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Passare da iPhone ad Android: la nostra esperienza

iPhone o Android? Passare da iPhone ad Android o da Android ad iPhone? Il rovello si dibatte nella testa, magari anche inconsciamente, in quella dei più forsennati fan di una delle due piattaforme. Persino in quella di chi scrive, che usa iPhone da sette anni con iPhone e segue quotidianamente – con in mano un iPhone – l’evoluzione del mondo della Mela. In particolare, un po’ per curiosità, un po’ per spirito scientifico, un po’ per sfida ci siamo chiesti spesso come sarebbe la nostra vita digitale se invece di avere scelto un iPhone avessimo optato per un telefono Android. E ancora, come sarebbe il mondo intorno a noi e dentro di noi se decidessimo, appunto, di passare da iPhone ad Android?

Ecco dunque la decisione. Per far cessare le voci che si agitavano nella nostra testa, abbiamo deciso di fare il baconiano Experimentum Crucis, la sperimentazione diretta e sulla nostra persona. Per il test, partendo da un iPhone 7, come piattaforma di approdo,  abbiamo scelto OnePlus 6, un prodotto di buona qualità, superiore ai classici telefoni cinesi con Android, capace sulla carta, di fare tutto quello che è in grado di fare un iPhone X ma con un vantaggio decisivo: il prezzo. Perché, ammettiamo, per la maggior parte delle persone è proprio questo il fattore decisivo che spinge a passare da una parte all’altra…

Premessa

Prima di cominciare con il raccontarvi la nostra esperienza vogliamo chiarire un paio di punti nella speranza di ridurre al minimo – perché sappiamo già che purtroppo sarà impossibile evitarli completamente – tutti quei commenti Pro e Contro una fazione o l’altra.

Innanzitutto non stiamo scrivendo un articolo per dire chi-è-meglio-di-chi, perché lo smartphone è diventato un dispositivo talmente complesso e così personale che la scelta di un modello o di un altro è oggi più che mai soggettiva e dettata da un’infinita serie di caratteristiche, di necessità ma anche di particolari più o meno insignificanti.

Il telefono che abbiamo usato è un campione inviato in prova. Non c’è dietro alcun interesse commerciale né per l’azienda produttrice (che non abbiamo coinvolto), né il venditore (il negozio online GearBest), cui abbiamo semplicemente chiesto di avere un prestito lungo a sufficienza per fare una operazione che potrebbe essere utile a tutti, utenti iPhone e Android: vedere che succede ad un utente iPhone di lunga data nel momento in cui passa all’unico concorrente.

Passare da iPhone ad Android: la nostra esperienza

Android, lontano sì ma non sconosciuto

Il nostro lavoro qui su Macitynet è come intuibile incentrato sul mondo iPhone, ma è altrettanto ovvio che non ci è certo sconosciuto. Di fatto ne parliamo quasi tutti i giorni, senza dimenticare che nel corso degli anni, anche chi scrive, ha avuto a che fare con prove sporadiche di smartphone e tablet Android di fascia medio-bassa, potendo perciò seguire l’evoluzione del sistema operativo del robottino verde parallelamente alla nostra effettiva vita digitale su iOS e macOS.

Passare da iPhone ad Android, e viceversa

Passare da iPhone ad Android o il contrario, da Android ad iPhone, è una pratica piuttosto comune ed i motivi sono i più variegati. C’è chi lo fa semplicemente per curiosità, chi per voglia di cambiare con qualcosa di completamente nuovo, chi per disponibilità economica o al contrario per risparmiare, chi perché non si trova bene con il sistema operativo e via discorrendo.

Tra le due, passare da iPhone ad Android è al momento la pratica più diffusa: le statistiche di Kantar evidenziano una caduta della quota iOS nei principali mercati europei nell’ultimo trimestre del 2017.

Passare da iPhone ad Android: la nostra esperienza

Perché OnePlus 6

Con iPhone è facile scegliere. Se c’è disponibilità economica si punta sull’ultimo modello uscito, stando bene attenti al taglio di memoria per evitare di dover lavorare soltanto con poche app e centellinare lo spazio per foto e video. Per risparmiare qualcosa si può puntare su un modello di precedente generazione, approfittare delle offerte su Ebay oppure rivolgersi direttamente sul mercato dell’usato (con tutti i rischi annessi).

