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I migliori libri dei grandi giornalisti – parte seconda

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Proseguiamo il nostro viaggio alla ri-scoperta dei grandi giornalisti della storia italiana che hanno scritto libri interessanti, utili e piacevoli da leggere. Qui potete trovare la prima parte con autori del calibro di Oriana Fallaci, Indro Montanelli ed Enzo Biagi.

In questa seconda parte ci avviciniamo di più al tempo presente, con una serie di professionisti dell’informazione ancora più sorprendente e riteniamo interessante per andare in profondità dentro le stanze del quarto potere.

Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.

I migliori racconti brevi e minimalisti made in USA

A occhi aperti

L’importanza della fotografia per raccontare il mondo. Una grande passione raccontata da Mario Calabresi. Infatti, ci sono fotografie capaci di segnare un’epoca, di lasciare un segno, di sintetizzare mille parole. Immagini destinate a fissarsi per sempre nella nostra memoria e a costruire l’immaginario collettivo.

Calabresi, giornalista e grande appassionato di fotografia, ha viaggiato a lungo per incontrare gli autori di scatti divenuti ormai iconici e farsi raccontare quali emozioni li avessero attraversati mentre fermavano sulla pellicola un pezzo di Storia. Il fotogiornalismo, come il giornalismo, è fatto di pazienza, dedizione e costanza. Per essere credibili bisogna andare dove i fatti accadono, per vedere, capire e testimoniare. Non può farlo chi si limita a osservare il mondo dall’alto, chi resta distante e distaccato, ma soltanto chi è pronto a calarsi anche nelle realtà più crude, chi si immerge nelle storie correndo rischi.

Lo sanno bene Josef Koudelka, che ha documentato la Primavera di Praga del 1968, Don McCullin, testimone dei sanguinosi conflitti in Vietnam e nell’Irlanda del Nord, Steve McCurry, che ha affrontato i monsoni e attraversato l’Afghanistan in macerie, o Gabriele Basilico, che ha immortalato una Beirut distrutta da anni di guerra civile. I fotografi incontrati da Calabresi hanno accettato di raccontare i momenti che li hanno definiti: l’umanità dolente in fuga dai massacri ruandesi o gli schiavi delle miniere a cielo aperto ritratti da Sebastião Salgado, le discriminazioni razziali americane testimoniate da Elliott Erwitt o i rifugiati palestinesi ai quali, nelle sue immagini volutamente un po’ sfocate, rivolge con pudore lo sguardo Paolo Pellegrin.

Questo libro contiene le lezioni di Susan Meiselas, capace di costruire rapporti di una vita con i soggetti delle sue foto, come le denunce in bianco e nero di Letizia Battaglia, che ha messo sotto gli occhi dell’Italia la realtà della mafia. Il libro è un affascinante viaggio non solo nella fotografia, ma negli eventi che hanno fatto la Storia degli ultimi cinquant’anni, ancora oggi vividi e toccanti grazie a uomini e donne che hanno saputo cogliere l’attimo perfetto.

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Interstellar

Grandissimo giornalista “onnivoro”, allievo prediletto di Indro Montanelli e da sempre capace di alternare temi e registri diversi. La sua grande passione, il suo grande amore, è l’Inter. E nell’anno del ventesimo scudetto nerazzurro Beppe Severgnini non può non dire la sua.

“D’accordo – scrive –, abbiamo vinto. Due stelle, nel cielo neroazzurro, ci stanno proprio bene. Ventesimo scudetto. Ci siamo arrivati dopo una marcia trionfale che nessuno – neppure il più ottimista tra noi – poteva immaginare. Avversari schiantati, moltissimi gol fatti, pochissimi gol subiti. Una squadra che gioca come non si vedeva da tempo. Nemmeno quella magica e potente del Triplete mostrava questa fiducia in sé stessa, questa velocità, questa costante bellezza. Vincere elegantemente, tuttavia, non è facile. Un modo per riuscirci è ragionare. Per cominciare: da dove viene la nostra passione? Come si spiega?”

Severgnini racconta la splendida odissea neroazzurra con un altro dei suoi memorabili “Interismi”. La serie, iniziata nel 2002 e nel 2003 con coraggiosa autoironia, è passata dal ritorno allo scudetto sul campo (2007), dal sogno avverato del Triplete (2010) e dal successo di Conte nel 2021. Ora una pagina ancora più bella: l’ascesa formidabile dell’Inter di Inzaghi, di Lautaro, Barella, Bastoni e tutti gli altri. Un gruppo costruito con intelligenza, spesso impressionante, sempre bello da veder giocare. Un momento che andava raccontato. I cuori neroazzurri volano.

