In prova la eSIM di iPhone XS negli Stati Uniti: piani, costi e come funziona

Come si telefona, comunica e naviga con i nuovi iPhone con dual SIM? Abbiamo provato la eSIM di iPhone XS in un viaggio di lavoro negli Stati Uniti. Gli operatori e i piani per avere una seconda tariffa dati, quanto costa, cosa offrono, come configurarlo e soprattutto come funziona nella vita e nel lavoro tutti i giorni

In prova la eSIM di iPhone XS negli Stati Uniti: piani, costi e come funziona

Nella pagina di Apple dedicata agli operatori telefonici che offrono supporto per la nuova eSIM dei nuovi iPhone 2018, lo standard internazionale supportato da Apple (e adesso anche Google con l’ultimo telefono Pixel), oltre ai tradizionali carrier – tra i quali purtroppo per ora mancano quelli italiani – ne indica anche due “a livello globale”.

Si tratta di GigSky e Truphone, entrambi fornitori di accesso solo dati in un numero enorme di paesi in tutto il mondo. Un viaggio di lavoro negli Stati Uniti e la particolare condizione della tariffa sul telefono di chi scrive, ha offerto l’opportunità di mettere alla prova il funzionamento della eSim di iPhone XS di Apple, di cui da tanto si è parlato e della quale abbiamo seguito le tracce a lungo. Vediamo come è andata.

La eSim dell’iPhone XS alla prova degli Usa

Cos’è la eSim e come funziona

Nel mondo Android da alcuni anni i telefoni dual sim hanno preso sempre più piede. Prima prerogativa degli apparecchi economici (i feature phone) e solo di alcuni modelli riservati al mercato asiatico (vedremo tra un attimo perché), i telefoni dual sim sono in realtà sempre stati osteggiati dalle compagnie telefoniche perché consentono agli utenti di diventare infedeli in maniera più facile: la seconda SIM di un altro operatore permette di avere una tariffa che aumenta la competitività del mercato e quindi riduce i margini dei carrier.

In Europa e negli USA, anche dopo che l’iPhone ha invertito il rapporto di forza tra produttori di telefonini e operatori a favore dei primi, l’idea degli apparecchi dual sim non era diventata molto popolare. È stato soprattutto in Asia che la seconda SIM è diventata sempre più popolare. Da noi, oltretutto, con l’arrivo del roaming europeo, una delle principali spinte per dotarsi di una seconda SIM in caso di viaggi o vacanze, si è molto ridotta.

Tuttavia, nei viaggi con destinazioni più lontane, la seconda SIM è interessante. Ad esempio, andando in Asia o negli Stati Uniti, si può comprare una sim locale in aeroporto e avere, oltre a un secondo numero che permette di fare telefonate locali, anche la connessione con i dati usabili per la linea principale. In questo modo, è possibile continuare a usare servizi come iMessage e Whatsapp senza doverli trasferire su un altro account telefonico, ma senza neanche usare i dati in roaming.

Inoltre, nel proprio paese, sempre più spesso ci sono persone che preferiscono dividere la propria vita lavorativa da quella privata e usano due SIM con due numeri diversi per questo scopo: anziché tenere in tasca o in borsa due telefoni, è più comodo usarne uno dual Sim.

Ora che Apple usa le eSim nei nuovi iPhone tutti faranno lo stesso

Gli operatori nazionali e quelli “globali”

Gli operatori telefonici principali offrono sempre sempre più spesso condizioni competitive per quanto riguarda il roaming internazionale, oltre alla benedizione del roaming europeo. Ad esempio, per andare negli Stati Uniti è possibile usufruire di tariffe che danno minuti di conversazione e centinaia di megabyte di connessione giornaliera con i due principali operatori italiani: Tim e Vodafone.

Ma cosa succede se si è stipulato un contratto con uno dei nuovi operatori, molto economici in Italia ed Europa ma privi di tariffe all’estero, come Iliad o Fastweb? Oppure PosteMobile o gli altri operatori virtuali?

