HomeiPhoniaiPhoneDieci cose che l’iPhone ha cambiato per sempre

Dieci cose che l’iPhone ha cambiato per sempre

Cosa è rimasto uguale a prima? Che cosa possiamo pensare sempre alla stessa maniera? Pur non essendo stato il primo telefonino né il primo smartphone, l’iPhone di Apple ha avuto la capacità di trasformare per sempre interi settori economici, strutture sociali, modalità di interazione e lavorative. È l’apparecchio che ha rivoluzionato il mercato della telefonia mobile, certamente, ma ha fatto molto di più. Ha praticamente lanciato la rivoluzione mobile “smart” tutto da solo.

Abbiamo messo assieme le dieci cose principali che con l’introduzione dell’iPhone sono accadute.

1) Internet in tutte le tasche

Steve Jobs lo aveva detto fin dalla presentazione: uno schermo in tasca con il quale potersi connettere alla rete. L’iPhone era tre cose, nella descrizione del Ceo e fondatore di Apple: un telefono, un iPod e un tablet internet con schermo ampio (per l’epoca) e una esperienza della rete, cioè del web, paragonabile a quella di un computer da scrivania.

L’esplosizione del consumo dati da parte degli utenti in mobilità ha coinciso con la diffusione dell’iPhone, che è stato un vero magnete per i megabyte wireless. Oggi non lo ricordiamo più tanto perché si dà per scontato, ma per la prima volta grazie al Gsm (Edge) Triband dell’iPhone la gran massa del pubblico ha cominciato a consumare dati in mobilità. Gli altri sostanzialmente hanno seguito.

iphone primo

2) La fotografia diventa parte della vita

C’è stato un tempo in cui fotografare richiedeva il possesso di una macchina fotografica. Il che implica averla in tasca, con le batterie cariche e sufficiente spazio nella memoria interna, tutte cose che poi vanno gestite, organizzate, scaricare, ricaricate.

Con iPohne non è stato più così: su Flickr il telefono di Apple è diventato in poco tempo il primo apparecchio utilizzato per fare foto. E non bisogna dimenticare che l’iPhone ha aiutato i social media, o i social media hanno aiutato l’iPhone. Mettetela come volete, ma la sostanza è che grazie alla connettività costante, al Gps che permette di geolocalizzare la posizione dell’apparecchio e a una fotocamera di livello sempre migliore, il modo con il quale pensiamo la fotografia è cambiato per sempre.

Se il telefonino – l’iPhone – è l’apparecchio digitale più
Intimo di una persona, sempre con essa, attaccato al suo corpo, nella sua tasca, in mano, sempre carico e sempre connesso, sempre efficiente, allora la fotografia non è più la stessa cosa. Tant’è che oggi dei 1.200 miliardi di foto scattate nel 2017, l’85% saranno riprese da un telefonino. Nel 2011 erano “solo” 400 miliardi.

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3) La rivoluzione dell’app store

Esistevano gli store per le app prima dell’iPhone? Certamente. Funzionavano? Neanche per idea. Occorreva una identità fra produttore di hardware e software per riuscire a realizzare lo store perfetto, che domina il mercato del valore e della qualità. Un po’ come se ci fossero due compagnie aere, una di Boeing e una di Airbus, i due grandi colosso della produzione di aerei (uno nordamericano e uno europeo). L’integrazione fra produzione e servizio rende il pacchetto imbattibile.

Ecco dunque che Apple, a partire dal 2008 (un anno dopo il lancio di iPhone) è arrivata con il suo App Store che all’epoca aveva 500 app. Oggi ce ne sono 2,1 milioni (Android ne ha 3,4 milioni su Google Play). Le app hanno trasformato il modello di distribuzione e la catena del valore: due ragazzi che programmano in uno Starbucks possono competere sul mercato alla pari con i grandi colossi come Microsoft e Adobe.