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Noi due ci apparteniamo. Sesso, amore, violenza, tradimento nella vita dei boss

Roberto Saviano ha creato un altro modo di fare giornalismo d’inchiesta e di raccontare le mafie di casa nostra con uno stile a metà tra l’inchiesta giornalistica e il romanzo. Le storie di questo libro ne sono la prova.

Due regine del narcotraffico s’incontrano in un’asfittica prigione cilena, fra loro scoppia un amore. Paolo Di Lauro, spietato boss della camorra, vaga per il mondo in cerca della giovane ragazza che gli ha spezzato il cuore. Matteo Messina Denaro spende gli ultimi scampoli della sua latitanza barcamenandosi fra i ricordi e fra i letti delle sue tante amanti. Un feroce killer della ’ndrangheta fa coming out e va a convivere con il suo compagno, scatenando le ire del clan.

Cos’è il sesso per le organizzazioni mafiose? Opportunità di controllo, sopraffazione, stigma o vanto, esaltazione o vergogna. Con questo nuovo, accecante caleidoscopio di storie, facce, racconti inconfessati, Saviano disegna un quadro sorprendente, talvolta romantico, talvolta atroce, della criminalità organizzata alle prese con la questione più spinosa e delicata che le si possa presentare.

Sesso, amore, tradimenti. Hanno creato e distrutto imperi, compreso quello criminale. A quasi vent’anni dalla pubblicazione di Gomorra, il libro che ha sovvertito le regole del racconto di realtà, Roberto Saviano torna con un reportage narrativo lacerante, innervato di storia e resoconto giudiziario. Uomini dal cuore di tenebra, donne che non appaiono più come semplici gregarie del boss di turno ma si trasformano, di racconto in racconto, da vittime a carnefici, da portatrici di salvezza a diaboliche assassine.

«In un placido agrumeto siciliano – scrive – o in una Vela di Scampia, sulla fiorente costa laziale o in un prefabbricato alle porte di Milano, nel trambusto newyorkese, da nord a sud e da est a ovest, in ogni possibile angolo dell’universo criminale: non si scherza con l’amore, e non si scherza con il sesso. Molte delle persone di cui sto per raccontarvi l’hanno imparato a proprie spese.»

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Il nuovo impero arabo. Come cambia il Medio Oriente e quale ruolo avrà nel nostro futuro

Prima al Sole 24 Ore, poi storico corrispondente e inviato di Repubblica e adesso al Corriere. Federico Rampini, con grande velocità, ha sempre saputo calcare la cronaca internazionale e regalare libri istantanei, capaci di toccare i temi fondamentali del momento. Come in questo caso.

L’altra faccia della tragedia israelo-palestinese è a poca distanza: è la rapida evoluzione in atto in Arabia saudita, che allarga su scala più vasta gli esperimenti già avviati a Dubai o nel Qatar. Quell’area compresa tra il Golfo Persico e il Mar Rosso è un gigantesco cantiere di sviluppo, attira un boom di investimenti e di imprese straniere, anche italiane. E accoglie nuovi flussi di imprenditori, turisti, studenti e ricercatori (il nostro Paese si è accorto della svolta con qualche ritardo quando Roberto Mancini ha abbandonato la guida della nazionale di calcio per quella saudita e Riad ha soffiato a Roma la sede dell’Expo).

Ma cosa c’è dietro? Una delle chiavi è la laicizzazione in corso, che riduce i poteri del clero islamico, liberalizza i costumi e migliora i diritti delle donne. In questo reportage ispirato dai suoi viaggi più recenti Federico Rampini racconta il «nuovo impero arabo» che resta un regime autoritario (su cui la guardia deve restare alta) ma vuole rilanciare il proprio ruolo mondiale, memore di quella che fu l’epoca d’oro della sua civiltà. E che sembra uscire dal vittimismo antisraeliano spezzando la catena dell’odio nei confronti dell’Occidente (e il suo finanziamento) che ha portato alla diffusione della Jihad e della violenza fanatica.