Per Android invece il discorso è diverso. C’è molta più scelta, il mercato è ampio e variegato e si va dal modello super-economico da 50-100 euro fino ai top di gamma i cui prezzi non si discostano molto da quelli della controparte Apple.

Così, potendo scegliere, ci siamo detti: se dovessimo comprarne uno, quale compreremmo? Ribadendo che la risposta a questa domanda è e rimane soggettiva, abbiamo preso in considerazione le nostre prove passate, principalmente incentrate sui modelli di fascia bassa. Sono ottime soluzioni, con capacità però talvolta limitate per il nostro uso quotidiano. Inoltre non si andava fare un fare una valutazione basata sul concetto di avere telefono secondario, ma quello principale. Così, abbiamo scartato la fascia bassa del mercato (50-200 euro).

Nello stesso tempo abbiamo guardato per il nostro test non ad un telefono da 800 euro, perché troppo vicino nel costo ad un iPhone. Chi fa una scelta di questo tipo, comprando magari un Samsung Galaxy S9 o un Note 8, per citare due top di gamma, a nostro giudizio ha delle ragioni non facilmente scalfibili e comunque, spesso (al netto delle offerte degli operatori) distanti dalla volontà di risparmiare soldi. Volevamo piuttosto capire se passare da iPhone ad Android scegliendo un telefono che permettesse un sostanzioso risparmio e nello stesso tempo offrisse una elevata qualità in fatto di componentistica e funzioni fosse una ipotesi percorribile. In questa ottica un modello il cui costo girasse intorno ai 300-600 euro, di ultima generazione per quanto riguarda le tecnologie integrate e con un ottimo rapporto qualità prezzo, è l’ideale.

OnePlus 6 è stato recensito del nostro sito, qualche tempo fa. Il succo di quel test, che ha aspetti tecnici che noi non affronteremo, è che il rapporto prezzo e qualità è il vero strumento vincente con il quale OnePlus sfida i grandi concorrenti. Il prezzo (569 euro per la versione 128 GB che abbiamo scelto, ma al momento si compra in offerta con un codice: maggiori info in fondo all’articolo) è circa la metà di quel si può spendere per un iPhone X di pari capacità (in realtà da 128 GB non esiste ma la versione da 256 GB costa 1.359 euro) per un prodotto di alto livello, di recente generazione (è uscito il 22 maggio) e che ben si confronta al migliore iPhone del momento tra Face Unlock, schermo OLED senza cornici ed elevata potenza di elaborazione.

Passare da iPhone ad Android: la nostra esperienza

Pronti? Si parte!

Per passare da iPhone ad Android è questione di un attimo. Se Apple ha il suo Move to iOS, anche Google ha sviluppato un sistema che facilita moltissimo il processo. Basta seguire le istruzioni riportate sul sito: tempo 15 minuti e il nuovo smartphone è pronto all’uso.

Così facendo vengono trasferiti tutti i dati cioè non solo la rubrica ma anche le foto, gli eventi in calendario, le note, eccetera. Chi scrive tuttavia utilizza da molto tempo i servizi di Google, perciò in questo senso il passaggio da una piattaforma all’altra è stato praticamente indolore: è bastato il login con l’account Google perché tutto fosse già al posto suo.

Installiamo le app

Il nostro usano dello smartphone è quello basilare, così come le funzioni che utilizziamo quotidianamente. Perciò poche, anzi pochissime, le app installate: Orologio, Calcolatrice e Registratore vocale ci sono già, così abbiamo aggiunto Stocard (per le carte fedeltà), Google Maps per la navigazione GPS in auto, Dropbox e Google Drive per i file sulla nuvola, Google Traduttore (non si sa mai), YouTube, Feedly per restare aggiornati, Super Guida TV sapere cosa fa in televisione dopo cena, Pinterest, Amazon Music per la musica in streaming, Wunderlist per la lista della spesa collaborativa.

Poi, oltre alla Fotocamera e alla Galleria foto (già preinstallate) le tre app più utilizzate in assoluto: Telegram per la messaggistica, Gmail e Google Chrome. In realtà poi abbiamo installato anche altre applicazioni secondarie (Adobe Acrobat Reader per la scansione dei documenti, Google Calendar, File Manager, Fire TV, IKEA, Goodreads, IMDb per il cinema, Instapaper, l’app della banca e Google Keep per le note), ma uno dei primi vantaggi di Android è poter scindere la lista di tutte le app da quelle utilizzate maggiormente.

