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I migliori libri da leggere sul mondo tech (edizione 2024)

Non tutti i libri sul tech sono uguali. Alcuni sono più importanti di altri. E ci aiutano a capire meglio in quale mondo viviamo. Ne abbiamo fatto una cernita tra gli ultimi e ultimissimi, arrivati in redazione da poco o che abbiamo letto di recente e sono ancora attuali.

La lista dei migliori di Macity è atipica, come vedrete, perché è divisa in due, con una parte in italiano e una parte in inglese. Perché in questo mercato i testi partono da quella lingua e vale assolutamente la pena, se si riesce, partire da là.

Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.

migliori libri guida


Il mercato del consenso. Come ho creato e poi distrutto Cambridge Analytica

Forse questo di Christopher Wylie è l’unico libro che avremmo dovuto leggere nei mesi scorsi. Uscito nel 2020 è ancora di straordinaria attualità.

Il 17 marzo 2018, il Guardian, il New York Times e Channel 4 News hanno pubblicato i risultati di un’indagine durata un anno, nata dalla mia decisione di svelare quanto stava accadendo dentro a Cambridge Analytica e Facebook. Le mie rivelazioni hanno dato inizio alla più grande indagine giudiziaria della storia incentrata sulla raccolta e l’utilizzo di dati online. «Cos’è Cambridge Analytica?» mi chiese la giornalista del Guardian. «È lo strumento psicologico di Steve Bannon per fottere il cervello della gente» le dissi senza mezzi termini.

Inizia così l’inchiesta destinata a scoperchiare il più grande scandalo del nuovo millennio e a rivelare al mondo la scioccante vulnerabilità delle nostre democrazie. L’idea di base era semplice: rivoluzionare il marketing politico con una specie di porta a porta digitale. Steve Bannon, cofondatore di Cambridge Analytica e stratega di Trump, ha capito da tempo che i mondi virtuali di internet sono molto più reali di quanto creda la gente. Le persone controllano il telefono in media cinquantadue volte al giorno. La prima e l’ultima cosa che vedono nelle ore di veglia è uno schermo. E ciò che vedono su quello schermo può motivarne i comportamenti. Niente è più solo online e l’informazione online (o la disinformazione) che colpisce i suoi soggetti di riferimento può portare a terribili tragedie.

Questa è la storia di come Cambridge Analytica ha usato i dati ottenuti illegalmente da Facebook per entrare nella mente di milioni di persone e indurle con l’inganno ad aderire a precisi modelli di comportamento. Questa è la storia di come è nato il più grande sistema di profilazione e manipolazione di massa della storia umana e dei suoi devastanti effetti sulla vita politica delle nazioni e su quella personale degli individui.

Questa è la storia di Christopher Wylie, il genio ventenne dell’informatica che ha reso possibile tutto ciò e che poi, di fronte all’enormità delle conseguenze, ha deciso di staccare la spina. Questa è la storia che tutti noi dovremmo conoscere, perché quello che è successo finora potrebbe essere stato solo un test.

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Il capitalismo della sorveglianza

Altro libro che definire fondamentale è dire poco. Scritto da Shoshana Zuboff, è la base di tutto. Infatti, l’era che stiamo vivendo, caratterizzata da uno sviluppo senza precedenti della tecnologia, porta con sé una grave minaccia per la natura umana: un’architettura globale di sorveglianza, ubiqua e sempre all’erta, osserva e indirizza il nostro stesso comportamento per fare gli interessi di pochissimi, coloro i quali dalla compravendita dei nostri dati personali e delle predizioni sui comportamenti futuri traggono enormi ricchezze e un potere sconfinato.

È il capitalismo della sorveglianza, lo scenario alla base del nuovo ordine economico che sfrutta l’esperienza umana sotto forma di dati come materia prima per pratiche commerciali segrete e il movimento di potere che impone il proprio dominio sulla società sfidando la democrazia e mettendo a rischio la nostra stessa libertà.

Il libro di Shoshana Zuboff, frutto di anni di ricerca, mostra la pervasività e pericolosità di questo sistema, svelando come, spesso senza rendercene conto, stiamo di fatto pagando per farci dominare. Il capitalismo della sorveglianza, un’opera già classica e un libro imprescindibile per comprendere la nostra epoca, è l’incubo in cui è necessario immergersi per poter trovare la strada che ci conduca a un futuro più giusto – una strada difficile, complessa, in parte ancora sconosciuta, ma che non può che avere origine dal nostro dire “basta”.

