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Recensione QuarkXPress 2016, il nuovo che avanza

QuarkXPress 2016 è la nuova versione del famoso impaginatore di Quark: questa release, che segue la scorsa 2015, introduce una nuova forma di output in formato HTML5 e cementa quella che è una sinergia comunicativa verso alcuni dei software di grafica (e non) più utilizzati dagli utenti, con l’idea di centralizzare il lavoro restando sempre all’interno del programma per velocizzare i flussi e creare un prodotto capace di uscire in più strade diverse, tanto quelle vecchie quanto quelle nuove.

Sinergia è la parola giusta che si respira utilizzando la nuova versione di QuarkXPress: verso i nuovi trend grafici, con nuovi sistemi di uscita, ma anche verso gli utenti, con tutta una serie di risposte positive a quelle che sono state le più insistenti richieste da parte degli utenti, per quanto riguarda le novità di funzione quanto per le migliorie minori.

QuarkXPress in HTML5, si fa sul serio

La prima delle novità più importanti è senza dubbio la possibilità di gestire l’output in formato HTML5. Restano ovviamente tutte le capacità di uscita in stampa, PDF (anche con esportazione verso i formati PDF/X 1a, 3 e 4), EPS e stampa, ma dopo la naturale soppressione del formato Flash di qualche anno fa l’abbraccio di questo nuovo formato offre un punto di vista molto importante per l’editoria che verrà, probabilmente sempre meno legata ad una singola forma d’uscita e sempre di più ad una varietà di formati interscambiabili.

Data la complessità del formato, però, in Quark hanno pensato bene di gestire il tutto in due parti: nella prima c’è il contenuto vero e proprio, che l’utente può disegnare a suo piacimento utilizzando testo, immagini, colori e quant’altro e che saranno poi convertiti in codice HTML (con un bel po’ di javascript) lasciando inalterato quanto possibile (come ad esempio il testo, che rimane testo). Dall’altra il contenitore, che è un lettore javascript che permette di navigare tra le pagine e di gestire eventuali effetti.

La creazione di un contenuto in HTML5 avviene creando da zero un impaginato digitale oppure duplicando un impaginato da stampa rendendolo digitale. Il preview può essere fatto in locale, demandando a QuarkXPress e Safari (o altro browser definito) il compito di gestire i file, mentre la visione completa necessita di uno spazio online, tipicamente un server web, dove vanno inviati i file d’esportazione.

Nella realtà dei fatti la conversione di box, immagini e testo da QuarkXPress a HTML5 non è una novità: da anni Quark propone la propria piattaforma AppStudio, per la creazione delle App per mobile, dove il codice interno era quasi tutto in formato HTML5.

Questo fatto si nota negli gli strumenti che ora possono essere utilizzati anche per l’output in HTML5 come slideshow, animazioni, pulsanti, link e video. Una transizione che non è una esclusiva di Quark ma del mercato in generale, che vede una sempre maggiore somiglianza tra il web in formato HTML5 e il mondo delle App, con ancora alcune importanti differenze ma che nel futuro forse troverà una sua specifica identità.

Al momento, creare un impaginato in formato HTML5 è facile e invitante, tanto che non vediamo nessun motivo per non proporlo oggi come un nuovo formato, gratuito e maturo per tutti.

QuarkXPress e il mondo attorno, visto da dentro

Un altra funzione molto importante introdotta in questa versione, che secondo noi da sola vale la spesa dell’aggiornamento, è la possibilità di poter finalmente gestire contenuti esterni con strumenti interni. Chi usa QuarkXPress è difficile che non abbia anche Illustrator, Office, Acrobat o InDesign, però è anche vero che utilizzare una sola interfaccia per più risorse è meglio che usarne di più, tutte diverse. Così è stata introdotta in questa versione la capacità di convertire file importati PDF, AI e EPS in oggetti nativi QuarkXPress, e di poterli (soprattutto) editare localmente.

Marchi, loghi, mappe, scritte, tracciati e quant’altro sono riconvertiti in forme base di QuarkXPress e, come tali, editabili tramite gli strumenti normali, con possibilità di cambiare colore, posizione e forma solo ad una parte di un logo o di una forma vettoriale. Ma non è finita: è anche possibile copiare un oggetto da Illustrator, InDesign e Office e incollarlo dentro QuarkXpress come oggetto nativo, e vederselo ricostruito esattamente come l’originale.

Questa funzione, che diventa molto utile per chi soprattutto fa grafica in modo professionale e si vede arrivare (sin) troppo spesso documenti in Word, Excel o PowerPoint, taglia di netto anche le problematiche di conversione dei file da InDesign a QuarkXPress (prima possibili solo attraverso XTension di terze parti come Markzware), anche se per ora solo sino ad una pagina alla volta.

Un gran bel passo in avanti considerando anche le proposte alternative del mercato: la crescita di prodotti alternativi come Affinity Photo e Affinity Designer per Mac (a breve anche su Windows) permettono anche grazie a questa versione di QuarkXPress di guardare ad un futuro senza la necessità di acquistare un abbonamento alla CreativeCloud di Adobe, e riuscire da una parte ad essere comunque competitivi nel mercato, e dall’altra di non avere problemi per quello che riguarda la compatibilità. Forse è ancora presto per voltare pagina, ma è chiaro che l’inossidabilità di Adobe, tale sino a qualche anno fa, non lo è più.

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