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Bentornato MagSafe. Ecco tutte le prese dei nuovi MacBook Pro 2021

Contrordine, compagni: il futuro ha tante porte. E se il MacBook Air che compie 14 anni il prossimo gennaio ci aveva fatto presagire un futuro di computer senza fili, tutti wireless (c’era anche chi fantasticava la ricarica a induzione dalla base dell’apparecchio), il MacBook Pro 14 & 16 con processori M1 Pro e Max ci fa invece assaggiare il piacere proibito del ritorno al consueto. Dopo cinque anni di faticoso esilio dal mondo delle connessioni, tornano in buon numero le porte che consentono di attaccare accessori di vario genere al computer. A partire dai monitor esterni.

Perché la connessione fisica come sappiamo è sempre la più performante e meglio equipaggiata per passare qualche miliardo di informazioni necessarie ad accendere qualche milione di pixel a 120 Hz, ad esempio. E i nuovi Mac possono “reggere” da una sola porta Thunderbolt 4 due o quattro monitor più uno schermo HDMI in un colpo solo. Ma non è questa la grande novità.

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L’elefante al centro della stanza, la dimostrazione che Apple ha deciso di ascoltare e cambiare radicalmente direzione per quanto riguarda i prodotti destinati al suo mercato pro, non arriva dalla porta SDXC né dalle tre Thunderbolt 4 (Usb-C) o dalla porta Hdmi o dal mini-jack audio. No, invece viene dal ritorno del MagSafe, la presa magnetica che era stata una delle più geniali intuizioni del design di Apple all’inizio del XXI secolo e che era stata sfortunatamente negletta dagli apparecchi basati su Usb-C usciti a partire dal 2016.

Il MagSafe è stato per un buon decennio (dal 2008 fino al 2019, quando sono usciti di produzione gli ultimi MacBook Air) la porta di riferimento, il poster-boy della superiorità del MacBook. Un computer che ha una porta di alimentazione magnetica, che si stacca quando rischia di impicciare. Una scelta rivoluzionaria nel suo piccolo, la dimostrazione di un approccio al design che guarda anche ai piccoli e piccolissimi particolari. Un approccio che non trascura di innovare in qualsiasi aspetto venga messo sotto la lente di ingrandimento.

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Ancora dovevano arrivare i computer con le porte di alimentazione e passaggio dati, perché la Usb non aveva la capacità di passare abbastanza energia e nessun altro tipo di periferica poteva funzionare anche come sorgente di alimentazione capace di alimentare quella stufetta bollente che erano i MacBook e prima di loro i PowerBook. Inv
ece, con la Usb-C, questo miracolo si è compiuto. Ma la scelta è stata dura, perché ha fatto “saltare” il MagSafe, la presa di sicurezza magnetica, che invece adesso una Apple più pragmatica e con un processo di design che non è inclusivo ma sicuramente è intrigante e dotato di personalità, ha deciso di recuperare.

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I nuovi MacBook Pro hanno un design che andrà visto e toccato con mano, ma quel che abbiamo potuto vedere dalle foto e dai video ci conforta facendoci pensare che tornano anche dei computer dotati di spessore, di capacità di ospitare delle batterie e di far funzionare quel che deve funzionare. I nuovi MacBook Pro sono portatori sani di porte e di connessioni, hub digitali per uno stile di vita lavorativo che non si basa soltanto sul cloud ma che spinge invece per avere accesso a grandi moli di dati in maniera pratica e veloce. Il pragmatismo della scelta per i professionisti è tale che adesso sappiamo cosa serviva recuperare e cosa serviva rimettere in forma quando si parla di MacBook Pro.

Se ci pensate, vista la potenza notevole ma anche l’autonomia fuori scala (17 e 21 ore di utilizzo a seconda del modello, tempi di ricarica quasi istantanei soprattutto per recuperare l’ora in più di energia necessaria a lavorare per uno spunto in più magari salendo in aereo) il recupero del MagSafe non era neanche così importante perché il tempo di tenere il computer attaccato alla presa è quasi zero e quindi anche quello di avere gente che ci inciampa (questa era la ragione iniziale del MagSafe del 2008). Poteva essere la quarta porta Thunderbolt 4 e nessuno si sarebbe lamentato o avrebbe avuto niente di che da dire. Invece Apple ha deciso di fare una dichiarazione, di mostrare chiaramente dove vuole andare a parare: la direzione è l’evoluzione ma anche il recupero pragmatico della tradizione, di quel che serve, di quello che può fare bene.

La presenza del MagSafe, più che delle altre porte, è al tempo stesso confortante e garanzia di un futuro migliore. E toglie il bisogno di avere quegli ingombranti hub: basta un adattatore Usb-C a Usb-A e magari Usb-C a Ethernet, tutto il resto è incluso. Anche l’alimentazione dedicata e a prova di inciampo. Com’è giusto che sia.


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