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Presente e futuro di Filemaker: intervista con Giulio Villani finalista di Filemaker Guru

Giulio Villani utilizza FileMaker dalla versione 2, passione che lo ha portato a diventare uno sviluppatore e a fondare [email protected] S.r.l. azienda romana specializzata nella consulenza IT e nello sviluppo di soluzioni integrate volte a velocizzare il flusso di lavoro.

Villani è uno dei finalisti dei FileMaker Excellence Awards, assegnati all’ultima FileMaker Devcon che si è tenuta ad Orlando ad inizio agosto. Si tratta di un riconoscimento molto importante, anche perché è la prima volta che un’azienda italiana è finalista agli awards, riconoscimenti per aziende e gli sviluppatori che hanno particolarmente brillato nell’ultimo anno nelle attività alle quali riferimento FileMaker.

Inoltre Villani sarà relatore alla prossima FileMaker DevCon Scandinavia (21-22 ottobre 2019) e questo fa di Giulio il primo filemakerista italiano ad aver mai tenuto sessioni in conferenze ufficiali FileMaker fuori dall’Italia

Presente e futuro di Filemaker: intervista con Giulio Villani finalista di Filemaker Guru

[email protected] si occupa di consulenza gestionale, sviluppo applicativi personalizzati e formazione. Di seguito la trascrizione della nostra intervista con Villani.

Che cosa pensi del cambio di strategia con Filemaker che rinasce come Claris?

Lo trovo un’idea intelligente al momento giusto, e soprattutto una soluzione che colma un vuoto di anni.

Fino alla versione 16, la principale debolezza di FileMaker coincideva perfettamente con il suo maggior punto di forza: ovvero era un tool talmente flessibile, semplice da usare e potente che effettivamente poteva essere usato per qualunque cosa, anche da utenti alle prime armi, ma non era specializzato in nulla.

Inizialmente è stato il motivo principale della sua diffusione, ma con l’arrivo sul panorama informatico di sempre più applicativi specializzati, e in seguito con l’invasione delle WebApp e dei SaaS (Software As A Service, ovvero ad abbonamento mensile/annuale) è diventato sempre più difficile non solo trovare spazio per FileMaker, ma anche solo spiegare cosa effettivamente fosse FileMaker a chiunque non lo conoscesse già.

Inoltre, anche se un utente anche inesperto poteva realizzare qualcosa di funzionante, molto spesso il risultato non “invecchiava bene”, non reggendo all’accumularsi di dati e di procedure nel corso del tempo, proprio perché la facilità di uso di FileMaker può mascherare la mancanza di esperienza in fase di modellazione dati e sviluppo fino a un certo punto.

Infine le caratteristiche del prodotto rendevano la distinzione fra “power user” e “sviluppatori professionisti” molto labile, cosa che permetteva anche a persone non sufficientemente qualificate di proporsi come sviluppatori, danneggiando ulteriormente l’immagine del prodotto. Del resto – quantomeno all’inizio – la stessa FileMaker Inc. non faceva mistero di avere il “power user” come principale target, relegando gli sviluppatori a un ruolo secondario.

Quindi, il cambiamento: il 2018 ci ha portato in dote FileMaker 17, le DataAPI definitive, ma soprattutto un focus rivoluzionario: FileMaker è ora una “workplace innovation platform”, e viene usato come “the problem solver’s problem solver”, ovvero il tool che risolve i problemi delle persone che risolvono i problemi delle aziende. WOW! Chiaro, semplice da spiegare e aperto verso il resto del mondo.

A mio parere la migliore decisione strategica degli ultimi 10 anni: non sono per il posizionamento preciso, ma anche per la decisa virata verso l’utenza professionale come principale riferimento, che ha come simbolo la fusione di FileMaker Pro e FileMaker Pro Advanced in un prodotto singolo.

Un anno dopo, la rivoluzione si compie: FileMaker Inc. diventa Claris e lancia un prodotto separato da FileMaker, un prodotto che permette la connessione con il resto del mondo informatico, colmando un gap che stava diventando sempre più largo.

Contemporaneamente, Claris indica nel cloud il futuro, proponendo la nuova versione di FileMaker Cloud con miglioramenti impressionanti a livello di interfaccia e semplicità di uso: il contrappunto è dato dal costante miglioramento del WebDirect, che sta raggiungendo sempre più le funzionalità presenti nel FileMaker Desktop.

