Faceapp segnalata all’FBI per una indagine a tutela della privacy

Dubbi sull'utilizzo dei dati personali degli utenti raccolti da Faceapp, l'app che che fa invecchiare i volti. Esposto al Garante per la privacy in Italia e negli USA chiesto l'intervento dell'FTC e dell'FBI.

Faceapp potrebbe essere oggetto di indagini da parte dell’FBI

Di Faceapp, potrebbe interessarsi anche l’FBI. Dopo i dubbi di ieri, infatti, intorno alla applicazione che invecchia, ringiovanisce o trasforma i volti, potrebbe innescarsi una indagine della massima autorità investigativa americana, riferisce NBC News.

È sato il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, a mettere in moto la macchina, con una lettera alla Federal Trade Commission (FTC) e al Federal Bureau of Investigation (FBI). In essa si chiede di rendere chiaro il funzionamento dell’app. Schumer nella lettera parla di “serie perplessità relative sia alla protezione dei dati aggregati, sia in merito all’assenza di consapevolezza da parte degli utenti che non comprendono chi ha accesso a questi dati”.

Sulla falsariga di quanto spiegato dalle associazioni di consumatori italiane, si evidenzia che questo apparentemente innocuo tormentone estivo rischia di nascondere un traffico, potenzialmente pericoloso, di dati sensibili. Queste preoccupazioni sembrano in parte infondate; almeno secondo alcuni esperti del settore. Ma questo non ha impedito che sorgessero in molti settori sospetti e diffidenze anche per la nazionalità dello sviluppatore che è russo. Addirittura nella campagna per le presidenziali che per i democratici è già partita, è stato diffuso un messaggio che sconsiglia i partecipanti e i delegati ad usare l’applicazione.

Esaminando il documento relativo al trattamento dei dati in effetti, come abbiamo scritto ieri, sorgono seri dubbi sul loro utilizzo e sul rispetto della riservatezza degli utenti. Si tratta di un documento che, purtroppo, gli utenti non leggono, smaniosi di vedere subito la loro immagine trasformata.

Quando si elabora una foto con l’app in questione, le immagini passano per i server dell’azienda russa Wireless Lab OOO, sede a San Pietroburgo. Su questi server le foto restano archiviate potenzialmente per sempre, condividendo le informazioni memorizzate con quelli che Faceapp definisce “affiliati” e “fornitori del servizio”, in poche parole altre aziende del gruppo russo o terze parti che possono sfruttare questi dati per “sviluppare nuovi prodotti e funzioni”, “monitorare le metriche”, “fornire contenuti personalizzati”.

FaceApp, l’app che sta faendo “invecchiare” mezzo mondo, mette la vostra privacy a rischio

Usando Faceapp, in pratica, stiamo regalando immagini a una società che non offre informazioni trasparenti su tempi e uso dei dati raccolti dalle migliaia di utenti che l’hanno scaricata. La società con base a San Pietroburgo fondata da Yaroslav Goncharov prevede nei termini di utilizzo la possibilità di fornire le nostre immagini a reti neurali, per l’addestramento di funzionalità legate all’intelligenza artificiale, per il riconoscimento facciale, fini commerciali e altro ancora.

Per questa ragione Justin Brookman, che si occupa di privacy per politiche delle aziende di tecnologie per Consumer Reports, una realtà che si occupa di tutela dei consumatori, afferma che i termini dell’accordo dovrebbero preoccupare chi usa il programma.

In Italia associazioni quali Codacons e Altroconsumo invitano alla cautela e hanno deciso di presentare un esposto al Garante per la privacy affinché apra un’indagine su questa vicenda “che mette rischio la sicurezza di milioni di cittadini”, evidenziando il pericolo di regalare a questa azienda russa milioni di dati personali che potrebbero magari essere immessi sul mercato o utilizzati per fini commerciali.

Le policy previste dagli sviluppatori prevedono un ampio ventaglio di possibilità, permettendo loro in pratica di fare ciò che vogliono con le nostre immagini. Un minimo di cautela è certamente d’obbligo.

L’FTC e l’FBI non hanno ancora rilasciato dichiarazioni e non è chiaro se e quando interverranno per capire a fondo cosa si nasconde dietro la vicenda che mette a rischio la sicurezza di milioni di cittadini, molti dei quali dovrebbero imparare a riflettere prima di caricare immagini su server di qualunque azienda in giro per il mondo.