È un’area in forte crescita, segnata da progetti grandiosi di modernizzazione con ricadute nella geopolitica, nell’energia, nell’economia, nella finanza, nella tecnologia e nel campo della lotta al cambiamento climatico. Ma l’Arabia e i suoi vicini più piccoli sono sotto la minaccia permanente di un avversario come l’Iran e del focolaio minaccioso del Golfo di Suez; e il conflitto israelo-palestinese condiziona leader e popoli di tutta la zona.

Dal successo nei piani avveniristici di questa parte del mondo dipenderanno anche lo sviluppo dell’Africa, la stabilità del Mediterraneo, la sicurezza mondiale, la transizione verso un’economia meno condizionata dal petrolio. «Bisogna trattenersi, prima di abbracciare visioni del mondo manichee, crociate che oppongono le forze del Bene e del Male. L’Arabia merita di essere studiata più che esorcizzata.»

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Ecofascisti. Estrema destra e ambiente

Francesca Santolini va a toccare un tema del quale in Italia non si parla quasi mai, ma che però è molto importante: il rapporto tra politica e ambiente. L’ecofascismo è già una realtà. In Europa come negli Stati Uniti, l’estrema destra si appropria dei fondamentali dell’ecologia per giustificare i suoi discorsi politici identitari e nazionalisti.

Chi sono gli ecofascisti? Quale relazione esiste tra la crisi climatica e l’ascesa dei nazionalismi? Questo libro ripercorre la lunga storia dell’ambientalismo di estrema destra e analizza i modi in cui tale movimento si sta adattando al mondo contemporaneo. Il legame tra l’arcipelago delle destre radicali e la difesa dell’ambiente non ha nulla di evidente, ma esiste, è pericolosamente vitale e porta con sé minacce culturali, sociali e politiche.

Non potendo più negare il cambiamento climatico, oggi l’estrema destra sta mutando strategia per conservare la sua identità: legge strumentalmente la crisi ambientale come risultato dei flussi migratori dal Sud del mondo e torna a proporre in forma nuova il suo violento armamentario ideologico fatto di teorie della cospirazione, xenofobia, razzismo.

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Ogni cosa è collegata. Pauli, Jung, la fisica quantistica, la sincronicità, l’amore e tutto il resto

Straordinario e indimenticabile libro di divulgazione scientifica, che ruota attorno a due titani del pensiero moderno, scritto con maestria dalla bravissima Gabriella Greison, “la Rockstar della Fisica”.

“Ogni cosa è collegata. E lo dimostrerò scientificamente.” Ci sono parole che nascondono un mondo bellissimo, che sembrano precise come termini medici, eppure vengono usate da chiunque e nei momenti più disparati per affermare concetti spesso lontani dal contesto in cui queste parole sono nate. Prendiamo il termine “sincronicità”, per esempio, che usiamo solitamente per indicare quegli eventi che si verificano nello stesso istante. Ci sono scienziati che hanno timore a usare questa parola, perché evoca concetti mistici o terreni troppo scivolosi. Ma la scienza non è a favore o contro concetti sincronici: semmai lo sono gli scienziati.

Infatti c’è un fisico, che è andato contro tutto e tutti, a cui questa parola non faceva paura. Anzi, si è messo a indagarla. E lo ha fatto insieme allo psicanalista in attività più famoso del mondo, colui che quella parola l’aveva creata. Questa è la storia di un fisico così talentuoso che a trent’anni (anzi, meno) è stato collocato esattamente tra Einstein e Maxwell nella classifica dei fisici più importanti del ventesimo secolo: Wolfgang Pauli.

Ma anche del personaggio più criticato, sbeffeggiato, deriso di tutto il mondo scientifico. Soprattutto per la sua seconda vita, che Pauli ha scelto di trascorrere nei quartieri più malfamati delle grandi città, girando per bordelli, bevendo whisky, prendendosi a botte con la gente più strana, e tornando sempre a casa alle prime ore del mattino. Ma, come se non bastasse, c’é un altro colpo di scena. Wolfgang Pauli andava in analisi da Carl Gustav Jung, il quale aveva chiesto una sola cosa in cambio: che Pauli gli spiegasse la fisica quantistica.

Questa è una storia di inquietudine. Una storia in cui viene messo in discussione un modo di ragionare che ci è proprio, e che diamo per scontato. Quella raccontata in questo libro è la vera, incredibile storia di Pauli e Jung, della fisica quantistica e della sincronicità, della mente e dell’amore, e di come tutto sia straordinariamente legato insieme.