Quindi adesso abbiamo:

  • una piattaforma stabile, veloce, semplice da usare che si può interfacciare con tutto il resto del mondo IT, che può girare su qualunque dispositivo con una flessibilità mostruosa (provate a mettere un file MySQL su chiavetta e aprirlo con doppio clic su Mac e Windows )
  • un modello di licensing in linea con il mercato (pagamento per utente/mese)
  • una piattaforma cloud fornita dalla casa madre, semplice da installare e utilizzare.
  • una App per iOS e un SDK per creare App senza dover installare FileMaker Go sul dispositivo (e che permette di usare i plugin).

Onestamente, ne sono molto contento. Contento della strategia (finalmente chiara e condivisibile), del nuovo atteggiamento che premia gli sviluppatori più attivi e aggiornati e di una piattaforma che sta rinnovando se stessa senza perdere lo spirito originale.

L’unica cosa che mi rende il sorriso un po’ acido è la resistenza del mercato italiano, a partire dalla connettività carente fino a un approccio spesso arroccato sulla filosofia dell’”acquisto definitivo” propria di un modello di business morto da anni. Spesso ci capita di dover mettere mani a soluzioni di quindici anni prima, che magari bloccano l’intero aggiornamento infrastrutturale dell’azienza, perché “tanto funzionano” e quindi forzano gli utenti ad avere vecchie versioni dell’OS, che portano a vecchio hardware e a equilibrismi procedurali per far funzionare tutto.

Quali saranno i frutti dell’acquisizione della startup italiana Stamplay (a marzo di quest’anno)?

Stamplay è una figata. Seriamente. Ho avuto la fortuna di condividere per anni lo stesso coworking con i ragazzi di Stamplay cosa che mi ha permesso di apprezzarne le qualità umane e professionali.

L’acquisizione da parte di Apple permette a Claris di mettersi a giocare al tavolo dei grandi integratori di dati. Pensate allo scenario: Abbiamo una piattaforma che permette di connettere FileMaker alla gran parte delle WebApp, in maniera trasparente e senza dover entrare nelle beghe a livello di codice.

È un asset che giocherà un ruolo fondamentale negli sviluppi futuri, e non mi stupirei se in pochi anni superasse FileMaker come importanza strategica nell’azienda

Cosa manca ancora alla piattaforma FileMaker?

Sognando? Una App per Android. Ma parlo per assurdo, perché tecnicamente sarebbe molto difficile da gestire: infatti FileMaker Go lavora a stretto contatto con le librerie di sistema e con l’hardware del dispositivo, rendendo diabolicamente difficile gestire il supporto della miriade di combinazioni hardware/software dell’universo Android.

Quello che secondo me manca davvero è la versione 2.0 delle Runtime. Ovvero un motore che permetta a una soluzione di essere utilizzata senza dover installare l’applicativo e senza l’accesso on-line.

Lo so, è ancora possibile utilizzare le runtime, ma sono deprecate da anni e sono limitate pesantemente nelle funzioni (niente PDF, niente connessione in rete, niente grafici, niente cURL, nessuna novità delle ultime versioni…), oltre ad essere complicate da creare (FileMaker Pro Advanced crea la runtime solo per il sistema operativo su cui è installato, ad esempio).

FileMaker Inc. (prima) e Claris (poi) hanno progressivamente lasciato morire la runtime, sia perché mal si adatta al nuovo modello di business, sia perché rappresenta un motore “vecchio” difficile da migliorare senza riscriverlo da zero.

Intendiamoci, il mio desiderio non è motivato dal “non dover pagare la licenza”: io vorrei semplicemente avere a disposizione un tool che sia multipiattaforma e che permetta di utilizzare una soluzione senza dovere prima installare necessariamente FileMaker Pro Advanced. Anche all’interno di un modello di licenza. Credo che con Catalina qualcosa in merito si muoverà, ma sono curioso di vedere l’equivalente Windows.

Una delle forze di FileMaker, che NESSUN altro player ha, è che tu puoi prendere un file che fino a 5 minuti prima operava su un server, collegato al mondo e con gli utenti connessi via Web, xDBC, API, FileMaker, metterlo su una chiavetta, inserirlo su un computer, aprirlo con un doppioclic e… semplicemente funziona (se sviluppato bene ).

Sarebbe un peccato perdere questa flessibilità, anche con l’abbondanza di soluzioni che FileMaker ci mette a disposizione.

espero-filemaker

Quale sarà la possibile evoluzione di Filemaker in relazione alla sempre maggior importanza dei dispositivi mobili?