La risposta in questo caso è cercare una soluzione che permetta almeno di navigare e basare il nostro traffico voce sui servizi VoIP. Peraltro, ci sono servizi gratuiti o a bassissimo costo che permettono di utilizzare via VoIP tramite app anche la numerazione telefonica tradizionale, come l’italiana Messagenet. Quindi, avere anche solo i dati è il pre-requisito necessario per restare in contatto con amici, famiglia e ufficio in caso di viaggio lavorativo o vacanza all’estero.

La eSim dell’iPhone XS alla prova degli Usa

Tra roaming europeo e operatori “mondializzati”, perché scegliere un operatore “globale”

Siamo andati in viaggio di lavoro per dodici giorni negli Stati Uniti. Un periodo sufficientemente lungo da giustificare il bisogno di una linea telefonica che permettesse di restare connessi ed essere raggiungibili. Il Wi-Fi è sempre disponibile, tra alberghi, luoghi pubblici, bar e via dicendo, ma la possibilità di vedere la mail, ricevere messaggi e utilizzare le mappe online è comunque una necessità se ci si trattiene all’estero per più di un paio di giorni.

Mentre gli operatori locali devono non solo decidere di attivare il servizio di eSim di Apple, ma anche di creare una tariffa ad hoc per visitatori, cioè sostanzialmente una di quelle tariffe “usa-e-getta” che viene solitamente associata alle SIM tradizionali vendute per i turisti in aeroporto o negli store delle compagnie telefoniche, c’è la possibilità di fare una scelta differente e andare a pescare la tariffa globale di uno degli operatori che operano in tutto il pianeta.

Tra i primissimi ad attivarsi per dare la compatibilità a iPhone XS ci sono stati GigSky e Truphone, che hanno presentato il loro listino e le app necessarie per attivare e gestire il servizio. Vediamo come è andata.

I piani GigSky sono disponibili in oltre 100 paesi, Italia inclusa ma anche qui solo per chi non è residente

Quale tariffa per gli USA

Abbiamo fatto una prima ricognizione per vedere quali tariffe ci venivano proposte dai due operatori virtuali globali. Dal punto di vista della eSIM per questo articolo (viaggio all’estero) non cambia niente che si tratti di due operatori virtuali o in possesso della propria rete fisica, perché tanto ci saremmo sempre trovati in roaming all’estero: cioè non si tratta di scegliere una tariffa nazionale eSIM che faccia da riferimento principale per il telefono, ma una tariffa secondaria da usare in viaggio accanto al nostro telefono.

Abbiamo guardato i costi, che ovviamente non si sovrappongono, anzi sono abbastanza complementari. Prezzi relativamente alti, soprattutto nell’epoca di Iliad che, dopo la Francia, ha introdotto anche in Italia una rivoluzione sulle quantità di dati disponibili a prezzi molto bassi. Il primo passo è stato chiedersi di quanti dati avremmo avuto bisogno in viaggio per quella durata di tempo e l’idea è stata che un gigabyte sarebbe stato sufficiente, e ci avrebbe consentito di fare tutto quel che prevedevamo di fare online al di fuori dei Wi-Fi dell’hotel, ristorante, bar, musei e uffici.

In questa ottica, i due operatori offrono tariffe modulate in modo complementare. Truphone offre pochi dati (300 MB) per un giorno o due tagli (1 e 3 gigabyte) per 30 giorni. Invece, nel momento in cui scriviamo GigSky modula una tariffa più ampia: 300 MB per un giorno, oppure una serie di scelte (500 MB, 1 GB e 2 GB) per 15 giorni, e 5 GB per 30 giorni.

Fatti due conti ci siamo orientati per la tariffa da 1 GB per 30 giorni di Truphone, che costa cinque euro in meno rispetto al prezzo di GigSky.