Ulteriore passo in avanti: le vendite in-app. Il risultato, per l’ecosistema di Apple, è molto valore per gli sviluppatori e molto valore e sicurezza per gli utenti, dato che Apple mantiene chiuso lo store, approvando una per una le app e non consentendo di installare software di terze parti sui suoi apparecchi iOS.

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4) Cambia il modo di lavorare

Gig economy, on-demand work. L’idea che sia possibile ricorrere a professionalità su una rete lenta, fatta di legami deboli, senza strutture piramidali ma basati su uno schema reticolare. È stato l’iPhone, e poi Android, a permettere la nascita di Uber, per esempio, la più spettacolare startup di sempre, da sempre circondata da polemiche e scandali ma comunque capace di mettere in contatto guidatori con clienti con una semplice app e usando gli smartphone a partire dall’iPhone come console di comando.

Ma il lavoro in mobilità con legami deboli, lo smart work che tanti millantano, è solo all’inizio. Ed è stato l’iPhone ad accendere la miccia di una delle più profonde e durature rivoluzioni della nostra società, che sta destrutturando il modo con cui si lavora assieme.

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5) Anche le gomme da masticare americane…

Con gli iPhone si fa la spesa online in mobilità, una delle pratiche più comuni e diffuse secondo le ricerche. Ma si fa anche checkout nei supermercati statunitensi. In ogni caso si genera un nuovo modo di vivere lo spazio retail delle grandi catene di distribuzione. Per i supermercati questo vuol dire che vengono saltate le code alle casse, con grande dispiacere dei venditori di gomme da masticare, patatine e dolciumi vari, tutte cose strategicamente piazzate attorno alla cassa perché suscettibil di acquisto di impulso all’ultimo minuto, mentre si aspetta di pagare.

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6) L’ossessione delle ossessioni

Secondo le ricerche, nell’ulitmo anno le persone hanno consumato più contenuti mediali di sempre. E lo hanno fatto soprattutto grazie ai loro smartphone. Con l’iPhone si va su internet ma si guarda anche Netflix o Youtube, si scaricano filmati e si ascolta musica. Insomma, ci si isola e ci si perde nell’isola-bolla che ci allontana da altre bolle di distrazione tradizionali. Televisione, giornali e riviste, libri.

Siamo arrivati al punto che, anche quando qualcosa deve essere guardato alla televisione – una partita piuttosto che un reality show particolarmente interessante – il pubblico diventa attivo e performativo, tweettando e condividendo i suoi pensieri sui social. Se ci pensate, questo vuol dire che, anche di fronte a uno strumento e a un contenuto pensato per la distrazione (la partita in tv) abbiamo bisogno di un secondo livello di distrazione, ancora più frammentato e frammentante. È la snack culture, la cultura degli stuzzichini, anziché delle diete bilanciate.

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7) Il nuovo mercarto della pubblicità

Se vogliamo vedere il punto precedente in un altro modo, possiamo dirla così: lo smartphone, a partire dall’arrivo dell’iPhone, ha attratto sempre più attenzione degli utenti. E siccome l’esercizio dell’attenzione avviene attraverso il tempo, e il tempo è una risorsa limitata (le giornate hanno sempre e solo 24 ore) il risultato è che le persone hanno riallocato il proprio tempo a disposizione per consumare prodotti culturali e media. Come dire: meno tempo davanti alla tv o per leggere il giornale, sempre più tempo dentro i social sul telefonino, o dentro i giochi sul telefonino o dentro contenuti di vario genere sul telefonino.

Il piccolo schermo ha spostato radicalmente l’attenzione. Questo ha una conseguenza importante da parte dei produttori di contenuti soprattutto se gratuiti, e cioè che si sposta anche il mercato della pubblicità. La pubblicità infatti è un meccanismo economico che lega l’inserzionista al gestore del sistema che raccoglie gli utenti. In pratica, il gestore viene pagato per il numero di utenti che possono essere esposti alla pubblicità degli inserzionisti. E tutto questo oggi si sta spostando sempre più velocemente verso il mercato digitale.

