àˆ arrivato l’iPhone. E allora?

Non ci sono altre parole per descrivere quel che sta succedendo. Tra giornalisti di tutto il mondo che impazziscono, siti web che esplodono, forum e chat che non parlano d'altro, è arrivato il momento di fermarsi tutti un momento e tirare un bel respiro. Soprattutto quelli che fanno gli esposti all'antitrust e minacciano cause. Ragazzi, calma, è solo un telefono...

Una breve premessa. Questo sito di chiama “Macity”, ha una storia antica, di più di dieci anni e come “mission” ha quella di informare sul mondo hi-tech dalla particolare prospettiva del Mac. Anzi, di Apple, che vuol dire Mac, iPod e iPhone. Ok? Quindi, due considerazioni: è abbastanza naturale che qui si trovino notizie sull’iPhone. E poi, se chi scrive qui da anni, piccolo cronista degli eventi Apple, sente il bisogno di scrivere: “fermiamoci tutti un attimo a respirare, nella vita ci sono anche altre cose”, allora vuol dire che forse c’è qualcosa su cui pensare.

àˆ arrivato l’iPhone. Casomai aveste fatto naufragio su un’isola del Pacifico meridionale, è il telefono di Apple in versione Umts/3G, che segue la versione Gsm/Edge commercializzata non in Italia a partire dalla scorsa estate e annunciata a gennaio del 2007. Cioè, fatti i conti, l’iPhone veloce arriva in Italia esattamente 19 mesi dopo che il mondo ha scoperto con un certo clamore che Apple aveva fatto davvero un telefono cellulare. Wow. Sono quasi due anni. E i giornali, ieri e oggi, sono pieni di pagine e pagine sull’iPhone. Televisione, radio, Internet e fra un po’ anche parchi e negozi sono pieni di discorsi e conversazioni sull’iPhone. Senza contare tutti quelli che già  ce l’avevano taroccato dagli Usa.

Adesso, dopo che Apple ne avrà  venduti (bontà  sua) una montagna grazie a tutta questa foga dell’iPhone, cerchiamo di rilassarci tutti un secondo. Perché l’iPhone è davvero una cosa bella e importante, sia come oggetto di per sé che come fenomeno culturale e anche come potenziale strumento di miglioramento della vita dei singoli e della società  nel suo complesso. Ne siamo tutti convinti.

Però esistono anche altri telefoni. Anzi, ne esistono più di un miliardo e duecento milioni venduti solo negli ultimi dodici mesi. Senza contare quelli più vecchi. Sono tanti. Alcune migiaia di modelli diversi. Alcuni sono fetecchie. Altri sono gioiellini. Alcuni costano quattro soldi. Altri costano dei piccoli patrimoni. Chessò, se andiamo a vedere su Kelkoo.it (senza bisogno di uscire di casa ed entrare in un negozio) si scopre che ci sono modelli come il Nokia N95 che vengono via con 549 euro, il Nokia E90 che costa fino a 835 euro, il Samsung SGH F490 che ne costa 504 di euro, il Nokia 8600 Luna che costa 700 euro tondi tondi, il Sagem Porsche Design P´9521 che costa 1.050 euro (vabbé, questo è un po’ esoso di suo, ma ci siamo capiti), il Sony Ericsson W960i che costa 599 euro, il Samsung SGH P520 che costa 640 euro. E molti di questi telefoni sono fighissimi: hanno fotocamere da 5 megapixel, batterie estraibili, memorie ampliabili, tastiere ridotte, complete e virtuali, innesti a baionetta, uscita stereo anche Bluetooth, sistemi antifurto, navigatori TomTom, Gps atomico, zoom ottico e digitale, Symbian, Linux, Windows: il Toshiba Portégé G900 addirittura è un Pc travestito da cellulare (e costa 558 euro). L’Iridium 9505, quello che usa i satelliti, arriva a costare 1.830 euro, ma prende anche in mezzo al mare o al deserto.

