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Un SSD in formato SCSI per vecchi computer

Una società de Regno Unito denominata Solid State Disks Ltd (SSDL) ha presentato SCSIFlash-Fast, presentate come “unità SSD” in formato da 3,5″ che possono essere utilizzate su vecchi computer (o periferiche) al posto dei tradizionali hard disk con interfaccia SCSI.

Gli utenti Mac di vecchia data conoscono bene lo standard SCSI usato su vari Macintosh venduti negli anni ’80 e ’90, e anche su molti PC di fascia alta commercializzati in quel periodo.

Le unità SCSIFlash-Fast (in realtà delle custodie con integrato un adattatore da SCSI a SATA) sono disponibili nelle varianti con connettori da 68 o 80 pin, offrono velocità di scrittura fino a 80MB/s, sfruttando l’architettura SCSI e unità CFast (evoluzione delle Compact Flash con interfaccia SATA) o SSD M.2, con capacità di storage da 2TB a 1TB.

Le unità in questione (qui i dettagli) sono configurabili in vari modi e possono essere usate per sostituire i tradizionali hard disk su sistemi legacy, migliorando affidabilità e sicurezza.

Un SSD in formato SCSI per vecchi computer

Sono supportati sistemi host con interfacce SASI, SCSI-1, SCSI-2 o Ultra3 e formati delle unità con settori da 256, 512, 768, 1024, 2048 o 4096 byte a settori e altre configurazioni (una connessione USB permette di configurare l’ID univoco, la versione esatta dello standard, la dimensione dei settori, ecc.).

“Siamo riusciti a rimuovere la vecchia tecnologia presente in un drive SCSI, inserirla in un SCSIFlash-Fast e i sistemi host non rileveranno la differenza”, spiega James Hilken, Sales & Marketing Director di SSDL. E ancora: “Poiché i nostri drive a stato solido sono molto più affidabili dei drive che sostituiscono, sono più sicuri, consumano meno e sono silenziosi. Possono essere anche collegati in rete grazie alla porta Ethernet opzionale, che significa, ad esempio, la possibilità di accedere da remoto per backup e per il riavvio del sistema”.

Le unità SCSIFlash-Fast individuano automaticamente la corretta gestione di alcuni segnali e altre peculiarità; richiedono un’alimentazione da 5V e consumo solo 0,8W (più il consumo della memoria usata per l’archiviazione che cambia secondo il tipo di memoria usato).

I prezzi non sono stati comunicati ed essendo prodotti di nicchia è probabile che siano elevati. L’alternativa è BlueSCSI, un emulatore di archiviazione che da sfrutta una scheda microcontroller Raspberry Pi Pico e consente di offrire una soluzione SCSI hardware e software open a basso costo, ideale per ridar vita ai computer vintage.

Per chi invece cerca una soluzione per aggiornare i vecchi dischi con interfaccia IDE ad un supporto compact flash facilmente removibile e più affidabile dei sistemi meccanici vi rimandiamo all’articolo dedicato su questa pagina di macitynet.

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