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Windows Hello è arrivato prima ma Face ID di Apple è un’altra storia

Meglio ottimi secondi che primi con problemi: la strategia Apple non punta a introdurre nuove tecnologie prima di tutti, ma perfeziona ogni dettaglio, esperienza utente ed ecosistema per arrivare dopo ma in forma completa e quanto più possibile perfetta, così come molto probabilmente si ripeterà anche per il riconoscimento del volto Face ID.

Inutile negarlo: il mancato funzionamento durante la prima dimostrazione al pubblico nel keynote del 12 settembre ha sollevato molti dubbi. Cupertino ha spiegato che la richiesta del codice era dovuta e standard perché iPhone X era stato spento e riacceso: sarebbe successa la stessa identica cosa anche con un iPhone dotato di Touch ID perché al primo riavvio è sempre e comunque necessario inserire il codice a mano. Ciò nonostante il mancato sblocco trasmesso in diretta video di cui è stato vittima Craig Federighi è rimasto impresso in milioni di persone nel mondo. Ora analisti e appassionati attendono il lancio di iPhone X per sperimentare personalmente come funziona Face ID ma le premesse sono positive e, rispetto alle soluzioni della concorrenza, giocano già a favore di Cupertino.

Face ID
Questo perché fino a oggi Apple ha sbagliato pochi o nessun colpo in campo mobile, da qui i primati per il terminale più apprezzato e per profitti e ricavi con diversi ordini di grandezza superiori rispetto a tutti i concorrenti. È successo con il primo iPhone, con l’apertura di App Store, con l’introduzione di Touch ID di iPhone 5s ed è probabile che si ripeta con Face ID di iPhone X. I pochi giornalisti per lo più statunitensi che lo hanno toccato e provato con mano dopo la presentazione lo confermano: il riconoscimento del volto è fulmineo e semplicissimo da usare.

I documenti tecnici e di supporto pubblicati da Cupertino svelano una tecnologia sofisticata, in grado di rilevare le variazioni nell’aspetto dell’utente, per esempio per la crescita della barba, se indossa un casco o un cappello, diverse pettinature e così via. Prendendo come riferimento misurazioni biometriche e rapporti di distanza fissi, tra occhi, naso e altro ancora, Face ID promette di sbloccare iPhone X nonostante i cambi di look, il modello di occhiali, il colore dei capelli e la pettinatura e così via.

Face ID preordini iPhone X
Così anche se per Face ID siamo ancora in attesa della prova del fuoco, vale a dire il comportamento reale nella vita di tutti i giorni, risulta già chiaro che si tratta di un sistema di riconoscimento del volto completamente diverso da quanto visto finora. Tra i primi ad essere disponibili sul mercato è Windows Hello di Windows 10, creato dalla collaborazione tra Intel e Microsoft: peccato però che in un test di Cnet non è stato in grado di autenticare l’utente perché indossava il cappellino della sua squadra preferita.

Stesso discorso per il riconoscimento del volto in Galaxy S8 e poi identico in Galaxy Note 8. Samsung si è affrettata a precisare che si tratta di una funzione inserita quasi come una demo o una curiosità per gli utenti, consigliando l’uso del codice o dell’impronta per questione di sicurezza. Il consiglio è da accogliere senza riserve perché il riconoscimento del volto può essere ingannato semplicemente mostrando una foto dell’utente sullo schermo di un altro terminale posto davanti alla fotocamera.

Considerando tutti i pregressi e seppur mantenendo un minimo, lecito beneficio del dubbio, iPhone X e Face ID promettono di ripetere quanto è già successo per il sensore impronte Touch ID e per diverse altre innovazioni e servizi prima. Ancora una volta Apple non brucerà sui tempi altre società e concorrenti ma, per tante e ben motivate ragioni, sarà proprio come se fosse arrivata prima. Così come gli smartphone esistevano prima di iPhone ma tutto è cambiato con iPhone, stesso discorso per App Store, per i tablet prima di iPad, per i sensori impronte: con Face ID è lecito attendersi una nuova interessante rivoluzione che, ancora una volta, molti o tutti si affretteranno a replicare. Per buona pace dei critici di Cupertino.

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