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Il campione della fotografia di strada: iPhone 11 Pro

Se vi state chiedendo che futuro abbiano le macchine fotografiche compatte o anche professionali “leggere”, abbiamo una brutta notizia: sono a rischio di un rapido tramonto. Non è una novità, ma avendo tra le mani un iPhone 11 Pro da testare proprio nel comparto fotografico, la prospettiva diventa una certezza. Vediamo come mai.

Un telefono buono per scattare

Il nuovo iPhone 11 Pro, come già altri modelli di telefoni Android, si presenta particolarmente agguerrito su questo versante. Tre obiettivi per inquadrature normali, ampie e ampissime, ma anche un software di alta qualità che permette di raggiungere livelli inediti di fotografia computazionale, cioè mediata dal lavoro del processore. Avere a bordo l’Apple A13 Bionic e sfruttare gli algoritmi creati dai maestri del software di casa Apple pone l’apparecchio creato a Cupertino una spanna o due avanti alla concorrenza cinese e coreana. Ma come va all’atto pratico?

Utilizzando un iPhone 11 Pro, quindi con le dimensioni più compatte rispetto a quello che ci avrebbe potuto offrire la versione 11 oppure 11 Pro Max, abbiamo cercato di capire che resa ha l’apparecchio lavorando in un genere di fotografia molto particolare, cioè la street photography, che da alcuni anni è tornata di moda e che richiede un approccio differente da quello delle istantanee tradizionali o delle foto di paesaggi e architettura urbana.

Il campione della fotografia di strada: iPhone 11 Pro

Street photography

Un passo indietro. Il termine street photography – fotografia di strada – è nato ad opera della critica. È un tipo di fotografia non preparata, con soggetti che vengono colti nell’ambiente senza sapere di mettersi in posa e senza essere stati preventivamente contattati dal fotografo. In pratica, fotografia di gente comune in ambienti pubblici che non sa di essere fotografata. In questo settore si sono cimentati geni e veri e propri monumenti della fotografia d’arte, dal padre nobile il francese Eugène Atget al famoso e stracitato Henri Cartier-Bresson fino a Elliot Erwin, da Vivian Mayer a Fred Lyon (che abbiamo avuto la fortuna di incontrare pochi giorni fa a San Francisco) sino a Robert Franck (scomparso da pochi giorni) a Diane Arbus, Garry Winogrand, Lee Friedlander, Fan Ho e tra gli altri i nostri Mario Dondero (scomparso pochi anni fa) e Gianni Berengo Gardin.

Sono moltissimi i fotografi che hanno speso la loro carriera (o solo una parte) cercando di documentare la vita normale delle persone in ambienti pubblici, fotografandole magari tra un lavoro su commissione e l’altra, soprattutto negli anni d’oro del secondo dopoguerra, utilizzando, utilizzando pellicola in bianco e nero e piccole macchine compatte.

Il “re” della street photography, che ha coniato l’idea che sta alla base di questa forma d’arte, cioè riuscire a catturare “il momento decisivo”, è il francese Henri Cartier-Bresson, tra le altre cose uno dei fondatori dell’agenzia Magnum e un grande cultore dell’altro mito incontrastato delle macchine fotografiche per la street, cioè la tedesca Leica, che è poi l’azienda che ha commercializzato per primo il “piccolo” formato 24×36 a pellicola, diventato la misura del sensore full frame nel mondo digitale.

Oggi si scatta ancora tantissima street photography, la si fa in maniera analogica “come una volta” e la si fa con gli apparecchi digitali delle forme più svariate. Per certo è una forma di fotografia per la quale il bianco e nero si attaglia particolarmente bene (anche se maestri del calibro di Joel Meyerowitz, Fred Herzog, Alex Webb ed Ernst Haas hanno saputo dire moltissimo usando il colore, a partire dal Kodachrome degli anni Settanta).

Il campione della fotografia di strada: iPhone 11 Pro

Il test su strada

Abbiamo deciso di fare un test di street photography. Chi scrive da dieci anni per hobby scatta un mix di digitale e pellicola in questo segmento, e nel tempo ha testato alcune delle migliori macchine sul mercato pensate proprio per questo tipo di fotografia, a partire da alcuni modelli “storici” di Leica.

Abbiamo deciso di dare come limiti l’utilizzo solo del sensore e della app stock per scattare le foto fornita da Apple, utilizzando il solo filtro di bianco e nero “Mono” e il formato 1:1, cioè l’equivalente del 6×6 di storica memoria Hasselblad, che è poi diventato il formato di base sia delle Polaroid che negli ultimi anni di Instagram. Insomma, un test a tutta street.

