Home Recensioni Mettiamo alla prova iA Writer “Classico” cinque anni dopo il lancio

Mettiamo alla prova iA Writer “Classico” cinque anni dopo il lancio

Il testo è fluido, il testo è fuggente, il testo rotola, il testo non si ferma mai. La scrittura con la tastiera forse non è veloce come quella con la penna, anche se è dimostrato che chi sa scrivere a dieci dita con la tastiera va più veloce di chi scrive con la penna, stenografia a parte.

Tuttavia mai come oggi la scrittura è diventata liquida, fluida, veloce. È merito della capacità degli editor di testo di semplificare e spogliare il contenuto del testo da tutti gli orpelli e rendere diretta, quasi senza mediazione, la relazione tra la mente e le parole. Una sorta di lingua virtuale che scrive e al tempo stesso riscrive, corregge, cancella, inverte, linka, modifica, rende iper oppure super qualsiasi testo.

L’editor oggi ha assunto un significato sempre più ricco e importante. È lo strumento per la creatività, il modo con il quale si esprime lo spazio concettuale all’interno del quale volano le parole e si rassodano i concetti. Il Markdown, di cui abbiamo parlato più volte in passato dedicando anche un ebook all’argomento è sicuramente una delle chiavi più moderne per affrontare questo discorso. Scioglie il testo e lo rende qualcosa di diverso, personale, adatto al proprio uso. Bisogna starci comodi.

Per alcune persone questa comodità viene da app come iA Writer “classico”, il primo e storico software della svizzera Information Architects, che ha precorso i tempi in più di un modo. Vediamo allora a cinque anni di distanza dal lancio di questa app, all’epoca costosa e oggi ancora disponibile sullo store solo per colori i quali l’avevano già acquistata (oggi che iA Writer 3, tutto un altro software), com’è la versione classica di iA Writer.

Premessa: la versione di IA Writer Classic qui recensita non è più in commercio per i nuovi acquirenti
iA Writer 1La filosofia di iA Writer Classic
La cosa che colpisce aprendo la versione originale di iA Writer, che oggi su Mac è arrivata alla release 2.1.3 (build 5984) è la sua completezza e modernità, sia in termini funzionali che soprattutto in quelli estetici e di interfaccia. A pensarci bene è praticamente impossibile trovare un software che regga per cinque anni senza aver bisogno di sostanziali aggiornamenti di interfaccia, di modalità di interazione o di tecnologie sottostanti.

Il motore grafico di iA Writer, il rendering del Markdown, la capacità di trasformarlo in Html, tutto questo è rimasto a grandi linee uguale. E comunque è “congelato” da almeno due anni. L’evoluzione tecnologica più significativa è stato aggiungere l’integrazione con iCloud mentre l’integrazione con Dropbox è garantita dall’accesso al file system del computer. Sembra una osservazione piuttosto sciocca, se non si sa che invece iA Writer 3 (Macity l’ha recensito qui) gestisce diversamente l’accesso a Dropbox: passando per il pannello di sinistra per il browsing dei documenti, cosa che lo avvicina molto alla versione per iOS.

iA Writer 8Altro aspetto caratteristico di iA Writer Classic: la mancanza di un menu preferenze. Non sono molti gli applicativi per iOS che sono privi di questo tipo di modalità di configurazione della app. Nel caso di iA Writer è stata una scelta-manifesto dettata dal desiderio di limitare al massimo le possibilità di configurazione dell’app da parte degli utenti. Queste sono state percepite come un eccesso di scelta a cui Information Architects ha risposto con un manifesto implicito che inneggia alla liberazione dalla schiavitù delle scelte per uccidere le distrazioni. Lasciate fare a noi che progettiamo interazioni dinamiche e interfacce, dicono quelli di iA, e lo sappiamo fare bene, mentre voi che vi occupate di contenuti continuate a farlo senza che vi incasiniamo la vita.

Per questo con questi software per la scrittura si è provveduto a eliminare tutte le opzioni di formattazione “cosmetica” del testo e ci si è invece concentrati sull’aspetto dominante, cioè la scrittura stessa. Perché perdere tempo a cambiare font o dimensioni del testo, quando poi quel che conta è ciò che si scrive? La quadra per tenere questo aspetto del contenuto con le informazioni di struttura necessarie alla creazione di un testo completo si è basata sul Markdown, fino a quel momento utilizzato soprattutto da programmatori e persone comunque coinvolte con la creazione di siti web o almeno la scrittura semplificata dell’Html (il Markdown è un sottoinsieme più leggero e comprensibile del linguaggio di marcatura per il web).

