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iPad: Macitynet l’ha provato

Le domande dall’Italia fioccano numerose via email, sms e ichat. Com’è da vicino questo iPad? Ne vale veramente la pena? Arrivare a toccarlo è stato difficile: nonostante solo 600 persone fossero state invitate da Apple per partecipare a questo evento esclusivo e “rivoluzionario” secondo la definizione dello stesso Steve Jobs, lo spazio era poco e pure scuro. Attorno a grandi tavoli di legno, al contrario, chiaro, una serie di ragazzi e ragazze di Apple tenevano ciascuno uno degli iPad da 64 gigabyte a disposizione della platea. E la calca c’è stata.

ipad preview 1Scansando antipatici colleghi giapponesi che sgomitavano per fare raffiche di foto, inviati speciali americani e giornalisti un po’ di tutte le razze, colori e soprattutto odori, visto l’intenso caldo che si sentiva nell’ambiente crepuscolare attrezzato da Apple nel secondo salone distaccato dello Yerba Buena Center di San Francisco, chi scrive è riuscito a mettere le mani sopra uno di questi nuovi iPad. E a provarlo per alcuni minuti. Con un peso di poco più di mezzo chilo l’iPad si presenta bilanciato e facile da tenere in mano. Solido nel suo materiale di alluminio estruso, con i bordi che risalgono a coprire e tenere ferma la cornice nera e il vetro che copre il display multi-touch di Apple. Un vero capolavoro di ingegneria nella sua incredibile semplicità. In mano insomma iPad è davvero un bell’oggetto. Soprattutto, dopo trenta secondi sembra di averlo sempre conosciuto, di averlo sempre tenuto in mano e usato per giocare, navigare, leggere, ascolater la musica, guardare i film. La risposta al touch è semplice e veloce. Se si è usato un iPhone, in realtà già si è capito quasi tutto. Ma non proprio tutto. Occhio infatti perché arrivano metafore nuove dettate dal maggiore spazio a disposizione. Come quella che consente di muovere rallentando e facendo “esplodere” un gruppo di foto dell’album, oppure di bloccare a metà una pagina di un libro mentre la si gira, con la trasparenza dello stampato nel verso della pagina che emerge sul recto: una finezza creata con un sapiente uso di OpenGl.

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Fin dalla prima schermata, che con il consueto “Scorri per sbloccare” apre la schermata iniziale di iPad, c’è una piccola differenza: il pulsante virtuale che consente di entrare in modalità slideshow per trasfomare l’iPad in una cornice digitale per fotografie di eccellente qualità grazie al dispaly altamente riflettivo. Sulla superficie del dispositivo c’è una sola presa standard dock per iPhone, sotto, insieme alle griglie per l’audio sulla destra sempre sotto, di lato a sinistra le regolazioni del volume e il lock dello schermo, sopra il pulsante di accensione e bloccaggio a destra e a sinistra invece la presa per il jack audio standard da 3,5 millimetri,con accanto un minuscolo pulsante che fa tanto pensare a una fessura per il reset hardware.

L’apparecchio che Macity ha potuto provare in anteprima non era dotato di connessione 3G, quindi non abbiamo idea di come cambi l’hardware di questa versione rispetto all’attuale. Sul fronte del gioiellino di Apple ha infatti posto una sola rifinitura visibile, che è il pulsante home dell’iPhone, e in alto invece il minuscolo foro di un sensore per la luminosità ambientale. Sembra molto migliorata sia la sensibilità touch, già ottima per l’iPhone, che la sensibilità di accelerometro e bussola, probabilmente grazie a una componentistica differente e più generosa rispetto alla versione tascabile. La disposizione delle schermate è assolutamente quella dell’iPhone, con a sinistra della home una schermata di ricerca, mentre poi si snodano le varie schermate per quanto riguarda le altre applicazioni. Apple permette questa volta di cambiare gli sfondi e di disporre con maggiore agio le applicazioni, che comunque occupano uno spazio relativamente grande. Le modalità di riorganizzazione sono assolutamente simmetriche a quelle di iPhone. La resa della apps numerose che sono utilizzabili su iPad (praticamente tutte, a quanto dicono quelli di Apple) è ottima ma manifesta, soprattutto quando c’è abbondanza di testo, un fenomeno piuttosto visibile di aliasing all’ingrandimento maggiore. La dimensione “piccola” a schermo annerito non è male, comunque. Si tratta in ogni caso di una soluzione tampone. La resa di prestazioni delle apps è comunque di tutto rispetto: viene da pensare che il nuovo A4 di Apple, il processore realizzato da PA Semi abbia davvero tanta energia da vendere.

