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Compensi irrisori ai musicisti, non è tutta colpa dello streaming

I ricavi degli artisti dai servizi di streaming musicale non sono equi, ma di chi è la colpa? Un’indagine della commissione Digital, Culture, Media e Sport del Parlamento britannico ha portato alla luce il problema delle royalty dei servizi di streaming musicale, come Apple Music, YouTube e Spotify, e dei compensi irrisori per i musicisti.

E, di conseguenza, ha messo in evidenza come il problema sia legato ai compensi trattenuti dalle case discografiche. La commissione parlamentare britannica ha chiesto un rese completo del mercato musicale nel Regno Unito, con quote giuste nei confronti degli artisti. Ora, invece, la stragrande maggioranza dei profitti è trattenuta dalle etichette discografiche, e agli artisti va meno del 20 per cento.

A confermarlo, una nota di Apple. Cupertino spiega che, sebbene siano disponibili a valutare un cambiamento nel sistema di royalty, e che in passato è stata l’unico servizio in streaming a sostenere gli artisti, va considerato che il 70 per cento delle entrate ottenute dal servizio di streaming musicale viene inoltrato dall’azienda alle etichette. Le case discografiche farebbero, dunque, la parte del leone e dovrebbero rivedere la ripartizione delle quote dei guadagni. 

Apple Music paga meglio gli artisti rispetto a Spotify

Tra i servizi di streaming musicale, YouTube sarebbe quello meno generoso nei confronti degli artisti, pagando una quota che rappresenta meno di un quarto dell’importo corrisposto da Apple Music. Apple Music, inoltre, supera Spotify: Cupertino paga meglio gli artisti rispetto al gigante svedese della musica in streaming. Il sorpasso del servizio di musica in streaming di Cupertino su Spotify è di un solo centesimo per ogni stream, ma vale moltissimo: circa il doppio rispetto a quando un’artista viene pagato da Spotify per ogni canzone trasmessa in streaming. 

I parlamentari britannici hanno proposto che le royalty vengano divise equamente tra etichette e artisti, oppure una nuova legislazione che consenta ai musicisti di far valere i propri diritti nei contratti con le etichette e obblighi a una maggiore trasparenza i servizi di streaming musicale. 

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