Questa è la principale intuizione di iA: capire che il Markdown poteva essere trasformato nello scheletro di un sistema di scrittura sufficientemente mainstream da portare al successo la prima app per Mac e poi le successive per iOS. Per farlo, hanno però giocato un ruolo chiave due elementi.
iA Writer 7Gli assi nella manica di iA Writer Classic
La prima scelta, già fatta da altri, è stata non solo la scelta tipografica del tipo di font usato e del colore dello sfondo, con una sfumatura di perla particolare. È stata invece anche la scelta di mettere un motore che interpreta i comandi Markdown e li renderizza in tempo reale, lasciando tuttavia visibile i comandi. Mi spiego: chi sceglie di scrivere qualcosa in corsivo deve mettere un asterisco prima e dopo la parola: poter vedere gli asterischi ma anche la parola che va in corsivo aiuta moltissimo a interpretare il testo nei suoi attributi di stile e strutturali con un solo colpo d’occhio.

Altro aspetto importante che risale a questa scelta: la semplificazione di un paio di aspetti più “ruvidi” del Markdown: la creazione di nuovi paragrafi (anziché un punto di seguito) dovrebbe seguire la regola generale del “punto, due spazi vuoti e a capo”. Una regola che la maggior parte delle persone “generaliste” dimentica e che porta a brutte sorprese in fase di esportazione.

Invece, iA Writer Classic (e le versioni successive) fanno in modo che l’a capo normale rimanga il riferimento per creare un nuovo paragrafo. E cose simili, tra le quali l’uso di un dialetto MD che permette di usare ad esempio le parole barrate, anche se non tutta la parte di citazioni è stata implementata nel motore di renderizzazione di iA Writer.

Non è comunque un problema, visto che moltissimi “Pro users” utilizzano il Markdown anche senza bisogno di questo tipo di presentazione delle informazioni, invece scrivono “nudo MD” e poi si basano su app come Marked 2 (ne abbiamo parlato qui) per la renderizzazione e l’esportazione finale.

Le funzionalità di iA Writer Classic
L’altro aspetto che tiene in piedi senza un tremito anche a cinque anni di distanza il piccolo gioiello della scrittura essenziale, è la completezza dei comandi.

La modalità full screen (manca però il night mode), la modalità “Focus” (che rende sfocato il testo a parte quello della frase che si sta scrivendo o editando: manca però la modalità “macchina per scrivere” con il testo in scrittura sempre a metà schermo), le scorciatoie di tastiera per arrivare a mettere le principali tag del Markdown: sei livelli di titolo, liste numerate e non, grassetto, corsivo, barrato, link (in linea). C’è praticamente tutto. Cioè, a essere pignoli mancano un paio di cosette come le scorciatoie per mettere le citazioni e testo-codice.

Una cosa banale che iA Writer Classic ha in più rispetto al suo erede iA Writer 3 è nella finestra di dialogo quando si salvano i documenti. Proprio per il modo con il quale iAW3 salva, cioè utilizzando un pannello autonomo, non segue le regole del Finder e non offre la possibilità di creare una nuova cartella. Sembra una dimenticanza da poco, ma in realtà pone un discreto problema per chi inizia a scrivere in un nuovo documento e poi, quando vuole salvarlo, scopre che non può creare una cartella per contenerlo. Deve invece uscire nel Finder, crearla dove vuole, navigare fino a quel punto nel file system e a quel punto salvare il documento (o spostarcelo, se nel frattempo l’aveva già creato). Con iAWC questo invece è possibile.

Per il resto iA Writer Classic segue le regole di interfaccia di Apple per il Finder e aggiunge quindi i menu di sostituzione, correzione ortografica, a cui si aggiunge la versione esplicita di un comando degli editor di testo Mac (passare alla frase precedente o successiva con la combinazione Mela-Opzione-Freccia destra e sinistra.

Un’altra cosa sull’ambiente di scrittura creato da iA Writer Classic
Una cosa che non si sottolinea molto quando si parla di software di scrittura sono le sue finestre. Se iA Writer Classic infatti risulta gradevole non è solo per quello che ha, ma anche per quello che non ha. Per la precisione: non ha una barra degli strumenti, come anche TextEdit. Anzi, con un effetto molto gradevole, se si utilizza iA Writer Classic in modalità finestra, la testata con il titolo “scompare” e fa diventare l’ambiente di scrittura un rettangolo (o un quadrato) fatto solo di parole.