In realtà la predominanza dei dispositivi mobili è già un dato acquisito, quindi da un certo punto di vista rappresenta ormai il passato, passato che peraltro FileMaker ha affrontato egregiamente con FileMaker Go, le Data API e il Webdirect, che permettono connessioni senza distinzioni di piattaforma.

Parlando del presente e del futuro, siamo ben oltre i dispositivi mobili, ed entriamo a pieno titolo nella Quarta Era dell’IT. Ogni riferimento a Tolkien è puramente voluto, ma in effetti parliamo di:

1.0 – desktop /server

2.0 – web

3.0 – mobile/cloud

4.0 – [big data]: Intelligenza artificiale, automazione e “orchestration” (ovvero far lavorare sistemi diversi con le tue procedure, proprio come gli strumenti di una stessa orchestra contribuiscono alla stessa musica).

Siamo quindi nell’era dello sfruttamento delle risorse e degli strumenti che ci mettono a disposizione l’analisi dei Big data e gli algoritmi avanzati dei webServices e WebApp. La sfida quindi adesso è poter integrare nelle proprie procedure (e nel proprio gestionale) i servizi disponibili online. Poter integrare il riconoscimento visuale di google, con l’OCR o le chatbox di Amazon, e legarli ai fogli Google piuttosto che al profilo Salesforce.

Con la creazione di Claris Connect FileMaker mette a disposizione un altro tool low-code che permette di creare connessioni ad altri sistemi in maniera impressionantemente semplice.

L’integrazione con la piattaforma, l’immediatezza di connessione e la stabilità fanno sembrare vecchi di anni i tool presenti sul mercato, ma la cosa davvero incredibile è la velocità di integrazione con le API delle varie tecnologie (voci di corridoio – a mio parere molto solide – sussurrano che bastano pochi giorni per aggiungere una nuova WebApp a quelle utilizzabili).

In questo scenario FileMaker inteso come FileMaker Pro avrà un ruolo sempre minore. Già Le soluzioni lavoreranno su FileMaker Server – preferibilmente in cloud – e gli utenti utilizzeranno WebDirect in misura molto maggiore. Presto sarà anche possibile modificare la grafica dei formati via Web, in maniera non dissimile da alcuni tool per CMS come Elementor.

FileMaker Go

Quali sono le sfide che secondo te dovrà affrontare la piattaforma nei prossimi anni?

La crescita esponenziale delle webapp e della connettività ha ridotto di molto il bacino operativo originale di FileMaker, perché è sempre più comune trovare una webapp che soddisfi buona parte dei bisogni dell’utente (se non tutti). WebApp disponibili da subito, con costi mensili relativamente contenuti, senza bisogno di backup, tempi di sviluppo o di testing o infrastruttura tecnologica e sono disponibili online ovunque, a patto di avere una connessione ad internet.

A meno di necessità molto specifiche, ha (e avrà) quindi sempre meno senso buttarsi in uno sviluppo FileMaker ex-novo. Anche perché le WebApp sono sempre più interconnesse l’una con l’altra, quello che viaggiano sono solo i dati: quindi l’esatto contrario di qualche anno fa, il periodo in cui FileMaker è nato e si è diffuso.

FileMaker rimane sempre lo stesso tool insuperabile nel creare soluzioni in maniera semplice e rapida. Lo sviluppo per se stessi o per piccoli gruppi di lavoro non viene particolarmente attaccato da questo cambiamento, ma sicuramente cambia l’ottica dello sviluppatore professionista, ovvero quello che utilizza FileMaker professionalmente per venire incontro alle esigenze dei propri clienti.

Presente e futuro di Filemaker: intervista con Giulio Villani finalista di Filemaker GuruAnche perché il mercato sta vivendo una nuova rivoluzione, la cosiddetta No-Code Revolution. Una grande quantità di App (Salesforce, Pipedrive, Trello, Airtable, ma potrei continuare a lungo) hanno costruito piattaforme che permettono di interagire con dati e procedure mediante “widget”, ovvero pezzi di codice precostituiti che l’utente può abilitare semplicemente trascinandoli sulla propria area di lavoro. Parallelamente, sono stati migliorati i tool per fare dei semplici filtri e query, cosa che permette ai normali utenti di lavorare in maniera molto flessibile e gestire i dati in maniera impensabile fino a qualche anno fa per persone senza conoscenze tecniche specifiche.