Abbiamo scelto due campi di battaglia: una grigia Milano con tempo piovoso e praticamente invernale, e una San Francisco assolata e ancora più spettacolare del solito.

Il campione della fotografia di strada: iPhone 11 Pro

Le impostazioni del telefono

L’uso dell’iPhone 11 Pro con l’ultima versione del software – avevamo a bordo la beta pubblica e quindi già l’algoritmo con la tecnologia Deep Fusion per il miglioramento computazionale della qualità delle immagini – è stata molto semplice da configurare. Nella app Fotocamera basta selezionare la tab “Foto” e girare la freccia centrale in alto per far comparire il menu in basso con le opzioni per il flash, l’effetto Notte, le Live Photo, il formato dello schermo (abbiamo cambiato da 4:3 a 1:1), il timer per l’autoscatto e infine la selezione del tipo di filtro colore, che abbiamo selezionato per scegliere il filtro “Mono” (il terz’ultimo) anziché il “Normale”.

Fine delle configurazioni. Nei vari test su strada che Macity e numerose altre testate specializzate hanno messo alla prova il telefono come se fosse una macchina fotografica “normale”. Ma l’idea qui è di testarlo in un settore molto specifico, fatto di scatti rapidi e repentini, cambi di illuminazione, sfruttando inquadrature molto rapide. Lo scopo è massimizzare la maneggevolezza e “invisibilità” del telefonino, mentre il ricorso al formato quadrato, oltre a ricollegarsi al sapore nostalgico della pellicola 6×6, è anche un trucco per avere sempre l’inquadratura giusta scattando sia con il telefono in orizzontale che in verticale, abilitando in questo modo con più facilità l’uso dei pulsanti del volume per lo scatto, oltre al pulsante virtuale, adesso finalmente unico pulsante rotondo non più in competizione con il vecchio pulsante “Home” delle generazioni pre-X e pre–11.

La riquadratura dello spazio di scatto permette di vedere quel che succede fuori dall’inquadratura solo nella modalità x2, cioè di obiettivo “tele”, equivalente a un 52mm. Sia per il 26mm che per il 13mm infatti non c’è immagine attorno al nero dell’inquadratura e comunque abbiamo disabilitato la modalità “Acquisisci foto fuori dal riquadro” dal menu Fotocamera della app Impostazioni. Sempre in quella pagina abbiamo attivato lo scatto a Griglia e, nella voce “Mantieni impostazioni” abbiamo selezionato tutto (soprattutto per eliminare la riattivazione di Live Photo). Come Formato abbiamo scelto quello a Efficienza Elevata.

Il campione della fotografia di strada: iPhone 11 Pro

All’opera con il telefono

Scattare con il cellulare è diventato una pratica comune a tutti. Ma la cosa più interessante, una volta tolto il volume dello scatto per evitare che si avverta un sonoro “click” nei momenti meno opportuni, è data dal fatto che ormai tutti camminano o stanno seduti nei locali pubblici o in attesa alle fermate del bus tenendo il telefono in mano. Questo rende sostanzialmente invisibile chi ha in mano il suo iPhone, rispetto ad esempio a una macchina fotografica, per quanto piccola.

La possibilità di brandeggiare il telefono per il lato lungo, ruotando il polso e senza che il telefono appaia verticale e troppo evidente, aumenta moltissimo la facilità di scatto anche in ambienti popolati. La migliore street photography si scatta in posti assolati e con grandi palazzi, possibilmente grattacieli, non solo per avere sfondi adeguati ma anche per i tagli di luce con ombre nette e soggetti che entrano ed escono dal buio alla luce in maniera spettacolare. Sta poi ovviamente al fotografo saper cogliere l’attimo giusto per lo scatto, sempre ammesso che riesca a riconoscerlo.

L’iPhone qui ha evidenziato tre cose. La prima, meno piacevole, è il passaggio dalla modalità “lock” a quella di fotocamera azionando il pulsante virtuale in basso a destra, che è spesso imprecisa e in un paio di occasioni ci ha rallentato quanto è bastato per far fuggire la preda di un buono scatto. Passare dallo sblocco della schermata di lock per andare poi ad azionare la fotocamera è altrettanto se non leggermente più lento. Manca insomma un pulsante fisico configurabile per entrare in modalità fotocamera.

La seconda qualità questa volta positiva evidenziata dall’iPhone 11 Pro, con la cover in plastica trasparente originale di Apple e piuttosto dura, è l’estrema maneggevolezza. Nelle mani di un maschio adulto praticamente scompare e scatta fulmineo come un aspide. Essendo gli obiettivi, i tre sensori e il processore identici a quelli della versione Maxi, poco male se le immagini poi sullo schermo paiono più piccole: la risoluzione e la qualità sono le medesime.

