FBI: cifratura dei telefoni mette al sicuro anche i criminali

L'FBi torna alla carica e lamenta l'impossibilità di aggirare i meccanismi di blocco e cifratura integrati nei dispositivi mobili, procedure che intralciano le indagini.

L’FBI, l’ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti d’America accusa la cifratura dei telefoni, che preoccupa Trump ed è difesa a spada tratta da Apple, sicura per i clienti privati ed onesti, ma anche per i criminali. Il Federal Boreau of Investigation, negli ultimi undici mesi non è infatti riuscita a recuperare i dati di circa 6900 dispositivi mobili, con un enorme danno, spiega Christopher Wray, direttore FBI, con un “enorme” danno per la giustizia.

Parlando nel corso dell’Association of Chiefs of Police conference di Philadelphia, Wray – scrive Associated Press – ha spiegato: “La cifratura dei telefoni, per usare un eufemismo, è un enorme, enorme problema”. Un problema “che ha impatto sulle attività di indagine in generale per quanto riguarda: narcotici, tratta di esseri umani, antiterrorismo, controspionaggio, bande, criminalità organizzata, sfruttamento minorile”.

L’FBI e altre forze dell’ordine da tempo lamentano le difficoltà o impossibilità di sbloccare i dispositivi e recuperare prove da telefoni cellulari e altri dispositivi sequestrati ai sospettati, anche quando hanno un mandato, mentre le aziende del mondo IT insistono sulla necessità di proteggere la privacy digitale degli utenti.

cifratura dei telefoni

Il dibattito sulla questione è iniziato nel 2016 quando il Dipartimento di Giustizia USA voleva obbligare Apple a sbloccare l’iPhone dell’attentatore che a dicembre dell’anno prima uccise 14 persone in una clinica di San Bernardino. Il Dipartimento alla fine cedette al tira e molla di Apple dopo avere individuato un vendor non specificato che mise a disposizione uno strumento per sbloccare il dispositivo senza l’assistenza di Apple.

Per l’assenza di volontà da parte di Apple di sbloccare il dispositivo del terrorista (creando un pericoloso precedente) l’attuale Presidente Donald Trump (e allora candidato repubblicano alla Casa Bianca) aveva lanciato un appello a boicottare la Mela fino a che non forniva il software per sbloccare l’iPhone del killer di San Bernardino.

Dopo la richiesta del giudice, il CEO di Apple Tim Cook aveva scritto una lettera ai clienti dell’azienda, spiegando che la richiesta del giudice federale rappresentava “un passo senza precedenti”, una “minaccia”, alla sicurezza degli utenti. “Ci opponiamo all’ordinanza, che ha implicazioni al di là del caso giuridico in questione”, aveva spiegato Cook. La chiave universale verso la quale spinge da tempo l’FBI, è a detta di Cook pericolosa. “Una volta creata, questa tecnica potrebbe essere usata più e più volte in molti dispositivi”, aveva spiegato Cook, aggiungendo che sarebbe l’equivalente di “una chiave master in grado di aprire centinaia di milioni di serrature, da ristoranti e negozi alle case”.