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Spotify vuole abbandonare l’Uruguay, troppi diritti agli autori

Spotify abbandonerà l’Uruguay dopo l’approvazione di una nuova legge sul copyright che nello Stato dell’America meridionale obbligherà alla “giusta ed equa remunerazione” di autori, compositori, artisti, registi e sceneggiatori, con nuove forme di remunerazione che potrebbero pesare non poco sulla gestione dell’attività di piattaforme come Spotify.

Lo riferisce The Guardian spiegando che a ottobre il parlamento del paese ha votato una legge di bilancio che include due nuovi articoli: l’articolo 284 prevede per social network e internet in generale, la remunerazione finanziaria degli artisti quando un brano è condiviso online; l’articolo 285 prevede per le norme sul copyright il diritto al “giusto ed equo compenso” per quanto concerne accordi sottoscritti da autori, compositori, esecutori, registi e sceneggiatori nel rispetto delle loro facoltà di comunicazione pubblica”, elementi di cui si deve tenero conto nelle “riproduzioni fonografiche e nelle registrazioni audiovisive”.

In risposta all’approvazione del disegno di legge, Spotify ha dichiarato il 20 novembre che, senza modifiche alla normativa nota come “Rendicion de Cuentas” la piattaforma di streaming “inizierà gradualmente a smantellare il suo servizio in Uruguay a partire dal 1° gennaio 2024” e cessare l’attività su questo mercato da febbraio 2024.

L’azienda svedese che offre lo streaming on demand di brani di varie case discografiche ed etichette indipendenti, riferisce del raddoppio dei costi per musicisti e titolari dei diritti. In una dichiarazione di un portavoce di Spotify a Music Business Worldwide si legge: “Spotify paga già circa il 70% di ogni dollaro generato dalla musica a etichette discografiche ed editori titolari di diritti sulla musica, rappresenta e paga artisti e cantautori.

Qualsiasi pagamento aggiuntivo renderebbe la nostra attività insostenibile. La piattaforma di streaming on-demand afferma di avere contribuito nel 2022 al 20% della crescita dell’industria musicale in Uruguay. Lo Stato dell’America meridionale è indicato al 53° posto nel mercato mondiale per la musica. “Siamo orgogliosi di essere il loro principale motore di entrate, avendo contribuito finora con oltre 40 miliardi di dollari. E grazie allo streaming, l’industria musicale in Uruguay è cresciuta del 20% solo nel 2022”.

Spotify HiFi arriverà, non si sa quando

“Vogliamo continuare a dare agli artisti l’opportunità di connettersi con gli ascoltatori e ai fan uruguaiani l’opportunità di divertirsi e di trarre ispirazione dalla loro musica”, si legge ancora nella nota diffusa dalla piattaforma. “I cambiamenti che potrebbero costringere Spotify a pagare due volte per la stessa musica renderebbero insostenibile la nostra attività, e non rimarrebbe altra possibilità se non quella di dire addio all’Uruguay”.

Da ottobre Spotify sta facendo pressione sul governo del Regno Unito per mettere fine alla “supremazia di Apple” con l’App Store.

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