle strategie concrete per gestirla». Come? Innanzitutto, per i pediatri americani, non lasciando soli i piccoli, ma rendendo il videogioco o il media parte del gioco e dell’attività fatta insieme. Insomma, con buon senso.