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Novantatré. L’anno del terrore di Mani pulite

Mattia Feltri ha scritto un libro-inchiesta storico che si legge come un grande romanzo storico. Quando scoppia Mani pulite, Feltri era un giovane cronista. Curioso e appassionato, ha seguito quelle vicende e ne ha scritto sulle pagine del quotidiano per cui lavora. Dieci anni dopo, nel 2003, è al Foglio. Lì prende corpo un progetto: raccontare quei dodici mesi che hanno stravolto l’Italia, attraverso un gusto letterario e uno stile comunicativo in grado di sottolineare le atrocità di quei giorni, che con un’iperbole paragona al Terrore della Rivoluzione francese.

Quella che sembrava un’epoca di catarsi e rinascita si è rivelata, infatti, un periodo cupo, meschino, di furori e paure, di follia collettiva, in cui una cultura politica era stata spazzata via in modo dissennato. Per colpa della politica stessa e per mano di una magistratura che si sentiva a capo di un moto rivoluzionario.

Il libro, frutto di quella lunga controinchiesta, restituisce intatta l’atmosfera di quei giorni con un resoconto puntuale e spietato: dai grandi ai piccoli eventi, dai grandi ai piccoli personaggi. Rivivono tutte le contraddizioni di una fase cruciale della nostra storia, con un vantaggio sulla contemporaneità: evidenziare ipocrisie e meschinità.

«L’occhio – scrive Giuliano Ferrara nella prefazione – ha vagato tra i documenti, le testimonianze, lo sviluppo al presente storico degli avvenimenti, e il giovane che aveva creduto tutto senza vedere niente si è ritrovato a smascherare, nel suo magnifico futuro anteriore di italiano diffidente, questo marcescente idolo del vero giuridico, che era un sordido fatto politico».

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L’arte di non amare

Chissà cosa resta dei grandi sentimenti. E di quelli piccoli. Forse niente, forse tutto. “Amare o non amare è infatti la questione che sta sotto mille altre: dalla risposta che ognuno di noi sa o vuol dare dipende molto del nostro presente. E dalle azioni che ne conseguono, quasi tutto il nostro futuro.”

Scrittori e poeti dall’alba dei tempi lo invocano nelle loro composizioni, poi drammaturghi e registi di ogni epoca lo hanno messo in scena, ma tutti gli esseri umani hanno dedicato gran parte dei loro pensieri, belli e brutti, al sentimento più forte e universale: l’amore.

Così Giuseppe Di Piazza, grande giornalista e scrittore, prova a riflettere sull’amore oggi, tra tecniche di corteggiamento antichissime, social network e siti di appuntamenti. Il punto di partenza è il primo incontro immaginato tra una giovane donna e un giovane uomo: Lucas e Margherita. Da quel primo fatale momento, Di Piazza, con lo sguardo del reporter e l’animo del filosofo, segue i suoi due personaggi lungo tutto il corso della loro storia d’amore – il colpo di fulmine, la seduzione, il primo contatto, la paura, il nervosismo, i silenzi e le parole – alternando il racconto delle tappe del rapporto di Lucas e Margherita con riflessioni illuminanti e citazioni amorose di tempi vicini e lontani, dai versi di Ovidio sino a quelli dei cantautori contemporanei.

Questo libro è al tempo stesso manuale, vademecum e trattato, breve e irresistibile, su quello che “muove il sole e l’altre stelle”.

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10 rivoluzioni nell’economia globale (che in Italia ci stiamo perdendo)

Preciso, documentato, inquietante. Stefano Feltri, già direttore di Domani, qui dimostra cosa vuol dire saper fare il giornalista: «Ci sono molte spiegazioni del declino italiano: la struttura delle imprese, troppo piccole, la bassa natalità, il peso del debito pubblico. Io ne vorrei proporre una meno tecnica e più semplice: parliamo sempre delle stesse cose e non ci accorgiamo del mondo che cambia intorno a noi finché non è già troppo tardi.»

Il dibattito pubblico italiano si avvita sempre intorno agli stessi temi: i giovani disoccupati ma anche sfaticati, il Made in Italy che tutti ci invidiano, il debito pubblico che ci affossa, il ponte sullo stretto di Messina, il Festival di Sanremo. Ma intanto il mondo cambia, e sempre più velocemente. Feltri, da anni uno dei più autorevoli e informati giornalisti italiani, cerca in questo libro di indicare e descrivere le rivoluzioni che stanno scuotendo l’economia globale – e di cui in Italia arrivano eco lontane e confuse, distorte da calcoli elettorali, pigrizia intellettuale, astrusità tecnocratiche.