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Republic.com. La democrazia nell’epoca dei social media

È l’argomento della nostra epoca: i social media. Sono loro che fanno e disfanno tutto. Prima della pandemia ancora di più, spiega Cass R. Sunstein.

Capacità di ascoltare, apertura alla discussione, riconoscimento della legittimità di un’opinione diversa dalla propria, necessità di negoziare: sono altrettanti, inaggirabili, presupposti della vita democratica. Oggi il fenomeno della polarizzazione priva di contraddittorio non riguarda solo i cosiddetti populisti, ma contagia ogni comunità. Internet, grande promessa di democratizzazione e di accessibilità, si è trasformato, nei fatti, in una compartimentazione di individui e delle loro idee, più funzionale al loro profilo algoritmico e al mercato che alla crescita personale.

Ma, al di là delle cybercascades e del marketing della profilazione, a minacciare la democrazia è soprattutto l’obsolescenza dell’idea di confronto. Sunstein propone rimedi pratici e strumenti giuridici affinché la rete diventi serbatoio di idee originali, non pre-confezionate, esattamente come avverrebbe nella vita.

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La fine dei social. E dopo che succede?

C’è aria di crisi attorno ai social, scrive Mario Moroni. Il countdown è iniziato. Il clima è tetro: mentre gli imperi dei social media stanno tremando, milioni di esseri umani si sono ritrovati a casa dalla sera alla mattina, e altrettanti sono in bilico sul ciglio del baratro: AI che minano il lavoro, capitalismo realista, economia dell’engagement, influencer, crypto, troll, isolamento, singolarità e singolaritudine.

Eppure, i social dovevano spalancarci tutte le porte, diventare la nuova politica, renderci più liberi, più aperti e molto più ricchi, finalmente senza fatica. Mario Moroni vive in un mulino ad acqua, fa il podcaster con Il Caffettino, il moderatore di eventi, e lo scrittore. Il suo primo libro (Startup di Merda) uscito nel 2017, è stato un best seller.

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Brotopia, Breaking Up the Boys’ Club of Silicon Valley

Una giovane donna americana, Emily Chang, racconta qual è il potere della Silicon Valley in mano soprattutto a uomini soprattutto bianchi, e come fare a cambiare tutto. Il libro, in inglese, è fondamentale.

La donna spiega come la Silicon Valley sia diventata così sessista nonostante i suoi ideali utopici, perché la cultura del broker persiste anche quando le sue aziende rivendicano un’alta moralità e come le donne stiano parlando e combattendo. Attingendo alla sua profonda rete di addetti ai lavori della Silicon Valley, Chang apre le porte dei consigli di amministrazione di società di venture capital a prevalenza maschile come Kleiner Perkins, oggetto della causa di discriminazione di genere di alto profilo intentata da Ellen Pao, e Sequoia, dove un socio una volta disse notoriamente che “non abbasseranno i loro standard” solo per assumere donne.

Smascherando la logica errata delle scuse comuni sul perché il settore tecnologico soffra da tempo del problema della “pipeline” e investa nell’illusione della meritocrazia, questo libro mostra anche come i pregiudizi codificati nell’AI, nella cultura dei troll di Internet e nella dipendenza dal riconoscimento dei modelli danneggino non solo le donne nel settore tecnologico, ma tutti noi, e su una scala senza precedenti.

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Bitcoin Billionaires: A True Story of Genius, Betrayal, and Redemption

Sono la cosa più importante oggi per fare soldi. Sono la valuta digitale del futuro. Sono il figlio distruttore dell’anonimo Satoshi Nakamoto.

I protagonisti del libro di Ben Mezrich sono due dei personaggi simbolo della storia sono gli studenti di Harvard Tyler e Cameron Winklevoss: gemelli identici, canottieri olimpici e avversari di Mark Zuckerberg. Il libro è la storia della redenzione e della vendetta dei due fratelli dopo l’epica battaglia legale con Facebook.