Così, anziché dover nascondere le app secondarie in una o più cartelle, abbiamo posizionato nella schermata principale soltanto le app usate quotidianamente mentre tutto il resto viene mostrato nella lista di tutte le applicazioni. OnePlus 6 offre poi una lista “nascosta” (basta uno swipe verso destra nella lista di tutte le app) per nascondere dalla vista tutte quelle app che proprio non vogliamo neanche vedere, come alcune app di sistema inutilizzate o app che magari utilizziamo soltanto tramite Widget e che non vogliamo vedere in lista.

Ecco, i Widget. Su Android la filosofia è completamente diversa. Qui i Widget possono arrivare ad occupare anche tutto lo schermo, sono molto più dinamici e se lo si desidera possono aggiornare i contenuti anche ogni pochi minuti. Anche qui abbiamo centellinato l’utilizzo, riducendolo alle sole Note per appuntarsi qualcosa al volo, al Calendario per promemoria ed eventi del giorno e i contatori con i consumi di minuti, SMS e GB del nostro operatore telefonico.

I primi giorni: altro che trauma

Temevamo che i primi giorni fossero i peggiori con tutto il trambusto che sarebbe derivato da nuova interfaccia, nuove applicazioni, nuova filosofia di vita digitale e una presunta arretratezza dell’intero impianto. Ricordavamo le schermate Android di qualche anno fa, che guardavamo con disprezzo dagli smartphone dei nostri amici, ma ci siamo accorti ben presto che quello è davvero il passato… La differenza con iOS è meno percettibile di quanto si possa sembrare.

Le app sono le stesse che troviamo su iPhone: stesso sviluppatore, stessa interfaccia. Qui davvero c’è poco da lamentarsi. Quantomeno quelle più diffuse o comunque quelle usate da noi in precedenza ci sono tutte, quindi da questo punto di vista nessun rimpianto.

Il Centro Notifiche e il Centro di Controllo di iPhone sono qui riuniti in un’unica scheda. Quindi un unico gesto dall’alto verso il basso per richiamare le Notifiche e visualizzare 6 delle scorciatoie preferite fin da subito (per noi: WiFi, Modalità Aereo, Bluetooth, Torcia, Blocco Rotazione e Risparmio energetico). Un secondo swipe verso il basso espande la scheda per mostrarne altre due (Geolocalizzazione e Non Disturbare) e permettere di scorrere tra le pagine secondarie dove troviamo altre scorciatoie, tra Modalità Notturna, Modalità di lettura, Trasmissione wireless, Inverti colori, Hotspot, NFC, OTG, Risparmio dati, Dati Mobili, Modalità di gioco, VPN e così via.

Per ripulire le notifiche in un sol colpo? Basta un click sull’apposito tasto, mentre per eliminarle singolarmente è sufficiente scorrere il dito verso sinistra o verso destra sopra la notifica. Semplice ed intuitivo.

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OnePlus 6 e iPhone, non così diversi

Una caratteristica di OnePlus 6 che riduce il divario con iPhone è nella presa USB-C, che di fatto garantisce la stessa reversibilità del connettore Lightning. Qui però c’è anche lo spinotto jack per le cuffie, un gradito dono per chi non ha mai digerito l’idea di usare un adattatore con, sopratutto, la conseguente l’impossibilità di ricaricare il dispositivo mentre si ascolta la musica con le cuffie a filo.

Su OnePlus 6 c’è poi anche un interruttore a tre scatti per passare rapidamente dalla modalità Suoneria a Vibrazione e poi ancora a Silenzioso. Anche qui stesso discorso di poco fa: non fa sentire la mancanza del tasto Mute di iPhone, perciò l’approccio all’uso viene fin da subito naturale per chi arriva dallo smartphone di Apple.

