Prima Apple e poi gli altri, tanti colossi valutano la fuga dalla Cina

Apple fa da apripista anche per la riduzione della produzione in Cina. Ora numerosi altri colossi di elettronica valutano di portare parte della loro produzione fuori dal Paese del Dragone. Gli anaisti spiegano perché non c’è ritorno

bandiere cinesi

La decisione di spostare parte della produzione fuori dalla Cina è nell’aria ormai da alcune settimane per Apple, ma la multinazionale di Cupertino non sarà da sola, anzi. Sempre da oriente arriva un lungo elenco di colossi dei PC Windows ma più in generale di elettronica che prevedono una mossa simile nei prossimi mesi.

L’elenco è lungo e contiene praticamente tutti i nomi più importanti del settore, tra cui HP, Dell, Microsoft, Google, Amazon, Sony, Lenovo, Acer, Asus e anche Nintendo.

Come già rilevato per Apple il piano di spostare la produzione fuori dalla Cina risulta complesso, non può essere immediato e riguarda solamente una parte della produzione totale. Per Cupertino si parlava a al massimo del 30% della produzione complessiva, stessa percentuale indicata anche per gli altri colossi di elettronica.

cina-supera-usaPer HP e Dell lo spostamento della produzione fuori dalla Cina sembra interessare soprattutto i computer portatili. Invece Microsoft, Google, Amazon e Sony, ma anche Nintendo, cercano altri paesi per produrre console di gioco, speaker smart e altri dispositivi e gadget hi-tech.

In tutti i casi il fattore scatenante è imputato alle tensioni commerciali tra USA e Cina e la probabile introduzione di nuove tariffe e dazi doganali. Ma gli analisti riportati da Nikkei Asian Review, avvertono che lo spostamento della produzione fuori dalla Cina avverrà anche se la situazione migliorerà o sarà completamente risolta. Questo perché ormai da tempo i colossi hanno affidato l’intera produzione o quasi a stabilimenti e partner cinesi, una scelta che ora mostra i suoi limiti non solo per i dazi, ma anche per i recenti aumenti nel costo del lavoro.

Per questa ragione non c’è ritorno: Apple e le principali multinazionali del settore diversificheranno la propria catena di approvvigionamento, spostando parte della produzione in altri paesi del Sudest asiatico, o in India e altrove. Ormai è solo una questione di tempo.