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I migliori romanzi giapponesi contemporanei

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L’Italia ama molto il Giappone e ne viene costantemente ricambiata. Tra i due paesi c’è anche un fitto scambio letterario e molti autori dell’Arcipelago sono tradotti e amati anche qui da noi. Non solo quelli tradizionali, i nomi storici che fanno da fondamento per la letteratura giapponese (quelli li vedremo più avanti) bensì i contemporanei.

Ne abbiamo fatto una breve raccolta che sappiamo bene essere incompleta. Ma non potrebbe essere altrimenti, vista l’abbondante mole di libri disponibili per il nostro mercato. Questa è solo una “piccola” introduzione, insomma, un viatico per trovare delle letture contemporanee, adatte anche al gusto di chi magari vuole qualcosa di leggero e interessante da portare sotto l’ombrellone, al lago o in montagna. Per la letteratura storica e i fondamenti ne parleremo in un altro appuntamento di questa serie di libri.

Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.

I migliori libri


Moshi moshi

Banana Yoshimoto ha molti pregi come autrice e uno in particolare quando si parla di libri giapponesi in Italia: è stata la prima autrice “giovane” ad essere scoperta da una generazione di lettori, andando oltre da un lato ai manga e dall’altro ai romanzi “seri” alla Mishima e Oe. Moshi moshi è il modo con il quale si risponde al telefono in giapponese (il nostro “pronto”) e la storia è una metafora della quotidianità che non è mai né completamente banale né completamente eccezionale. Dopo aver perso il padre in quello che ha tutta l’aria di essere stato un doppio suicidio d’amore, Yoshie si trasferisce dalla sua casa di Meguro a un minuscolo e vecchio appartamento a Shimokitazawa, un quartiere di Tokyo famoso per le sue stradine chiuse al traffico, i ristoranti, i negozietti, nonché meta degli alternativi della capitale. Qui Yoshie spera, aiutata dall’atmosfera vivace, di superare il dolore e dare una nuova direzione alla sua vita. Un giorno, però, sua madre le si presenta a casa all’improvviso con una borsa Birkin di Hermès e qualche sacchetto. Inizia così una bizzarra convivenza che unisce le due donne lungo il percorso di elaborazione del lutto che le ha colpite, le pone di fronte a verità inaspettate, le aiuta a scorgere fiochi lumi di speranza nel buio di una quotidianità ferita.

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Dance dance dance

L’altro grande autore giapponese moderno e “mainstream” in Italia è ovviamente Haruki Murakami. Il maestro delle letteratura contemporanea da noi è amatissimo e ha tradotto e pubblicato praticamente tutto quello che ha scritto, che non è per niente poco. In particolare, uno dei più bei romanzi tra i suoi molti, ma meno conosciuto da noi, è questo “Dance dance dance”. È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, A. D. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees, Eagles… Uno strano mondo, dove tutto – o quasi – si può comprare. Cosi, per chi non ha voluto, o saputo, cogliere l’attimo e tuffarsi nell’ingranaggio, le strade che rimangono sono tutte un po’ tortuose.

Il protagonista, un giornalista freelance costretto dalle circostanze a improvvisarsi detective, si muove tra cadaveri veri e presunti attraverso una Tokyo iperrealistica e notturna, una Sapporo resa ovattata da una nevicata perenne e la tranquillità illusoria dell’antica cittadina di Hakone. Una giovane ragazza dotata di poteri paranormali lo accompagna nella sua ricerca. Ma troviamo anche una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto, a Honolulu, dove sei scheletri guardano la televisione. Esiste un collegamento fra tutte queste cose, un senso anche per chi ha perso l’orientamento. L’unico modo per trovarlo è non avere troppa paura, e un passo dopo l’altro continuare a danzare.

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Il mistero della donna tatuata

Sappiamo poco di Akimitsu Takagi, maestro indiscusso del mystery giapponese, e di questo formidabile romanzo che è un ritorno: scritto originariamente nel 1948, quando è stato ripubblicato ha colpito sia in Giappone come in Italia in maniera simile a un fulmine a ciel sereno. Il corpo di una donna viene ritrovato in una stanza chiusa dall’interno. O meglio: quasi tutto il corpo. La delicata pelle di Kinue era ricoperta da uno splendido tatuaggio, il capolavoro di un artista leggendario ed elusivo: suo padre. Ma ora dal cadavere manca il torso, e forse la soluzione del caso è legata proprio a ciò che quel lembo di pelle riproduceva.