Quello che si vuole affermare qui è questo: non c’è mica solo l’iPhone, no? Se vi rilassate un attimo, magari pensando a quanti soldi avete in tasca e a che cosa volete fare di preciso nella vita, potete sempre comprarvi uno di quelli appena indicati o qualche altro apparecchio (ci sono pure i Sony Ericsson P1i da 284 euro, i Blackberry Pearl 8120 da 299 euro e via dicendo) che magari si attaglia meglio alle vostre necessità . Dopotutto, perché alcune migliaia di persone sane di mente dovrebbero mettersi a firmare una petizione online (e l’Antitrust italiano, in un Paese che in quanto a problematiche di antitrust e di garanzia non si fa mai mancare niente, ad aprire fascicoli) relativamente a un singolo apparecchio telefonico offerto da due operatori notoriamente dediti al perseguimento dei loro interessi commerciali e non certo della beneficienza o dell’interesse dei propri clienti?

Non c’è proprio nient’altro da fare durante il giorno come ad esempio lavorare, uscire a fare una passeggiata, andare al cinema, incontrare gli amici, bere una bibita, farsi un piediluvio, tornare su quella benedetta isola del Pacifico meridionale e troncare i rapporti con questa decadente civiltà  moderna?

L’isteria da iPhone, che peraltro non è un fatto nuovo visto che sono molti altri i parassiti che hanno cercato di attaccarsi al caravanserraglio mediatico che circonda Apple (ricordate gli ambientalisti che facevano comunicati solo sull’inquinamento dei prodotti di Apple, perché così si viene pubblicati sul giornale, anche se ci si dimentica di dire che inquinano pure gli altri?), non sarebbe giustificabile neanche se gli iPhone fossero in grado di sfamare gli affamati, dissetare gli assetati e in generale curare le grandi malattie del mondo o quantomeno vaccinare i bisognosi dai mali più gravi. Figuriamoci considerando cosa fa l’iPhone.

L’abbiamo provato, in questi giorni, il benedetto iPhone: abbiamo cercato di capire pregi e difetti (un difetto? la batteria che dura pochino. Un altro difetto? la tastiera virtuale imprecisa. Un terzo difetto? non fa copia e incolla. Un quarto? non ha gli Mms. Anche se gli Mms, a dire il vero, li mandano in sei in tutta Italia. Il quinto difetto è che non fa le videotelefonate e il sesto che non è neanche un videofonino) ma soprattutto abbiamo cercato di capire come cambia la vita di chi lo usa. Le applicazioni dell’App Store sono la rivoluzione? Il sistema multitocco è rivoluzionario? L’interfaccia è taumaturgica oltre che intuitiva? La gestione complessiva è rivoluzionaria?

La risposta è che lo è nel piccolo ordine di cose che attiene alle cose della telefonia. Non diciamo che è un gioco ma quasi: chi si picca di voler sapere le cineserie dei telefonini o chi si vuol divertire con un bell’oggetto che dà  meno grattacapi in media degli altri, beh, qui trova il suo Nirvana. Punto.
La recessione non evapora, il sistema scolastico non migliora (forse un pochino sì, ma non di tanto), la fame nel mondo non viene debellata, l’integrazione sociale dei meno fortunati e dei migranti del mondo nelle più ricche società  dei paesi sviluppati non avviene automaticamente come conseguenza. E allora, dai, facciamo tutti un piccolo “reality check”, un bagno di pragmatismo. Rilassiamoci. Chi se lo vuole comprare, se lo compri e se lo goda. Chi non vuole o non può, vabbé, è estate, c’è tutto un mondo fuori e una vita da vivere.

Alla fine, cosa si sarà  mai perso? Il miracoloso iPhone? Ma basta il sorriso di un bambino o della persona amata, uno spettacolare tramonto o un pensiero sereno per la salute e la felicità  dei propri cari a rendere questo miracoloso oggetto futuribile per quello che in realtà  è. Una piccola cosa in un mondo che, fortunatamente, ha molte altre cose quasi sempre più importanti. Rilassatevi. E se avete un iPhone, abbiate anche un po’ di stile e non ossessionate la vita del prossimo ostentandolo. Grazie.