Passando alle novità c’è lo sblocco con il volto, simile al Face ID di iPhone X, ma nel confronto risulta però meno efficace e sicuro. Qui infatti lo sblocco avviene anche ad occhi chiusi e con il volto orientato di 45 gradi da un lato (occhio alla moglie: addio privacy se dormiamo), mentre fatica al buio (se la luminosità dello schermo è troppo bassa) o con occhiali da sole che coprono una buona porzione del volto. Da questo punto di vista iPhone è avanti e non di poco, (ma è un aspetto noto).

E se volessimo usare il sensore per le impronte digitali? Rispetto ad iPhone X qui c’è, ma lo troviamo sul retro, una posizione che, sarà per l’abitudine, ci è sembrata molto meno comoda rispetto al tasto Home di iPhone.

Passare da iPhone ad Android: la nostra esperienza

Foto, Video e Audio

Passando all’utilizzo quotidiano, buona ma non eccezionale la doppia fotocamera posteriore. Nelle foto “punta e scatta” non abbiamo sentito grosse differenze con iPhone. I colori sono in qualche caso un tantino troppo saturi mentre nella modalità Ritratto lo sfocato lavora bene con i volti mentre va necessariamente migliorato con gli oggetti. Superlativi gli slow motion a 460 fps, accettabili gli scatti con la fotocamera anteriore.

L’audio in cuffia è molto buono (certo poi dipende dalle cuffie che usiamo e badate bene, con OnePlus 6 non ci sono cuffie in dotazione: lode ad Apple che regala ancora le EarPods) mentre quello dello speaker per quanto riguarda il volume non ci è sembrato potentissimo. Sui telefoni Apple di recente generazione ci sono invece due speaker per un effetto stereo, cosa assolutamente da tenere a mente se si vuole utilizzare il telefono come altoparlante occasionale per la musica.

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Display e Notch

Amato e odiato, il notch (la tacca, o come volete chiamarla, che “mette le corna” al display per fare spazio ai sensori utilizzati da Face ID nello sblocco facciale) di iPhone X è stato anche il più copiato dalla concorrenza e lo ritroviamo anche qui in OnePlus 6, ma con una sostanziale differenza: si può mascherare.

C’è infatti un’opzione all’interno delle Impostazioni che permette di nascondere l’area notch tramite software, creando cioè una barra di stato nera e adattando di conseguenza l’interfaccia utente e le applicazioni all’interno di un’area leggermente più stretta (ottimo per i video in quanto una parte di essi non sarà così nascosta al di sotto della tacca).

Difficilmente Apple offrirà una funzione simile perché vorrebbe dire anche ammettere di aver creato un dispositivo in un certo senso “limitato”, ma è un peccato perché avere la possibilità di scegliere – come accade qui su OnePlus 6 – permetterebbe di accontentare entrambe le fazioni.

Per quanto riguarda il display, ci troviamo di fronte ad un ampio schermo AMOLED da 6.28’’. Una gioia per gli occhi tanto da fare conporrenza al tablet (da 8’’) che usiamo in casa per alcuni compiti specifici in alternativa al Mac. La luminosità massima poi è tra le più alte che abbiamo mai visto, all’aperto risulta luminosissimo e ben visibile. I colori sono ben tarati e c’è la possibilità di variarli manualmente scegliendo alcuni dei profili già pronti – sRGB, DCI-P3 – oppure con la modalità adattiva che li calibra costantemente in base alla luce ambientale o ancora impostando manualmente la tonalità.

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Software e gesti

OnePlus 6 si avvicina ad iPhone X anche per quanto riguarda le gesture. E’ possibile infatti eliminare i tasti a display in favore di azioni che ricordano quelle adottati da Apple nel suo ultimo smartphone. Uno swipe dal bordo inferiore verso l’alto posizionando il dito al centro dello schermo chiude l’app in uso, fermando il dito a metà corsa (al centro dello schermo) viene avviato il Multitasking. Strisciando il dito verso l’alto da uno dei due angoli invece si torna Indietro.

C’è poi la possibilità di nascondere il contenuto delle notifiche alla ricezione, una funzione introdotta recentemente anche da Apple e che nega la lettura dei messaggi ricevuti a chi si trova nelle vicinanze dello smartphone lasciato momentaneamente incustodito.