È impossibile pensare di combattere questo scenario con una filosofia desktop base: è necessario quindi sfruttare i punti in cui FileMaker è imbattibile per integrarsi con la nuova era. Il problema è che lo sviluppatore medio FileMaker è… appunto uno sviluppatore FileMaker: ovvero utilizza lo strumento perché non vuole avere a che fare troppo con il codice.

E nel creare una connessione a una WebApp, lo sviluppatore infatti incontra parecchi ostacoli – che necessitano conoscenze specifiche “fuori FileMaker” e che comportano un sacco di lavoro: gestione autorizzazioni, API diverse l’una dall’altra, controllo errori, necessità di “ascoltare” le notifiche dell’App, e così via. Spesso le soluzioni comportano l’utilizzo di tecnologie esterne o di codice personalizzato per funzionare, e vanno personalizzate per ogni applicazione.

Chi decide di offrire servizi di sviluppo a livello professionale ha quindi la necessità di conoscere approfonditamente e gestire una quantità di strumenti molto maggiore di quella del normale utente, creando di fatto un fossato fra le due categorie che diviene sempre più ampio di versione in versione. Quindi lo sviluppatore “vecchio stile” dovrà per forza di cose mutare o estinguersi, proprio come FileMaker.

E Filemaker ha raccolto la sfida, cambiando in Claris e proponendo Claris Connect, che sarà cruciale in questo scenario, perché prenderà su di se buona parte delle problematiche relative alla connessione ai diversi sistemi (ad oggi – ancora prima del lancio – è disponibile la connessione a più di 100 App), fornendo una interfaccia che permette all’utente/sviluppatore di concentrarsi sulla procedura, ignorando in gran parte tutto quello che c’è sotto il cofano.

La sfida sarà quella di utilizzare FileMaker come “ponte” per unire differenti app e sistemi, utilizzando la flessibilità e l’immediatezza di uso di FileMaker per creare soluzioni interconnesse che interroghino diversi sistemi e tecnologie per aggregare e fare viaggiare i dati, e per utilizzare i costrutti che il web ci mette a disposizione. Il futuro veleggia verso l’intelligenza artificiale, e FileMaker potrà dire la sua, come è stato del resto negli ultimi vent’anni.

Che ambiente usi per sviluppare? (Mac, PC, iPad ?)

Praticamente tutti :) In generale il grosso è su macOS, poi ci sono le limature su Windows (principalmente dovute al posizionamento delle finestra, alla differenza di rendering su caratteri, ai comportamenti del Visualizzatore Web, ai test su plugin, e alla connessione con tecnologie esterne), e infine i test su iPhone e iPad.

Prediligo macOS perché è possibile avere aperte più versioni di FileMaker in contemporanea, oltre al fatto che è possibile installare FileMaker Server (per il quale su Windows serve un OS Server). Inoltre su macOS sono disponibili alcuni tool indispensabili per lo sviluppatore, per i quali non ho trovato un equivalente su Windows altrettanto valido, come le clip per salvare codice e oggetti di formato, la ricerca delle occorrenze di tabella del plugin MBS e tante piccole sfumature che rendono il lavoro più veloce.

I malus di macOS sono principalmente relativi a quella che io chiamo “la danza delle versioni”: mentre su Windows girano praticamente tutte le versioni (praticamente si può far girare FileMaker 5 su Windows 10), su Mac è una sorta di incastro, in quanto FileMaker supporta solo le ultime 2-3 versioni del sistema operativo, per cui FileMaker 18 vuole almeno High Sierra, che però non è compatibile con le versioni di FileMaker inferiori alla 15. Per cui, per avere tutte le versioni di FileMaker su una macchina (cosa necessaria per chi sviluppa) è necessario dotarsi di macchina virtuale, o lavorare su Windows. Non esattamente il massimo della praticità.

Quali sono i progetti su cui stai lavorando?

La formazione su FileMaker è al momento il mio focus, e in questo momento il mio entusiasmo è al massimo, grazie alla nomination per i FileMaker Excellence Award ottenuta quest’anno: siamo i primi italiani ad aver ottenuto questo riconoscimento e ne siamo orgogliosi. Sto lavorando a tutta forza su un percorso di formazione sempre migliore e sull’edizione 2019 del più grande evento italiano di formazione FileMaker, metti le ali al tuo sviluppo FileMaker, che si terrà a Bologna i primi di ottobre, e sarà eccezionale.

Oltre a questo ho in cantiere un paio di libri, e alcuni progetti di respiro internazionale. Ah, non ho smesso di sviluppare, però.

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