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Apple Watch potrebbe essere sfruttato per individuare il coronavirus prima ancora di test specifici

L’Apple Watch potrebbe essere sfruttato per individuare l’infezione dei coronavirus prima ancora di effettuare test specifici. È quanto indica una ricerca che cita CBS News spiegando che alcuni dispositivi indossabili come l’Apple Watch o Fitbit potrebbero essere usati per predire il rischio di avere contratto l’infezione del SARS-CoV-2 ancora prima della comparsa di veri e propri sintomi.

Ricercatori del Mount Sinai Health System di New York hanno evidenziato che l’Apple Watch è in grado di individuare minuscoli cambiamenti nel ritmo cardiaco dell’utente, fino a sette giorni prima che l’infezione possa essere rilevata attraverso test specifici.

Lo studio della rete ospedaliera Mount Sinai ha analizzato variazioni nel tempo tra un battito e l’altro, una metrica nota come variabilità della frequenza cardiaca, un parametro che a quanto pare permette di capire quanto funziona bene il sistema immunitario di una persona.

“Sappiamo già che i marcatori della variabilità cardiaca cambiano con le infiammazioni che si sviluppano nel corpo, e il Covid è un evento estremamente infiammatorio. Questo ci permette di prevedere persone come infette prima che se ne rendano conto”, spiega Rob Hirten, autore dello studio e assistente professore di medicina presso l’Icahn School of Medicine del Mount Sinai.

Quando si tratta di COVID-19, i soggetti che hanno contratto la malattia evidenziano minore variabilità della frequenza cardiaca rispetto alle persone che risultano negativi. Lo studio ha seguito 300 operatori sanitari presso il Mount Sinai che hanno indossato l’Apple Watch per cinque mesi.

La salute secondo Apple

Un diverso studio della Stanford University in California ha tenuto conto d simili elementi ottenuti dai fitness tracker di Apple, Fitbit, Garmin e altri produttori. Una ricerca pubblicata su Nature Biomedical Engineering, ha rilevato che l’81% delle persone risultate positive al coronavirus ha evidenziato cambiamenti nell’attività cardiaca a riposo. Al pari della già indicata in precedenza metrica che misura la variabilità della frequenza cardiaca, i ricercatori evidenziano che i tracker in questione potrebbero essere sfruttati per individuare infezioni fino a nove e giorni e mezzo prima che i sintomi iniziano a manifestarsi, segnali di cui si potrebbe tenere conto grazie alla diffusione di dispositivi indossati per la maggiorparte della giornata dagli utenti.


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