Impressioni finali

Tirare le somme non è difficile perché, come abbiamo già ripetuto più volte, si tratta di un giudizio completamente soggettivo. In definitiva quel rovello che abbiamo avuto nella testa non possiamo dire si sia sciolto, ma si è mitigato. Alla fine del test forse il modo migliore per affrontare il problema è ammettere che è poco sensato fare confronti tra iOS e Android, anche quando si parla di un prodotto come OnePlus 6 che, per funzioni hardware (lo switch Mute, la porta USB-C, il riconoscimento facciale) e migliorie software (le gesture stile iPhone X, l’ottima fusione di Centro Notifiche e Centro di Controllo), è forse tra gli smartphone Android meno lontani dall’esperienza d’uso offerta da Apple con iPhone.

Tutti e due i sistemi operativi hanno punti di forza e punti a sfavore ma ciò che a noi è mancato, per qualcun altro potrebbe essere invece un vantaggio (e viceversa).

Se dovessimo fare un riepilogo velocemente, diremmo che ci è piaciuto:

  • poter gestire contemporaneamente due schede telefoniche in 4G
  • il sistema integrato per scattare screenshot di schermate intere (con auto scorrimento della pagina)
  • la sveglia intelligente (se impostiamo la sveglia alle 8:30 ma ci svegliamo alle 8:00 e cominciamo ad usare lo smartphone, il sistema operativo “capisce” che siamo già svegli e ci chiede con una notifica se intendiamo spegnere la prossima sveglia, diventata per certi versi “inutile”)
  • poter nascondere il notch
  • le gesture per avere più spazio sullo schermo, molto comode anche quando si usa il telefono con una mano sola
  • lo slider laterale per passare rapidamente alle modalità suono/vibrazione/silenzioso
  • lo schermo luminosissimo all’aperto
  • il jack audio e il LED di notifica personalizzabile
  • ottima autonomia (con un uso intensivo si arriva a sera con il 20% circa)

Viceversa, non ci è piaciuto e/o abbiamo sentito la mancanza di:

  • Ricarica wireless (ma è forse una delle cose meno determinanti e che ha permesso all’azienda di contenere i costi)
  • Speaker mono
  • Porta USB-C solo di tipo 2, quindi niente video
  • Sensore impronte sul retro non ci ha convinti completamente
  • Telefono molto grande e dorso scivoloso, fortunatamente l’azienda include una cover in silicone nella scatola
  • Riconoscimento facciale buono ma non sempre al top, e funziona anche ad occhi chiusi
  • certificazione IP per la resistenza all’acqua ambigua. OnePlus non fa menzione per non assumersi responsabilità in caso di danni dovuti dall’ingresso dell’acqua

Conclusioni

Ma quindi se decideste di migrare da iPhone ad un telefono Android come OnePlus 6 conviene comprarlo oppure no? Se avete letto fin qui, la risposta in realtà la sapete già. Per chi è saltato subito alle conclusioni, la risposta è “Ni”. Se volete passare da iPhone ad Android per qualsiasi ragione, allora forse questo è uno degli smartphone migliori per risparmiare avendo un prodotto di buona qualità.

Il prezzo è favorevole rispetto alle funzioni e alla cura costruttiva, inoltre l’interfaccia utente, così come qualche chicca hardware, ne rendono il cambio pressoché indolore. Queste considerazioni, lo precisiamo, valgono soprattutto se siete in possesso di un iPhone di qualche generazione fa che vi va stretto e non volete più scucire 800 o 1000 euro per uno smartphone. Secondo noi ha senso affidarsi a OnePlus 6 o in generale ad un top di gamma Android soltanto se si è spinti dalla necessità di cambiare, ed ha senso farlo solo quando c’è una reale differenza di prezzo, come accade per OnePlus 6.

Semmai doveste riconoscervi in questo profilo, OnePlus 6 si trova in molti siti di eCommerce, scegliete il migliori valutando sulla base del prezzo e della affidabilità. Come accennato il nostro ci è stato offerto da GearBest: al momento il modello con 6GB di RAM e 64GB di capacità è in offerta lampo a 430 euro ma inserendo il codice IT$MPOP64 lo pagate 413 euro. La versione più performante – 8 GB di RAM, 128 GB di capacità, lo stesso messo in prova dalla nostra redazione – costa 530 euro ma con l’offerta attuale è sufficiente inserire il codice GB$MPoneplus128 per pagarlo 485 euro.

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