Progettando di intraprendere la carriera di venture capitalist, i fratelli scoprono rapidamente che nessuno accetta i loro soldi dopo la loro battaglia con Zuckerberg. Mentre si curano le ferite a Ibiza, si imbattono casualmente in un personaggio eccentrico che parla loro di un’idea nuovissima: la criptovaluta. Immergendosi in quello che all’epoca è un mondo oscuro e a volte sinistro, iniziano a rendersi conto che la “criptovaluta” è, secondo le loro stesse parole, “o la prossima grande cosa o una totale stronzata”. Non resta altro da fare che scommettere.

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La vita segreta. Tre storie vere dell’èra digitale

Anche questo un libro di qualche anno fa (2017) ma straordinariamente attuale e facile nella sua capacità divulgativa, ma documentato e preciso. Andrew O’Hagan spiega cose fondamentali.

Sempre più spesso usiamo con disinvoltura parole e nomi di cui pochissimo sappiamo. Bitcoin, ad esempio. Che cosa sono? Chi è Satoshi Nakamoto, l’individuo (o l’oscura entità collettiva) che li ha inventati? E perché li ha inventati? Che cos’è il dark web, e cosa significa «viverci» dentro? Che cos’ha veramente fatto, Julian Assange? E chi è? Per trovare le prime risposte serviva uno scrittore puro, qualcuno cioè disposto a partire per un viaggio senza mappa, provvisto di un’arma ancora efficace: una qualche confidenza con il romanzesco.

Qualcuno come Andrew O’Hagan, insomma. O’Hagan è sceso davvero negli abissi largamente sconosciuti della rete. E al suo ritorno, come un esploratore vittoriano, ha steso tre relazioni estremamente accurate, che anche quando sembrano sul punto di sconfinare nella farsa (come nel caso dell’abortita collaborazione con Assange) sono in realtà altrettanti racconti del terrore. Di cui si ha da subito la sensazione, però, di non potere fare a meno.

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Cybercapitalismo. Fine del legame sociale?

In questa lista di apocalittici più che di integrato, Emanuela Fornari va avanti rapidamente con la tesi fondamentale. Il cybercapitalismo denota una linea d’ombra, una soglia epocale che indica non solo la fine del capitalismo classico, ma anche la crisi dell’odierna economia finanziaria. Questo libro è una genealogia del presente: in un mondo sempre più influenzato dal web e dall’intelligenza artificiale, l’intento è quello di scorgerne gli antefatti, in un lungo tragitto della modernità che prende avvio sin dall’epoca rinascimentale, con quel crollo delle certezze e del senso delle cose che (da Montaigne a Shakespeare, a Donne) viene posto in rapporto con un mondo «acentrico», reso sempre più contingente, precario e imprevedibile dall’irruzione dell’«oro mobile», dalla circolazione di una moneta gestibile tramite il sistema delle banche.

Quanto accade oggi è dunque l’esito di una storia antica. Nel dominio del processo di valorizzazione, le parole viaggiano come le merci. E viaggiano tanto più velocemente quando si ha a che fare con la merce di scambio universale: il denaro. Emanuela Fornari parla dunque di metamorfosi. Di una storia del capitale segnata dal divario tra rendita e profitto, proprietà e produttività, interessi e crescita: una storia che i lettori di Jane Austen e Honoré de Balzac conoscono meglio degli esperti di economia. Di un sistema capitalistico segnato, nel corso di tre secoli, da un progressivo passaggio dalla terra al cielo: dalla proprietà agraria al capitale immobiliare, dalla Rivoluzione industriale ai movimenti globali del capitale finanziario. Di un processo di smaterializzazione che ha ridotto sempre di più il denaro a semplice codificazione valoriale e l’economia a mero sistema di segni.

Si propone qui una genealogia del presente che mette a confronto (oltre ad autori classici come Karl Marx e Max Weber) figure del pensiero contemporaneo come Jean Baudrillard, Gilles Deleuze, Marcel Mauss, Karl Polanyi e Arjun Appadurai. Tutti accomunati dall’idea di un’intima «innaturalità» dell’economia e della figura dell’homo oeconomicus, e dalla crescente prevalenza della dimensione del politico e della dominazione.

