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Un italiano a Tim Cook: “Voglio accedere all’iPhone di mio figlio morto”

Non solo per sventare crimini o battere il terrorismo, ma anche per affetto. Il fatto che esistano ragioni, apparentemente molto fondate e difficili da contraddire e non necessariamente collegate a tribunali e carte bollate, per cui qualcuno potrebbe voler accedere a un iPhone che non è suo, le mette in luce The Guardian raccontando la storia di Leonardo Fabbretti, un architetto 56enne di Foligno che ha nelle mani un ricordo del figlio scomparso per un male incurabile lo scorso settembre, ma non è in grado di usarlo per riportare, anche se virtualmente, in vita il ragazzo, scorrendone le foto.

“Nella sua cameretta – spiega l’uomo – ho il suo cellulare, un iPhone 6 e non posso accenderlo” dice Leonardo Fabbretti. Il telefono è bloccato con un codice di accesso, rendendo impossibile accedere a foto e altri elementi. Fabbretti spiega che il ragazzo gli aveva dato l’accesso facendogli registrare l’impronta digitale; questa però ora non basta perché il sistema di protezione del telefono richiede il codice sempre e comunque se non si è sbloccato il dispositivo per più di 48 ore.

In una intervista a Repubblica di qualche settimana addietro, l’architetto spiegava che dentro il cellulare ci sono le ultime fotografie che Dama, un ragazzo di origine etiope, che dopo essere diventato orfano e aver vissuto per un anno in strada, era stato accolto in famiglia, salvo poi ammalarsi due anni fa di osteosarcoma e dopo cicli di chemioterapie e molta sofferenza, morire sei mesi fa. «Quelle foto – dice Leonardo Fabbretti – per me sono preziose, sono i suoi ricordi. Non posso accettare che mi siano tolti”. L’ultimo backup risale a tre mesi prima alla morte del ragazzo; “Foto e contenuti precedenti li ho, mi mancano invece quelli degli ultimi tre mesi che si trovano soltanto sull’apparecchio”.

Secondo un’associazione di avvocati ci sarebbero gli estremi per una causa. Secondo il papà del ragazzo, “Al call center di Apple hanno dimostrato di esseare comprensivi, dispiaciuti, ma irremovibili. Lo trovo così ingiusto”. “Continuerò la battaglia per recuperare i dati dell’iPhone di mio figlio, non mi arrenderò” dice Fabbretti; “era anche minorenne, io ho il diritto di accedere all’iPhone”. “C’è dentro un po’ della vita di Dama e non voglio che mi sia sottratta così. Mi hanno detto che l’unica operazione possibile è resettare l’apparecchio, ma così perderei i dati, si cancellerebbero i contenuti”.

Facendo riferimento al caso iPhone di San Bernardino, Fabbretti dice: “Capisco la privacy ma mi chiedo se all’interno di un iPhone disabilitato ci fosse la password per bloccare l’esplosione di una bomba atomica piazzata dai terroristi a Roma, cosa facciamo? La facciamo esplodere?”. Se Apple non cambierà linea, Fabbretti dice di essere pronto a chiedere i danni, “Da devolvere in beneficenza all’Associazione Centro Aiuti per l’Etiopia attraverso la quale io e mia moglie Roberta abbiamo adottato Dama”.

accedere all'iPhone Leonardo Fabbretti con il figlio Dama

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