Terza interessante qualità è l’affidabilità della app Fotocamera – quando è accesa non si impalla mai – e la durata della batteria, che permette di scattare come se non ci fosse un domani, senza mettere in ginocchio il comparto energetico dell’apparecchio. Sembra scontato, ma in passato non è stato sempre così.

Il campione della fotografia di strada: iPhone 11 Pro

Il triplete di Apple

Infine, una nota sui tre obiettivi, che sono forse esteticamente non un capolavoro ma che fanno molto bene il loro lavoro di metalmeccanici della fotografia. Il mix hardware e software di Apple, strettamente integrato, permette infatti di utilizzare il telefono come se fosse un minuscolo ma molto potente apparecchio professionale. C’è sempre chi sottolinea la capacità in ambito video di questo telefono, ma in realtà anche utilizzato al posto di una fotocamera professionale riesce a ottenere dei risultati interessanti o addirittura unici, a condizione che l’ambiente circostante sia quello adatto.

Abbiamo scattato di tutto: persone, mezzi, scorci, mezzi panorami. Lo abbiamo fatto privilegiando il momento decisivo dello scatto, e quindi spingendo sull’immediatezza dell’immagine, sacrificando la cura dell’inquadratura che può risultare sporca, inclinata, mossa. È voluto, perché porta il telefono al suo estremo. Il rischio, nelle mani di un normale fotografo semiprofessionale come chi scrive, è quello di trasformare gli scatti in banali istantanee fatte da qualcuno che non sa come si scatta. Invece, la tripla fotocamera del telefono non solo regge l’intenzione, ma permette di ampliarla offrendo ben tre obiettivi che danno la possibilità di ampliare o restringere il campo di lavoro in un attimo.

Fa anche qui molto bene l’ergonomia della app Fotocamera di Apple che, pur avendo un telefono praticamente privo di comandi meccanici a parte il pulsante di scatto del volume, ha una pulizia e semplicità tali da consentire l’uso dei comandi software sullo schermo senza problemi o indecisioni, a patto però di essere abbastanza precisi e non sbagliare con le ditone a selezionare l’obiettivo giusto oppure a modificare l’esposizione toccando lo schermo e poi trascinando verso l’alto o verso il basso il livello a destra del quadrato della messa a fuoco ed esposizione.

In conclusione

Se c’erano dubbi che un giorno il telefono ci avrebbe fatto lasciare a casa la macchina fotografica, ebbene è arrivato il momento di farli passare. Certo, ci sono circostanze e momenti in cui una reflex di qualità, full frame, con obiettivi molto luminosi e capaci di geometrie ottiche particolarmente performanti, sono superiori. Ma ce ne sono altri in cui è il telefono a fare la parte del leone, sia per la sua velocità di esecuzione che per la leggerezza, la memoria, la resa e la capacità di riuscire a muovere e condividere immediatamente tutte le immagini che si vogliono.

Il primo approccio e poi le recensioni di questo telefono (e della versione 11 non Pro) da parte della redazione di Macity sono state ovviamente molto positive perché, alla faccia di chi ritiene che Apple non sia innovativo e che l’iPhone 11 nelle sue tre incarnazioni nasca “vecchio”, questo è un grandissimo apparecchio destinato a segnare un ulteriore passaggio prima della migrazione al 5G. C’è da aggiungere però un passaggio.

Il comparto fotografico è eccezionale, al suo massimo e con una fortunatissima e potente sintesi tra foto computazionale e ottica tradizionale. È il digitale oltre la soglia alla quale le vestigia del passato analogico hanno relegato le macchine fotografiche reflex e mirrorless che vengono vendute oggi. Siamo davanti alla concorrenza in maniera importante e altrettanto davanti alla maggior parte degli usi di una macchina fotografica digitale tradizionale. Vi sembra eccessivo? Secondo noi, no.

Possiamo invece dire che questa è davvero un’epoca molto stimolante per la fotografia, che Cartier-Bresson oggi avrebbe sicuramente in tasca un iPhone 11 Pro e soprattutto che l’utilizzo di fotocamere digitali di pregio e di valore richiede ormai situazioni ed esigenze molto particolari, non più per la maggior parte di chi vuole scattare anche a livelli buoni o alti. Insomma, il mondo è davvero cambiato.

Per maggiori informazioni su iPhone 11/Pro/Max trovate un lungo approfondimento qui. Di seguito invece trovate la recensione di iPhone 11 e la recensione di iPhone 11 Pro/Max.

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