Ecco perché Apple ha eliminato il jack cuffie e Samsung non può farlo

John Gruber non ha dubbi «Ci sono due motivi per cui Apple è riuscita a sbarazzarsi del jack per cuffie su iPhone, mentre Samsung non può ancora imitarla per altrettante ragioni»

Se è vero che Samsung cerca sempre di imitare le funzionalità presenti nei dispositivi concorrenti (si vocifera che Galaxy S10 potrebbe avere una funzione di rilevamento 3D simile al Face ID di Apple), dei nuovi Galaxy S9 e S9+ non si può dire che abbia seguito la scia degli iPhone dal punto di vista della connettività audio, visto che hanno ancora il jack per cuffie.

John Gruber, attento osservatore Apple oltre che molto vicino ai piani alti di Cupertino, ha provato ad analizzare la situazione cercando di trovare una ragione al fatto che non è ancora stato digitalizzato l’audio sui top di gamma di Samsung. Si potrebbe minimizzare dicendo che Apple fa ciò che i clienti vorranno in futuro mentre Samsung fa ciò che i clienti chiedono, ma secondo Gruber il discorso è più complesso di così.

Di fatto, Apple è riuscita a sbarazzarsi del jack audio per due motivi: il chip Bluetooth W1 e la porta Lightning. Il primo consente un abbinamento perfetto delle cuffie – come gli AirPods con iPhone – che nessun concorrente è riuscito ancora ad imitare nell’universo Android, mentre per quanto riguarda la presa Lightning ci sarebbe la controparte USB-C, ma «Il mercato è un disastro», le cuffie USB-C sono davvero molto costose e c’è anche il rischio di non prendere quelle giuste.

Ad esempio, i possessori dei Google Pixel 2 possono acquistare soltanto quelle che supportano l’audio digitale, una caratteristiche che ad oggi non risulta essere molto comune. Le più economiche compatibili con questo terminale elencate nel negozio Google sono gli auricolari Libratone Q Adapt e costano 149 dollari, mentre per iPhone ci sono sempre le EarPods Lightning, che costano una frazione del prezzo (29 dollari). Discorso simile si può fare per gli adattatori: l’adattatore Jack-Lightning di Apple costa 9 dollari e per quel che deve fare funziona benissimo, mentre soluzioni concorrenti per l’audio USB-C costano intorno ai 50 dollari e, secondo la prova di The Verge, sono di qualità discutibile.

In conclusione Gruber ritiene che la combinazione di Apple (chip W1 e presa Lightning) è vincente perché ha permesso all’azienda di offrire una soluzione economica per le cuffie con filo, riproposta in alternative di terze parti grazie alla certificazione MFi anche di qualità superiore – come le Anker Soundbuds approvate dalla nostra redazione – e presente nell’adattatore jack tra l’altro incluso nella confezione dei propri iPhone, oltre alla versione wireless (AirPods) la cui esperienza d’uso è ad oggi impareggiabile con le proposte concorrenti. Non è comunque detto che la situazione resti così per sempre: per quel che ne sappiamo, Samsung potrebbe anche essere già al lavoro su un chip simile e su un paio di cuffie USB-C da inserire nella confezione dei futuri smartphone.