Il tutto avviene con una doppia transizione: si va verso il web e si va poi verso il mobile. Perché la piattaforma che paga sempre di più oggi è questa e, ad esempio, la capacità di Facebook di reinventarsi come media in mobilità first grazie alle sue app per tutte le piattaforme è stata la chiave per la crescita economica aziendale e per capire cosa sta succedendo.

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8) L’iPhone ha rivoluzionato il business di Apple

Non si può non osservare che la più grande azienda al mondo per quotazione in Borsa, e con fatturato e utili pari all’economia di interi settori economici o di interi stati, è legata a doppio filo all’iPhone. Apple non ha una seconda categoria di prodotti neanche lontanamente vicina a quello che porta in cascina l’iPhone,

Nel 2006 l’azienda aveva fatturato 19,3 miliardi di dollari con un profitto di 1,9 miliardi, soprattutto grazie a iPod. Nel 2016 l’azienda ha fatturato 215,6 miliardi di dollari con utili per 45,6 miliardi. Su totale la quotaparte dell’iPhone pesa per il 63% del fatturato e probabilmente ancora di più per gli utili, visto le alte marginalità dei prodotti hardware rispetto ai servizi o alla vendita di beni digitali.

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9) Apple è diventata un Titano

Come si diceva al punto precedente, adesso Apple è cresciuta fino ad arrivare a essere l’azienda più valutata del pianeta. Nessuno se lo aspettava, nessuno lo aveva pensato nel 2007 quando l’iPhone è andato per la prima volta sugli scaffali e, probabilmente, ancora per qualche anno il suo successo è apparso forte ma non irresistibile. Invece, è scalato oltre i confini del bene e del male, al di là del cielo, fino a giungere dove nessuno era mai giunto prima.

Apple vale due volte Exxon Mobil e tre volte General Electric e gli analisti continuano a non vedere la fine di questa crescita, chiedendosi se Apple non sarà la prima azienda con una capitalizzazione di mercato (cioè il valore complessivo di tutte le sue azioni al prezzo corrente) che supera i mille miliardi di dollari, quello che gli americani chiamano tradizionalmente “trillion”.

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10) Ha rovinato Blackberry e Nokia, ma ha fatto crescere Samsung e Huaweii

L’esempio di Apple è stato creativo e distruttivo al tempo stesso. L’azienda ha esplorato e definito un oceano blu, un mercato privo di concorrenza (perché nessuno ancora aveva immaginato lo smartphone come un personal computer ancora più personale) e ha iniziato a generare una enorme ricchezza. Ma non solo per lei. Anche altri si sono buttati a capofitto, mentre quelli che non hanno capito, o che non potevano cambiare, hanno subito batoste inenarrabili.

Delle tragiche storie di Blackberry (ex Rim), di Nokia, di Motorola e decine di altri si è già parlato tanto. Bisogna però sottolineare che, con una mossa azzardata ed eticamente molto discutibile (ma si sa che in guerra e negli affari…) Google è riuscita a trasformare una piattaforma tradizionale seppur basata su Linux, cioè Android, in un sistema operativo mordeno e multitouch. E con Android sono cresciuti anche i produttori che hanno trovato lo spazio per esprimersi con la loro potenza industriale. Samsung, per esempio, la conglomerata coreana che era entrata nel mercato della telefonia mobile cercando di vendere telefoni tradizionali (design a conchiglia, senza sistema operativo smart, con prezzi modesti) si è trovata nella posizione di poter abbracciare Android e scalare verso apparecchi più complessi e costosi. Lo ha fatto con risultati per lei spettacolari, anche se ha seguihto una strategia mix di copia (di Apple) e di innovazione.

In tutto questo, nonostante le vendite di Apple non siano le più alte sul mercato, l’azienda di Cupertino riesce a intercettare la maggior parte del valore sia sul fronte hardware che sui servizi e sugli app store. Merito dell’integrazione verticale e di una intelligente capacità di organizzare le risorse e strutturare la propria offerta.

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