Installazione

Va detto che siamo andati negli USA a cavallo tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, quando cioè gli operatori mobili americani (T-Mobile e AT&T) avevano appena introdotto la compatibilità con eSIM di Apple e di Google. È possibile che questo sia stato il motivo di risultati piuttosto scoraggianti delle connessioni, oppure che ci siano ancora dei bug nel software utilizzato per le connessioni (lato telefono o lato operatore) o che, infine, l’apparecchio che stavamo usando avesse delle sue particolari idiosincrasie che generavano problemi di connessione.

L’installazione è stata semplice. Dopo aver guardato quali connessioni erano disponibili all’interno della app e a quale prezzo, con Truphone c’è la possibilità di scegliere se pagare con carta di credito, PayPal oppure Apple Pay. Avendolo già configurato e utilizzandolo oramai come principale sistema di pagamento, abbiamo con piacere utilizzato la scelta di fare l’acquisto con Apple Pay. Al termine di una attesa di qualche secondo, l’acquisto con Apple Pay all’interno dell’app è andato a buon fine e poi l’app stessa ha provveduto all’installazione della eSIM nel telefono.

Dal nostro punto di vista, abbiamo deciso di fare tutte queste operazioni mentre eravamo in coda all’immigrazione dell’aeroporto di entrata negli USA, nel nostro caso JFK, per evitare rischi di scelta di tariffa locale sbagliata. Preoccupazione inutile perché l’unica cosa che parte automaticamente dopo l’acquisto è il consumo dei dati, ma la tariffa è globale, cioè planetaria. L’unica cosa che cambia è la valuta, quindi anziché 15 euro il nostro account della carta di credito su Apple Pay ha effettuato un pagamento di 18 dollari, tasse incluse. Cifra sostanzialmente analoga.

L’installazione della eSim richiede la presenza di una connessione Wi-Fi (altrimenti usa in roaming la connessione dati, se ci si trova all’estero) ma si è svolta in pochissimi minuti. È necessario aver scaricato l’app dell’operatore, ma poi si procede molto velocemente, almeno nel caso di Truphone.

L’app servirà anche da interfaccia con l’operatore: ad esempio facendo vedere i consumi effettuati e poi permettendo una eventuale ricarica, che nel nostro caso però non è stata necessaria.

Prova su strada

L’installazione è stata molto veloce anche per via del pagamento con Apple Pay, che è sicuro e richiede una autenticazione rapidissima: in pratica in meno di cinque o sei minuti avevamo già attivato la tariffa da 1 GB di Truphone. Qui la prima sorpresa parzialmente positiva: la connessione si è dimostrata subito ballerina, senza offrire flusso di dati anche se il doppio indicatore dava a disposizione segnale 3G.

Abbiamo guardato le modalità di configurazione che l’iPhone offre e che sono subito orientate per far andare il carico del traffico dati sulla Sim Secondaria mantenendo l’uso della Sim principale (il nostro numero su SIM fisica) per le telefonate e i messaggi SMS, oltre che come riferimento per iMessage.

I pannelli di controllo per la configurazione sono interessanti perché seguono la logica di minimalismo dell’interfaccia di configurazione delle preferenze di iPhone. Avevamo già fatto attenzione a limitare al massimo l’uso dei dati in modalità cellulare da parte delle app installate (ad esempio: niente push della posta, niente aggiornamento delle fotografie o di app che consumano molti dati come Dropbox e Youtube). La configurazione dell’uso dei dati presenti nella scheda secondaria come modalità unica di connessione, con roaming attivato, è il valore che viene proposto di default e sostanzialmente abbiamo trovato perfetto lo schema delle connessioni offerte di serie da Apple.

Con la Dual-SIM e l’eSIM di iPhone Xs e iPhone XR si possono usare due SIM di due diversi operatoriDivertente la doppia barra del segnale, anche se non è chiarissimo quale parte indichi la linea principale e quale la secondaria. Comunque, siamo andati in giro per l’aeroporto di New York e poi per Las Vegas trovando sempre poca o pochissima connettività 3G–4G. Invece, a Maui (Hawaii) la connettività dati si è risvegliata e ha viaggiato molto meglio. Non abbiamo riattivato l’upload delle foto dallo streaming delle foto caricate e neanche i servizi di tethering del Mac, pur avendo un’ottima app per limitare le connessioni verso l’esterno di quest’ultimo (TripMode).