La testata è lo spazio dove compare il titolo del documento che, da tre versioni di OS X, è diventato più interattivo e può essere modificato cliccandoci sopra (o si può spostare l’intero documento), oppure usato per vedere dove fisicamente si trova il documento facendovi Mela-Click. Inoltre, muovendo il mouse nella parte bassa della finestra, compare in modo molto leggero e sfumato un insieme di informazioni tra le quali il conteggio di battute spazi inclusi e di parole (e del tempo necessario a leggere questo testo), oltre ad altre informazioni anche azionabili (si possono comandare sostanzialmente tutte le azioni di formattazione del testo, dai titoli alla barra trasversale sul testo, con un click).

Non è finita. Adattando le dimensioni della finestra il carattere prescelto e obbligatorio per iA Writer Classic cambia, scalando a seconda delle dimensioni. È una forma di renderizzazione del font in modo responsive e obbligatorio (perché non si può neanche scegliere la dimensione del font, ovviamente). Il problema non è questo, che anzi è un sistema che funziona molto bene, ma la scelta di determinare un bordo della finestra rigido, con due strisce di spazi bianchi ai lati piuttosto ampi e non comprimbili.

A differenza di TextEdit, ad esempio, non si può trasformare la finestra in una sottile striscia di testo e comunque il numero di posizioni che questa può assumere sono limitate dalla dimensione dello schermo. È una ipotesi di utilizzo piuttosto estrema, ma va detto che limita la flessibilità d’uso. A questo punto si può anche osservare, per correttezza, che tra le tante app di scrittura Markdown per Mac che hanno cercato di scimmiottare meglio o peggio lo stile di iA Writer Classic, quelle che hanno scelto di rendere “morbidi” i bordi oppure che hanno deciso di mettere dei comandi apposita per variarli, hanno ottenuto risultati peggiori, più scomodo o più confusi.

In conclusione
L’esperienza di utilizzo di iA Writer Classic è straordinariamente attuale. Chi scrive lo usa tutt’ora come strumento di scrittura in parallelo rispetto alla versione 3 (ottima) di iA Writer. Funziona bene, fa tutto quel che deve, non ha sostanziali mancanze.

Potrebbe essere ulteriormente aggiornato e sicuramente potrebbe essere rimesso in circolazione come versione “light” di iA Writer 3. Utilizza metafore, filosofia e approcci diversi rispetto al terzo nato della famiglia. Sicuramente è a rischio di cannibalizzare il più costoso fratello minore, ma c’è da dire che è una di quelle app così “rotonde”, ben riuscite, funzionali, che è un vero peccato lasciarla sepolta nei meandri del Mac App Store solo per coloro i quali l’avevano già comprata ai tempi.

Per tutta questa retro-recensione ho fatto riferimento a iA Writer versione 1 con l’aggettivo “Classic”. È una scelta mia, in realtà gli sviluppatori non hanno mai ribattezzato l’app in questo modo, che cambia come icona ma mantiene lo stesso nome (iA Writer, appunto) che è utilizzato anche dalla successiva. Tra l’altro, iA Writer 3 è sostanzialmente un upgrade gratuito della versione 2 e si chiama “iA Writer” e basta. Anche qui, ho recuperato il 3 (utilizzato solo in fase di lancio per distinguerlo dalla versione 2 o “Pro”) per distinguerlo invece dalla versione Classic.

Sarebbe bello se riuscissimo a smuovere un po’ le acque e attirare l’attenzione degli Information Architects, convincendoli a rimettere fuori, magari come strenna natalizia o per il prossimo anniversario del lancio, la versione Classic della loro app. Sarebbe un bel regalo per molti utenti che, a uno o due euro, potrebbero comprarla a prescindere dal ciclo di vita della versione 3, ricca di funzionalità e molto più potente. O almeno, non togliamo dallo store!

Pro
Interfaccia attuale
App flessibile e completa
Regge benissimo la prova del tempo

Contro
Mancano il night mode e modalità macchina per scrivere oltre ai comandi per note e citazioni
Fa la copia del’Html ma non del rich text
Non si possono ridimensionare a piacere le finestre

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