Siamo nell’immediato dopoguerra: Tokyo è ancora sconvolta dalla recente fine della Seconda guerra mondiale e a indagare viene chiamato l’ispettore Matsushita. Ad aiutarlo nelle indagini il fratello medico legale, Kenzo, che metterà al servizio della polizia le sue competenze scientifiche e le sue intuizioni. Ma Kenzo, tormentato da un disturbo bipolare reso ancora piú acuto dagli orrori vissuti al fronte nelle Filippine, ha anche un altro motivo per scoprire chi ha ucciso Kinue: è stato il suo amante e presto il suo ruolo nelle indagini sarà piú intricato dei serpenti che adornavano il corpo della donna. Inizia cosí una discesa nei labirinti piú oscuri di una Tokyo mai tanto notturna, tra truppe di occupazione e assassini, perversioni millenarie e terrore atomico, artisti bohémien e sapienti prostitute.

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Le ricette della signora Tokue

Come definire questo libro se non come un libro goloso? Oppure dire che è una storia “tutta da mangiare”? Scherzi a parte, Durian Sukegawa ha scritto veramente un bel romanzo, profondo e al tempo stesso leggero: i dolcetti sono il pretesto di un viaggio interiore e di un la storia di quel paese. Sentaro è un uomo di mezza età, ombroso e solitario. Pasticciere senza vocazione, è costretto a lavorare da Doraharu, una piccola bottega di dolciumi nei sobborghi di Tokyo, per ripagare un debito contratto anni prima con il proprietario.

Da mattina a sera Sentaro confeziona dorayaki – dolci tipici giapponesi a base di pandispagna e an, una confettura di fagioli azuki – e li serve a una clientela modesta ma fedele, composta principalmente da studentesse chiassose che si ritrovano lì dopo la scuola. Da loro si discosta Wakana, un’adolescente introversa, vittima di un contesto familiare complicato. Il pasticciere infelice lavora solo il minimo indispensabile: appena può abbassa la saracinesca e affoga i suoi dispiaceri nel sakè, contando i giorni che lo separano dal momento in cui salderà il suo debito e riacquisterà la libertà. Finché all’improvviso tutto cambia: sotto il ciliegio in fiore davanti a Doraharu compare un’anziana signora dai capelli bianchi e dalle mani nodose e deformi.

La settantaseienne Tokue si offre come aiuto pasticciera a fronte di una paga ridicola. Inizialmente riluttante, Sentaro si convince ad assumerla dopo aver assaggiato la sua confettura an. Sublime. Niente a che vedere con il preparato industriale che ha sempre utilizzato. Nel giro di poco tempo, le vendite raddoppiano e Doraharu vive la stagione più gloriosa che Sentaro ricordi. Ma qual è la ricetta segreta della signora Tokue?

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Gridare amore dal centro del mondo

Kyōichi Katayama pennella una storia che pare un film da quanto è facile immaginarla davanti ai nostri occhi, e infatti è poi diventata un manga, un film e una serie tv di grande successo in Giappone, Taiwan e Corea del Sud. Sakutaro sta andando in Australia, ma la sua non è una gita qualunque: porta con sé le ceneri di Aki, morta a soli diciassette anni di leucemia. L’Australia è la terra che Aki ha sempre sognato ed è là che lui disperderà le sue ceneri. Comincia così il racconto di Sakutaro, che rievoca il loro primo incontro, gli appuntamenti dopo la scuola, il lento e dolce avvicinamento tra i due ragazzi. E infine la malattia, il ricovero, la disperata fuga dall’ospedale.

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La cartella del professore

Disponibile per una combinazione solo in formato Kindle (ma probabilmente si trova usato altrove) il romanzo di Kawakami Hiromi fa parte di una letteratura giapponese contemporanea ma “alta”, di qualità. La casa editrice (Einaudi) e la stessa traduttrice (Antonietta Pastore) sono indicatori chiari da questo punto di vista. Quello a cui assistiamo, leggendo questo romanzo, è la scoperta di una nuova scrittrice estremamente potente. La storia è semplice: Tsukiko ha poco meno di quarant’anni. Vive sola, e dopo il lavoro frequenta uno dei tanti piccoli locali di Tokyo, dove con una modica spesa si possono mangiare ottimi manicaretti e bere qualche bicchiere di birra o di sake. È un’abitudine molto diffusa fra gli uomini della metropoli, meno fra le donne.

In una di queste occasioni incontra il suo insegnante di giapponese, che riconosce, malgrado i tempi del liceo siano ormai lontani, quando lo sente ordinare le stesse pietanze. Tsukiko e il prof, come lei lo chiama, iniziano a parlare e trovano subito un’intesa nella loro passione per il cibo. Fagioli fermentati con tonno, frittelle di radici di loto, scalogni sotto sale e altre leccornie della delicata cucina giapponese accompagnano gli incontri mai programmati, ma non per questo meno frequenti, di due persone così diverse eppure simili nella quieta accettazione della propria solitudine, e ogni incontro rappresenta un impercettibile avvicinamento, serve a chiarire dubbi e fraintendimenti. Ma la donna fatica a trovare una sua dimensione adulta, e il professore, che è vedovo e ha settanta anni, non riesce a uscire dal suo passato di marito e insegnante.