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Maniac

Benjamín Labatut, giornalista francese di qualità, racconta l’odissea nera di John von Neumann, l’uomo che disegnò la mappa infernale del mondo che oggi abitiamo. Fondamentale per la nostra cultura digitale. Quando alla fine della seconda guerra mondiale John von Neumann concepisce il maniac, un calcolatore universale che doveva, nelle intenzioni del suo creatore, «afferrare la scienza alla gola scatenando un potere di cal¬colo illimitato», sono in pochi a rendersi conto che il mondo sta per cambiare per sempre. Perché quel congegno rivoluzionario, parto di una mente ordinatrice a un tempo cinica e visionaria, infantile e «inesorabilmente logica», non solo schiude dinanzi al genere umano le sterminate praterie dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, ma lo conduce sull’orlo dell’estinzione, liberando i fantasmi della guerra termonucleare. Che «nell’anima della fisica» si fosse annidato un demone lo aveva del resto già intuito Paul Ehrenfest, sin dalla scoperta della realtà quantistica e delle nuove leggi che governavano l’atomo, prima di darsi tragicamente la morte.

Sono sogni grandiosi e insieme incubi tremendi, quelli scaturiti dal genio di von Neumann, dentro i quali Labatut ci sprofonda, lasciando la parola a un coro di voci: delle grandi menti matematiche del tempo, ma anche di familiari e amici che furono testimoni della sua inarrestabile ascesa. Ci ritroveremo a Los Alamos, nel quartier generale di Oppenheimer, fra i «marziani ungheresi» che costruirono la prima bomba atomica; e ancora a Princeton, nelle stanze dove vennero gettate le basi delle tecnologie digitali che oggi plasmano la nostra vita. Infine, assisteremo ipnotizzati alla sconfitta del campione mondiale di go, Lee Sedol, che soccombe di fronte allo strapotere della nuova divinità di Google, AlphaGo.

Una divinità ancora ibrida e capricciosa, che sbaglia, delira, agisce per pura ispirazione, a cui altre seguiranno, sempre più potenti, sempre più terrificanti. Con questo nuovo libro, che prosegue idealmente il precedente Quando abbiamo smesso di capire il mondo, Labatut si conferma uno straordinario tessitore di storie, capace di trascinare il lettore nei labirinti della scienza moderna, lasciandogli intravedere l’oscurità che la nutre.

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Steve Jobs non abita più qui

Una delle firme di punta del giornalismo italiano, i suoi viaggi nella Silicon Valley, la scoperta di un mondo sconosciuto ai più nel nostro Paese. Molti luoghi del mondo sono macchine del tempo, quasi sempre rivolte al passato. Poi ce ne sono alcuni. pochissimi, che portano direttamente, se non al futuro, a quello che del futuro riusciamo a immaginare. Uno è la California di Michele Masneri.

Non importa dove Masneri si aggiri, né con chi parli: che ascolti un autista di Uber descrivergli nei particolari la startup che lo renderà miliardario, registri le lagnanze dei vicini di casa di Mark Zuckerberg, tormentati dalle sue perenni ristrutturazioni di interni, esplori quanto sopravvive dell’un tempo gioioso ecosistema gay, o si faccia spiegare molto bene da Jonathan Franzen dove il pianeta dovrebbe andare per salvarsi. Quella che Masneri scrive qui è una lunga, movimentata, esilarante prova provata di quanto ci avesse visto lungo Frank Lloyd Wright, quando sosteneva che tutto quanto sul pianeta non abbia un ancoraggio sufficientemente solido prima o poi comincerà a scivolare verso la California.

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La macchina zero. Mario Tchou e il primo computer Olivetti

Non potrebbe essere una lista dei migliori libri di Macity se non ci fosse un fuori sacco. Nel nostro caso, un graphic novel storico che ricostruisce con attenzione e accuratezza una storia italiana molto particolare e importante.

Comincia il 9 novembre 1961, sull’autostrada Milano-Torino, dove pioveva a dirotto. Mario Tchou, capo della Divisione Elettronica Olivetti, era in auto diretto verso Ivrea dove avrebbe presentato le ultime novità al suo consiglio di amministrazione. Aveva 37 anni, e quello sarebbe stato l’ultimo dei suoi viaggi.

Su richiesta di Adriano Olivetti, era tornato da pochi anni in Italia dagli Stati Uniti dove dirigeva il prestigioso Hartley Laboratory. Aveva presentato alla Fiera di Milano un Elaboratore Elettronico Aritmetico, Elea 9003: il primo computer amente realizzato con elementi allo stato solido, i transistor. Questa macchina segnò un passaggio tecnologico fondamentale. Da allora, il mondo non sarebbe più stato lo stesso.

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