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Hong Kong: l’SOS di iOS contro la violenza della polizia

“SOS emergenze” è una funzione di iOS che permette di chiamare i servizi di emergenza: basta tenere premuto il tasto laterale e uno dei tasti del volume finché non viene visualizzato il cursore di SOS emergenze e trascinarlo per chiamare aiuto. Su iPhone 7 o modelli precedenti basta premere rapidamente il tasto laterale (o superiore) per cinque volte.

Questa funzione è diventata quasi vitale per i manifestanti che protestano a Hong Kong per chiedere riforme democratiche e contro le violenze della polizia. Il New York Times spiega che la funzione di iPhone ha impedito alla polizia di esaminare il telefono di Colin Cheung, sospettato di essere l’amministratore di un influente gruppo che coordina le attività di protesta usando Telegram.

Prima dell’arresto l’uomo è riuscito a premere il tasto laterale e uno dei tasti del volume del suo iPhone. Premendo questi tasti il telefono non può essere più sbloccato con il volto (Face ID) o le impronte (Touch ID) ma bisogna a questo punto inserire il codice di sblocco. Le funzionalità di autenticazione biometrica vengono riattivate solo dopo aver inserito il codice di sblocco.

A Hong Kong usano SOS emergenze di iOS per proteggersi dalle violenze della polizia

Quattro poliziotti in borghese avevano capito che l’uomo bloccava e sbloccava il suo iPhone con il volto. È stato catturato in un centro commerciale ma il 29enne ha fatto in tempo a bloccare il suo iPhone prima che la polizia lo sequestrasse. L’uomo è stato schiaffeggiato e costretto a mettere il volto davanti allo schermo per attivare lo sblocco con il Face ID ma poiché la modalità SOS era appena stata avviata, lo sblocco con il Face ID non ha funzionato, rendendo impossibile accedere al telefono.

A Hong Kong da settimane sono in corso manifestazioni anti-governative per chiedere riforme democratiche. Le proteste hanno preso di mira anche la polizia, che si è scontrata con i dimostranti che protestano contro il governo e un disegno di legge sull’estradizione verso la Cina.

Le autorità sfruttano l’ampia rete di telecamere di sorveglianza per identificare i manifestanti. Alcuni manifestanti, a loro volta, cercano di identificare i poliziotti che non mostrano codici identificativi . Su un gruppo di Telegram che conta oltre 50.000 membri, gli utenti si scambiano informazioni sugli agenti di polizia, pianificano e organizzano le proteste, ricevono supporto per proteggersi dalle minacce delle autorità. Colin Cheung – usando tecnologia di Google – ha anche cominciato a sviluppare un software di riconoscimento facciale per identificare – partendo da foto online – i poliziotti che hanno attaccato i manifestanti.

A Hong Kong l’app di messaggistica Telegram è stata più volte presa di mira da alcuni cybercriminali. Pavel Durov, l’imprenditore russo fondatore di Telegram, ha spiegato che gli attacchi sono partiti dalla Cina e che non è la prima volta che questo tipo di attacchi avviene.

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