Arriva la stagione dei funghi, le ferie di Capodanno passano senza allegria, poi fioriscono i ciliegi, si organizza una gita che delude le aspettative e termina, come tante serate, nel torpore dell’alcol. Trascorrono così due anni. E dopo infiniti appuntamenti, giunge il momento in cui il prof, nella sua lingua un po’ vecchiotta, con i suoi modi di fare non proprio disinvolti, vince il pudore e chiede a Tsukiko se accetterebbe di frequentarlo «con la prospettiva di stringere una relazione amorosa».

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Nel cuore di Yamato

C’è poco da dire se non che il lavoro di Aki Shimazaki è davvero notevole. Uno dopo l’altro, cinque personaggi prendono la parola per raccontare le proprie vicende, che spaziando in epoche diverse e intrecciandosi offrono un lucido spaccato della storia politica ed economica del Giappone dal dopoguerra in poi.

La logica del lavoro e il ferreo rispetto delle regole condizionano la vita privata e sentimentale: c’è chi lo accetta in nome della rinascita del Paese, chi finisce per morirne e chi preferisce prenderne le distanze, a caro prezzo. La posizione sociale pesa sulle scelte personali e stabilisce le sorti degli individui attraverso matrimoni combinati, trasferimenti improvvisi sul lavoro, in una lotta tra l’affermazione della libertà e l’accettazione passiva.

Sullo sfondo, misteriosi segreti sull’epoca delle deportazioni in Siberia, su sconvenienti scelte sessuali, su dolorosi suicidi, determinano i rapporti umani. Sovrano regna l’amore nella sua complessità: l’amore di coppia, sacrificato o portato al sommo compimento, l’amore fra genitori e figli, l’amore per una cultura e per delle tradizioni che affondano le radici in un passato remoto. Il lettore viene così condotto nel cuore del Paese, anticamente chiamato Yamato, e scopre la cerimonia del tè, gli haiku, le canzoni arcaiche, un sistema scolastico rigoroso con i suoi juku e i suoi teijisei.

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Tokyo soundtrack

A un certo punto anche Sellerio, la piccola casa editrice siciliana di qualità conosciuta soprattutto per Andrea Camilleri e il suo Montalbano, apre la strada all’oriente giapponese. E lo fa con vari romanzi, in verità, ma tra i tanti quello che spicca secondo noi è questo di Hideo Furukawa. All’inizio è l’eden, l’incanto di un’isola in cui l’uomo sembra non aver lasciato traccia.

Ma durerà poco, perché al contrario l’attività umana ha stravolto il mondo. Tokyo è diventata una metropoli surriscaldata e impazzita, in cui la natura non ha più regole, i ciliegi sono sempre in fiore, zanzare e insetti trasmettono ogni tipo di malattia tropicale. Tutto è ostile, anche il clima politico: la suscettibilità verso gli stranieri è altissima, l’immigrazione clandestina ha cambiato il volto della società, e va combattuta a ogni costo. Può sembrare un romanzo distopico, di pura immaginazione, invece, nel rovesciamento paradossale che appartiene a ogni finzione letteraria, molto è vero. Sono veri i luoghi, le strade, le tensioni e le atmosfere che vediamo noi stessi nelle nostre città.

Più che vero è il ritratto della sensibilità dei personaggi, dei ragazzi che sono al centro di una storia unica, quasi una nuova declinazione del realismo magico, in cui convergono fumetto manga e furore punk, per creare un romanzo di formazione del XXI secolo. I protagonisti hanno in comune un passato straordinario. Sono dei sopravvissuti, grazie al loro istinto e a un’intuizione profonda dei ritmi e delle regole della natura. Riportati alla civiltà, le loro vite prenderanno strade diverse, ma finiranno per convergere nel caos elettrizzante e tossico della capitale giapponese. Lei è ribelle e carismatica, lui solitario e introverso. Assieme vorranno sognare un cammino comune e imporre la loro diversità a un mondo condannato a un doloroso e inarrestabile declino.

