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La Commissione europea prepara l’accusa contro Apple per il caso Spotify

La Commissione Europea si prepara ad accusare formalmente Apple a seguito delle indagini scaturite dalla denuncia di Spotify, per pratiche anticoncorrenziali nel settore dello streaming musicale e più in generale nella distribuzione delle applicazioni. La multinazionale di Cupertino – riferisce Reuters – è accusata di aver messo i bastoni tra le ruote dei concorrenti mentre i propri servizi (Apple Music in testa) per favorire i suoi servizi.

Tra le pratiche di Apple non gradite dalle autorità di regolamentazione, la mancata informazione per gli utenti che esistono altri modi, a volte più economici, di abbonarsi o acquistare servizi. Le accuse arrivano due anni dopo che Spotify aveva denunciato Apple presso la Commissione europea in materia di competizione, affermando che Cupertino limita ingiustamente le aziende rivali per favorire il proprio servizio di musica in streaming; altra lamentela riguarda il diritto del 30% richiesto da Apple agli sviluppatori di app.

L’autorità garante della concorrenza potrebbe inviare un avviso a Apple prima dell’estate. Non è il solo problema che dovrà affrontare: la Mela ha le dita puntate contro anche per pratiche che riguardano Apple Pay, Apple Store. Nell’Arizona stanno studiando una legge contro il sistema di pagamento in-app che prevede il passaggio obbligatorio per l’App Store e nel Regno Unito è da poco partita un’indagine antitrust.

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Apple aveva risposto a marzo del 2019 a Spotify «Dopo aver usato per anni lApp Store per far crescere in modo considerevole il proprio business, Spotify cerca di mantenere tutti i vantaggi dell’ecosistema dell’App Store, inclusi i sostanziali profitti provenienti dai clienti di App Store, senza dare nulla in cambio. Allo stesso tempo, distribuisce musica offrendo contributi bassissimi agli artisti, ai musicisti e ai cantautori che creano questa musica, spingendosi fino al punto di portarli in tribunale».

«Spotify ha tutto il diritto di stabilire un proprio modello di business, ma noi ci sentiamo in obbligo di rispondere quando avvolge le sue motivazioni finanziarie con una retorica fuorviante su chi siamo noi, su ciò che abbiamo creato e su quello che facciamo per supportare sviluppatori, musicisti, cantautori e creatori indipendenti di ogni tipo». E ancora «Come afferma Spotify, la distribuzione del profitti è pari al 30% nel primo anno di iscrizione, ma si è dimenticata di dire che scende al 15% a partire dal secondo anno».

Apple aveva spiegato ancora che la maggior parte dei clienti Spotify usa la versione gratuita supportata dagli annunci, senza dare alcun contributo all’App Store e che una parte significativa dei clienti di Spotify proviene da partnership con operatori di telefonia mobile. «In questo modo non viene generato alcun contributo per App Store, ma Spotify paga una commissione simile a rivenditori e operatori telefonici».

Per tutti gli articoli di macitynet che parlano di Apple Music e Spotify si parte dai rispettivi collegamenti.

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