La velocità della connessione non ci è mai parsa rivoluzionaria e invece abbiamo sofferto dei blackout iniziali (forse dovuti alla fase di roll-out da parte dei fornitori di rete in roaming) mentre giravamo. Nessun problema per la quantità dei dati che si è rivelata assolutamente sufficiente per un viaggio di tale portata in aree comunque sempre abbastanza coperte dal Wi-Fi e in ogni caso con un esercizio di parsimonia neanche troppo spinto della connessione dati.

La eSim dell’iPhone XS alla prova degli Usa

Conclusioni

Il funzionamento della eSim dal punto di vista dell’interfaccia è stato esemplare: Apple mostra in modo molto chiaro come gestire due linee, cosa far fare a quale linea, come risolvere il rischio delle connessioni non previste. La regolazione è a grana fine (si può scegliere numero per numero a quale linea associare le chiamate in uscita, e definire un criterio generale per tutte le altre chiamate).

La grafica in più nell’interfaccia è molto sobria e, dopo un paio di giorni che si utilizza il sistema in modalità dual SIM attiva, sembra che sia sempre stato così. È la magia di iOS e degli iPhone, dopotutto.

Anche la modalità di attivazione, tramite app del gestore, è semplice e rapidissima. L’avvio è durato cinque minuti ed è stato effettuato in piedi, mentre si seguiva la fila per passare attraverso i controlli dell’immigrazione alla frontiera americana. Non c’è niente da dire.

Le due considerazioni negative sono invece relative ai prezzi al megabyte, decisamente elevate rispetto a quel che si può trovare ad esempio in Italia o negli altri paesi europei o a cui si può accedere all’estero soprattutto se si utilizza Vodafone (che ha forse le tariffe migliori per gli USA per pochi giorni) o Tim (che diventa competitiva invece sopra la settimana-dieci giorni di viaggio). Per chi invece utilizza operatori low cost o comunque virtuali incredibilmente privi di un pacchetto-viaggio fuori dall’Europa, il ricorso a un operatore globale è obbligatorio.

iOS 12.1 beta 1 abilita l’eSIM per iPhoneLa seconda considerazione negativa è invece l’esperienza della connessione: pur in presenza del segnale attivo e abbondante, è evidente che ci sono stati problemi di flusso di dati. Può essere colpa dell’operatore globale, del suo partner per il roaming negli Usa (T-Mobile), di problemi transitori di configurazione delle eSIM nel momento del roll-out ancora incompleto (quando siamo andati negli USA non era stato ancora completamente attivato il servizio) o di altre cause esterne difficili da verificare senza avere un altro telefono collegato a un’altra SIM virtuale.

Però in generale il servizio ha funzionato e la comodità di poter avviare un piano tariffario “al volo” senza dover cercare chioschi in giro per l’aeroporto è davvero notevole.

Come nota finale: in passato chi scrive è andato spesso in Asia, dove vengono offerte SIM negli aeroporti che danno connessione senza limiti per una settimana a meno di dieci dollari. Dal momento che sia a Hong Kong che Taiwan (ma non nella Corea del Sud) gli operatori che supportano le eSim si sono già attrezzati, la prossima volta che si visiterà uno di quei paesi sarà interessante vedere quali offerte e a quali prezzi (e con quale efficacia ed efficienza) saranno attive.

Il crescente numero di telefoni che supportano la eSIM – si tratta di uno standard condiviso – non farà altro che far crescere questo mercato. Forse anche in Italia, se le voci che dicono che Vodafone da noi si sta attrezzando e forse, entro la metà del prossimo anno, lancerà un servizio di questo tipo.