iPhone 11 “Pro”, quella parolina che ci piace tanto

Phil Schiller ha presentato iPhone 11 Pro come il primo telefono "professionale". Ma dietro la parolina che piace tanto, è difficile comprendere che cosa ci sia davvero di professionale in un telefono che in fondo è quasi identico a quello non Pro. Il valore del marketing conta più dei contenuti?

iPhone 11 Pro, quella parolina che ci piace tanto

Totò avrebbe detto: “Ma Pro sarà lei. E si vergogni!”. E se ne sarebbe andato via indignato.

Ritorna a mente la maschera popolare più famosa dell’Italia del Dopoguerra per parlare della scelta di chiamare iPhone 11 “Pro” i due telefoni più costosi dell’attuale linea di smartphone di Apple. Gli iPhone 11 Pro sono i più costosi (relativamente, perché Apple ha tenuto i prezzi fermi dalla scorsa generazione, scendendo con la versione “non pro” dell’iPhone 11 rispetto all’iPhone XR) e i più avanzati tecnologicamente. Ma durante la presentazione dell’altra sera soprattutto Phil Schiller non si è risparmiato e ha insistito a lungo per garantire che ci fosse stampato ben chiaro in testa il posizionamento degli iPhone 11 Pro, normale o max che sia. Cioè, in una parola, “Pro”.

Solo che dire che gli iPhone 11 sono Pro vuol dire anche ridefinire il significato del termine “Pro”, che peraltro è stato oggetto di analisi lunghe e accurate per quanto riguarda l’altro segmento in cui sta diventando sempre più particolare, cioè quello dei Mac e soprattutto del Mac Pro, una belva estremamente costosa e potente, che mette fuori gioco il 99% dei potenziali acquirenti (per loro c’è l’iMac Pro, eventualmente), e poi del MacBook Pro 15, altrettanto costoso in proporzione ma non così tanto.

Resta da vedere il MacBook Pro 16, se si chiamerà così, ma chi scrive è fiducioso che resterà nel solco di sittanti augusti predecessori.

iPhone 11 Pro, quella parolina che ci piace tanto

Ma cosa vuol dire iPhone 11 Pro? Non certo la presa Usb-C, che è quella ad esempio che, come una ciliegina sulla torta, separa gli iPad Pro da quelli tradizionali. Cambia il design in quel caso, e la componentistica, ma soprattutto cambia l’ecosistema.

Gli iPad Pro, anche se adesso praticamente tutti gli iPad hanno a disposizione una Pencil di Apple e una tastiera, sono un po’ più tosti degli altri e soprattutto appartengono a un ecosistema di accessori e funzionalità diverse. Hanno accesso a un mondo diverso, simmetrico a quello dei Mac che usano tutti la Usb-C.

Quindi la definizione di “Pro” passa per la Usb-C? Beh, no, anche perché il MacBook Air ce l’ha ma non si chiama Pro. E l’iPhone 11 Pro non ce l’ha. Ha invece un caricabatterie identico a quello degli iPad Pro con in più il cavetto Lightning/Usb-C. Ma Apple evidentemente ha valutato che non c’erano ragioni tecniche per cambiare connettore e che la rivoluzione avrebbe decimato il suo mercato degli accessori e degli apparecchi di terze parti. Una transizione che non fa anche per preservare l’integrità del mercato “Made For iPhone MFI” e per proteggere la preziosa presa dati ed elettrica del suo piccolo tesoro dagli spinotti cinesi (non MFI) fatti con componentistica di bassa qualità e a rischio incendio, sbalzo di tensione o cortocircuito.

Quello che manca a questo iPhone 11 Pro è anche il supporto della Apple Pencil, la possibilità di avere delle espansioni interne tipo schede di memoria rimovibili (ok, questo è praticamente impossibile, ma non toglieteci almeno la possibilità di sperare).

Invece il Pro vuol dire in questo caso una videofotocamera che sembra una ziggurat, con i gradoni per raggiungere il triplice obiettivo e il pozzo bianco senza fondo della torcia led. E poi le finiture di altissima qualità (speriamo quelle degli altri iPhone siano almeno in linea, però) e una componentistica da Formula Uno.

iPhone 11 Pro, quella parolina che ci piace tanto

La definizione di Pro non passa dal processore, che è identico, e neanche dalla memoria, che cambia in quantità ma dovrebbe avere la stessa velocità. Forse cambia perché Apple ha deciso di chiamarlo così, ma in realtà non è più Pro di quanto non lo fosse l’iPhone X e l’iPhone XS che va a sostituire (e pienamente perché Apple non tiene a listino i vecchi modelli a prezzo ribassato).

Cosa rimane? Un’idea. Anzi, una attribuzione di paternità. Che Pro applicato all’iPhone 11 sia una definizione figlia del marketing. Un posizionamento che è una forma di branding, anziché un lavoro chirurgico di costruzione del proprio pubblico. E questo avvicina purtroppo il marchio iPhone a una delle peggiori categorie-tormentone dell’editoria americana.

Le migliaia di libri “like a pro”, quelli cioè che ti promettono che ti insegneranno a fare qualcosa “come un professionista”. Che è un po’ come andare a comprare un golfino sulle bancarelle del mercato e sentirsi dire che “è alla moda”, o andate a mangiare le vaschette di pasta riscaldate al bar sotto l’ufficio e sentirsi dire che “è da gurmet”.

Insomma, sembra un trucco da imbonitore, per acchiappare l’attenzione di un mercato totalmente aspirazionale, fatto di gente a cui piacerebbe apparire come quelli fighi, come i “pro”, come quelli che hanno i golfini alla moda e mangiano roba molto buona a pranzo durante la settimana.

Certo, disegnare gli utenti ideali di un iPhone 11 Pro come il profilo di chi ha costruito i suoi gusti musicali con X Factor, considera i post di Osho su Facebook poesia e considerare Fabio Volo letteratura, non è generoso. Però stiamo andando in una direzione simile: il pubblico di avanguardia è stato catturato un decennio fa, poi sono arrivati gli innovatori, gli sperimentatori, la gran massa di chi voleva la comodità di un prodotto che funziona ed è anche bello. Il succo maturo della rivoluzione digitale, il telecomando della vita, il portatore sano di app, l’unico vero computer che oltretutto sta sempre con noi, nelle nostre borse e nelle nostre tasche.

E adesso? Arrivano gli altri, i cugini di provincia, quelli che li tiri dentro perché avere un iPhone fa tanto status symbol. Solo che “pro” è più corto e meno pacchiano, fa più fino.

Insomma, è arrivato il momento di far cassa con una demografia che ha bisogno di essere rassicurata che sta comprando la cosa giusta. Anche perché ormai l’iPhone costa davvero caro. Come gli altri telefoni di pari fascia, che oltretutto non hanno accesso al fantastico ecosistema dell’App Store, questo sì un vero valore in più. Il resto è andare al negozio è comprare un telefono che a usarlo o a tenerlo in tasca ti faccia sentire “like a pro”.

Tutto quello che c’è da sapere sui nuovi iPhone 2019 lo trovate su questa pagina di macitynet.