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Foxconn paga 20.000 rivoltosi per lasciare la fabbrica iPhone

Foxconn ha pagato 20.000 lavoratori in cambio delle loro dimissioni: si tratterebbe perlopiù di nuovi assunti che, a causa di quello che sarebbe stato definito un “errore tecnico”, non avrebbero ricevuto i bonus promessi in cambio della loro permanenza in fabbrica mentre si stava sviluppando una nuova ondata di casi COVID-19.

Le cause

Ve ne avevamo parlato a inizio mese quando ai dipendenti della fabbrica di Zhengzhou, nella Cina centrale, Foxconn prometteva di quadruplicare i bonus – dai 100 yuan giornalieri (poco meno di 15 euro) a 400 yuan – a chi restava in fabbrica a lavorare senza tornare a casa fino alla fine dell’epidemia.

Pare però che questi termini non sono stati rispettati: Foxconn infatti avrebbe modificato i contratti di lavoro in modo che i nuovi lavoratori non ricevessero la retribuzione promessa. Così quegli stessi dipendenti che avevano dapprima accettato orari di lavoro estremi e condizioni di vita altrettanto dure (molti si sono lamentati della mancanza di cibo per tutti durante questi confinamenti), alla mancanza dei soldi promessi hanno rimosso le barriere per contenere i contagi in segno di protesta, generando talvolta violenti scontri in varie zone della fabbrica.

foxconn india colpita covid

Le giustificazioni

A seguito delle rivolte, Apple ha inviato un team sul posto e i dirigenti di Foxconn si sono scusati coi lavoratori definendo un errore tecnico quel che era successo coi contratti. Pare tuttavia che questo non sarebbe stato sufficiente, visto che l’azienda avrebbe anche deciso di offrire ai manifestanti 1.400 $ in cambio delle loro dimissioni.

La proposta

Secondo Reuters come dicevamo oltre 20.000 lavoratori avrebbero accettato il pagamento e se ne sono andati. Non è chiaro però se tutti i 20.000 sono stati coinvolti nella rivolta, ma la maggior parte erano appunto nuovi assunti che non erano stati ancora impiegati nelle linee di produzione. Nel frattempo le autorità statali cinesi hanno annunciato che Foxconn avrebbe bisogno di 100.000 lavoratori in più, tanto che avrebbe chiesto aiuto persino al personale militare in pensione.

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