Alcuni piccoli bug del sistema, soprattutto uno che “oscurava” in modalità panoramica la tastiera di Mail, fanno pensare che Apple debba ancora lavorare un po’ su questo tipo di interazione system-wide. In sostanza, però, la tastiera è notevole: precisa, sembra non avere grossi problemi nel riconoscere il “tocco” e dotata ovviamente del correttore automatico (settato sull’inglese, che provoca lotte tra utente e macchina ancora più toste della versione italiana per decidere chi ha ragione e che cosa stiamo scrivendo davvero). Non abbiamo avuto la possibilità di usare la tastiera fisica, che pare una evoluzione di quella per iMac “corta”, cioè senza tastierino numerico. Phil Schiller ci ha assicurato in prima persona che dovrà essere attaccata all’adattatore che fa da basetta per l’iPad. Il lavoro con le tre applicazioni di iWork, come si può immaginare appena iniziato, lascia intuire varie cose. La prima è che sarà necessario ripensare molte cose del nostro approccio a un computer. Lavorare in punta di dita richiede infatti un minimo di training e iPad espande il set di metafore dell’iPhone. Soprattutto Keynote diventa complesso da gestire senza studiarci un po’. E non c’è visibilità sul file system. Vale a dire che non si vedono i documenti ordinati in cartelline, come sul computer, ma solo dall’interno del programma stesso sotto forma di galleria. La modalità di riorganizzazione dei menu contestuali, che appaiono galleggiando attorno alle funzioni presenti sullo schermo, è una delle cose più intuitive e belle viste di recente nel mondo dell’informatica.

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Infine, prima di chiudere la prova con un giro di altre applicazioni tra le quali la nuova iPhoto, da segnalare la grandiosa integrazione che passa, proprio come su Mac, da un software all’altro. Per aggiungere foto in Keynote ovviamente compaiono le librerie di iPhoto presenti su iPad e la possibilità di copiare e incollare elementi da una applicazione all’altra diventa totale. Molto semplice e bello lavorare anche su iPhoto con gli album e con Faces, mentre scorrere gli eventi dentro le applicazioni di calendario e i contatti in quella di rubrica è – come ha dimostrato Steve Jobs – ancora più intuitivo grazie a una migliore metafora di agenda e rubrica “reali”. Gli effetti di “carta” scelti lasciano pensare che a breve potrebbe esserci una ricaduta anche su Mac OS X.

Invece, non è chiaro se questa versione, che Macity ha potuto verificare essere la 3.2 di iPhone OS, porterà anche aggiornamenti alla controparte iPhone. Ad esempio, se l’applicazione per leggere i libri passerà anche su iPhone o rimarrà una prerogativa solo di iPad.Una vera festa per gli occhi, invece, la disposizione dei menu e delle opzioni dentro le preferenze di sistema: tutto visibile a colpo d’occhio, mantenendo le stesse funzioni (a parte quelle aggiuntive di gestione degli screensaver e degli sfondi) e metafore touch dei pulsanti on-off.

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In conclusione, la prova è stata breve, rapida ma positiva. Dopo aver riascoltato mentalmente tutto quello che siamo riusciti ad accumulare in quelle due ore frenetiche, tra keynote di Steve Jobs e il tempo che abbiamo avuto in mano l’iPad, si può dire che prende forma una immagine mentale molto chiara del prodotto (valido) e del suo uso. È una straordinaria alternativa fin da oggi all’uso di computer più “pesanti” per un uso base: posta elettronica, web e un minimo di produttività. Non per lavorare ma per andare via divertendosi e senza restare scollegati del tutto. Insomma, quello che i netbook avevano promesso e non erano mai riusciti a mantenere. Con un caveat. A nostro avviso, iPad funzionerà solo se arriveranno applicazioni e soprattutto contenuti editoriali. L’apparecchio mette una pietra sopra a Kindle, trasformando in un attimo quella tecnologia in preistoria. Ma ancora deve dare una risposta concreta: come un treno, potrebbe portare lontano i passeggeri, a condizione che questi vogliano salire a bordo con le loro valige di contenuti pronte per i lettori digitali di una nuova era.

Per “vederne di più” vi rimandiamo alla galleria con le immagini ufficiali di Apple, dopo quelle scattate durante il keynote e le prime foto dell’iPad al showcase , dulcis in fundo ecco un’ampia galleria di immagini dell’iPad dal vivo.

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