Dall’ondata delle criptovalute, ormai in ritirata, alla transizione ecologica e ai suoi costi, dall’intelligenza artificiale che muove i primi passi concreti a una globalizzazione che scricchiola, dallo smart working alle logiche economiche dei social, Feltri ci racconta gli snodi cruciali dell’economia contemporanea, evitando tutti i luoghi comuni della mediasfera nazionale e portando una prospettiva ampia e informatissima a disposizione dei lettori, e dei cittadini, italiani.

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La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili

Il primo dei due fuori sacco oramai tradizione della nostra raccolta che altrimenti non potrebbe dirsi “dei migliori libri di Macity”. In questo caso si torna indietro nel tempo, a poco più di vent’anni fa, con Gian Antonio Stella, che mise alla gogna i razzismi italiani e aprì la strada al Movimento 5 Stelle.

Aerei di Stato che volano 37 ore al giorno, pronti al decollo per portare Sua Eccellenza anche a una festa a Parigi. Palazzi parlamentari presi in affitto a peso d’oro da scuderie di cavalli. Finanziamenti pubblici quadruplicati rispetto a quando furono aboliti dal referendum. “Rimborsi” elettorali 180 volte più alti delle spese sostenute. Organici di presidenza nelle regioni più “virtuose” moltiplicati per tredici volte in venti anni.

Spese di rappresentanza dei governatori fino a dodici volte più alte di quelle del presidente della Repubblica tedesco. Province che continuano ad aumentare nonostante da decenni siano considerate inutili. Indennità impazzite al punto che il sindaco di un paese aostano di 91 abitanti può guadagnare quanto il collega di una città di 249mila. Candidati “trombati” consolati con 5 buste paga. Presidenti di circoscrizione con l’autoblu.

La denuncia di come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia diventata una oligarchia insaziabile e abbia allagato l’intera società italiana. Storie stupefacenti, numeri da bancarotta, aneddoti spassosi nel reportage di due grandi giornalisti. Un dossier impressionante, ricchissimo di notizie inedite e ustionanti. Che dovrebbe spingere la classe dirigente a dire: basta.

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Cosa farò da piccolo: Il futuro alla mia età

Scomparso nell’ottobre del 2023 a 95 anni, Luca Goldoni è stato un grande giornalista e ritrattista della società italiana e dei tempi che furono. Avremmo dovuto metterlo nella lista precedente, ma come secondo fuori sacco di questa lista sui giornalisti contemporanei ci sta più che bene. Anche perché questo libro ironico e autoironico, a partire dal titolo, è il ritratto crudele, spesso esilarante, anche dell’Italia di oggi. Ed è un confronto con l’Italia di ieri. Per dimostrare non che “allora si stava meglio”, ma che in realtà niente è cambiato, e gli italiani si continueranno a barcamenare tra i loro storici difetti.

“Come si sa, l’uomo è il più infelice fra gli esseri viventi, perché ha coscienza anche della morte. Lo sa pure da giovane, ma non collega l’evento alla sua sorte personale… È invecchiando che il nostro si scopre all’improvviso ‘zavorra’ per i bilanci dello Stato, ‘soggetto a rischio’ per gli agenti delle assicurazioni che lo valutano brutalmente come un’auto usata: quanti chilometri ha? Che aspettativa di vita ha? E allora si sorprende ad amare svisceratamente il suo scampolo di esistenza.”

“La mia gioventù in sintesi? Bombe, morte, fame, freddo. Però immense emozioni: la pace, le prime notti a luce accesa ballando il boogie, la libertà, cioè andare in piazza a gridare ‘Io sono contro’. E una grande serenità dovuta al fatto che non esistevano smartphone, video, web, ovvero gli elementi che oggi possono trasformare tanti bulli in feroci criminali.”

“In Italia predomina questo tipo di galateo: stai conversando in strada con un amico che a un tratto avverte la suoneria (o vibrazione) del suo smartphone e subito, senza scusarsi, tronca la conversazione e si mette a parlare con l’altro. Da noi, l’interlocutore lontano ha la precedenza su quello presente.”

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