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L’emporio dei piccoli miracoli

Un romanzo d’evasione, un modo per uscire dalla routine e sognare con un po’ di magia e senza tanto impegno: Keigo Higashino disegna una storia di quelle che oggi forse non è più così tanto comune trovare. Tre giovani ladri un po’ pasticcioni – Shota, Kohei e Atsuya – hanno appena svaligiato una casa in una piccola cittadina di campagna, quando vengono lasciati a piedi dall’auto con cui sarebbero dovuti scappare. Decidono allora di nascondersi in un vecchio negozietto che sembra abbandonato, l’Emporio Namiya. Nel cuore della notte, però, succede qualcosa di strano: una lettera viene infilata sotto la serranda abbassata del negozio.

È una richiesta di aiuto, indirizzata all’anziano proprietario dell’Emporio, che anni addietro era diventato celebre perché dispensava massime di saggezza e consigli di vita a chiunque gli chiedesse una mano. I tre, così, decidono di fare le sue veci e depositano una risposta scritta fuori dalla porta. Shota, Kohei e Atsuya, pensando di aver risolto la questione, tornano a discutere della fuga all’alba, ma dopo qualche istante giunge la replica, e questa volta capiscono che incredibilmente quelle lettere sono inviate da qualcuno che vive nel 1979, più di trent’anni indietro rispetto al loro presente. Da quel momento, le lettere di aiuto si moltiplicano, inviate da nuovi mittenti, ognuno con i propri problemi, tutti diversi e tutti complicati.

Coinvolti in quella bizzarra macchina del tempo, i tre ladri decideranno di prestare il proprio aiuto a tutti quelli che lo richiedono, provando con le loro risposte a cambiare, in meglio, il passato. Scegliendo il miglior destino possibile per quei perfetti sconosciuti.

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Racconto di una luna

Storia notevole, scritta da un autore della nuova generazione (è nato nel 1975) di talento, Hirano Keiichiro, che ha già vinto numerosi premi. Questo romanzo è scritto in una lingua ricercata e suggestiva, è un romanzo onirico e ricco di poesia che trasporta il lettore in un Giappone lontano e incantato. Alle soglie del ventesimo secolo, mentre il Giappone, finalmente aperto all’incontro con l’Occidente, sta affrontando le sfide della modernizzazione, un giovane poeta si perde, per una serie di misteriose coincidenze, nei boschi rigogliosi delle montagne di Kumano, magica culla delle più antiche tradizioni nipponiche.

Lanciatosi all’inseguimento di una farfalla, o di un sogno, Masaki sembra risucchiato in un mondo primordiale, in cui il confine tra immaginazione e realtà si fa via via più vago. Com’è giunto fin lì? Chi è la misteriosa donna che sembra attirarlo a sé? Cosa, di ciò che ha visto e vissuto, è realmente accaduto?

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Sono tornata, amore

Un po’ di “rosa”, in questo romanzo scritto da Tajuji Ichikawa. Quando Karin, ex modella ed ex attrice, chiede a Satoshi di poter lavorare nel suo negozio, Satoshi non riconosce subito in lei né la famosissima top model né l’amica d’infanzia, il suo primo amore, il suo primo bacio. Eppure per gli ultimi quindici anni non ha pensato ad altro, intrappolato nel ricordo perfetto di un’amicizia perduta, quando lui, Karin e Yuji formavano un trio indissolubile. Ma il destino, che ha offerto loro una seconda occasione, si trasforma in dramma quando Yuji ha un incidente ed entra in coma. All’improvviso, Satoshi scopre che il suo grande amore nasconde un terribile segreto: solo lei può salvare Yuji, ma a un prezzo forse troppo alto.

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Le bugie del mare

Kaho Nashiki con questo romanzo vi porterà in un paradiso perduto, su una piccola isola dell’arcipelago giapponese, dove la natura è un tempio e ogni pianta, sasso e animale sono venerati come divinità. Una vicenda con richiami importanti alla storia e alle religioni locali e ai loro misteri, ma al contempo un romanzo sul senso della vita e sulla riscoperta dei suoi valori fondamentali. Akino, giovane studioso di geografia all’Università K., si reca nella piccola isola di Osojima per svolgere ricerche sul campo.

Presto il suo viaggio si trasforma in una sorta di pellegrinaggio alla ricerca di se stesso e in una profonda riflessione esistenziale, all’indomani di una grave, triplice perdita. La natura incontaminata dell’isola, la sua flora subtropicale, i leoni marini, i capricorni giapponesi, le numerose specie di uccelli fanno da sfondo agli incontri di Akino con alcuni emblematici abitanti del posto in un clima legato allo sciamanesimo, al buddhismo esoterico e allo shintoismo. Nel finale denso di sorprese, ambientato circa cinquant’anni dopo, Akino trarrà le conclusioni sulla propria vita, ancora una volta grazie a Osojima e alla sua magia.

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